" Precious". La recensione

Claireece “Precious" Jones (Gabourey Sidibe) è una ragazza di sedici anni che abita nel ghetto di Harlem degli anni ’80. Obesa e semianalfabeta, Claireece è incinta per la seconda volta di suo padre e vive con la madre Mary (Mo'Nique), che la maltratta e la umilia di continuo. Derisa ed emarginata da tutti trova rifugio solo nella sua fantasia. Ma quando viene espulsa dalla scuola per via della sua seconda gravidanza, Preciuos non si da per vinta ed accetta di trasferirsi in una scuola alternativa. Nel corso di alfabetizzazione di Ms.Rain (Paula Patton), inizierà il suo difficile percorso per accettarsi e “riabilitarsi” nella società.

Presentato (e premiato) nel 2009 al Sundance Film Festival e vincitore di due statuette agli Oscar 2010 (per la miglior sceneggiatura non originale e alla miglior attrice non protagonista) Precious è il secondo lungometraggio del produttore/regista Lee Daniels. Il film è tratto dal romanzo “Push - La storia di Precious Jones” della poetessa Sapphire. Un soggetto estremo, crudo, che per ammissione del regista è stato adattato ad un linguaggio cinematografico meno “hardcore” ma che ne mantiene l’impatto emotivo.
Un “American Dream” sporcato di fango, declassato, una storia di formazione dove la rivalsa è solo un riacquistare la dignità, un passaggio da un’orribile adolescenza ad un mondo adulto di responsabilità che non da alcuna certezza.

Daniels mette in scena il suo documentario “neorealista”, dove i personaggi appaiono struccati, messi in primo piano (le popstar Mariah Carey e Lenny Kravitz sono irriconoscibili) e in un certo senso umanizzati, anche se studiati e necessari (Mary è “l’antagonista” e Ms. Rain “la salvatrice”). A questa visione “reale”, si alternano sequenze oniriche e kitsch di fuga dalla realtà (Precious sogna di essere con la madre nel film “La ciociara” per citare il neorealismo): una vena ironica che allenta la tensione.

Gabourey Sidibe (al suo debutto cinematografico) è una forza della natura. Non la vediamo recitare ma semplicemente essere Precious. La sua presenza fisica invade lo schermo, ci avvolge e ci trasmette empatia: una ragazza che lotta per essere accettata per quella che è, senza sognare di essere diversa, ma sognando un mondo diverso. La sua ostinazione nell’andare avanti, il suo essere immune al dolore, la rendono a suo modo un’eroina.
Mo'Nique premiata con l’Oscar, interpreta magistralmente il ruolo della madre di Precious, Mary.
Personaggio complesso e vero antagonista, una strega che ripiega nella cattiveria il suo dolore (e quindi rivela un lato umano): sta invecchiando da sola, prova invidia e gelosia per quella figlia che non ha saputo proteggere, quella figlia che le ha “rubato l’uomo”.

Nonostante la vicenda sia imprescindibile dal tessuto sociale in cui si sviluppa, il film non va visto come una semplicistica critica al modello del welfare americano, o condannato per gli stereotipi sui neri e la famiglia di colore: Precious sfrutta questi elementi per raccontare una storia di dolore, umanità e coraggio, una “preziosa” lezione di vita. ( Fonte: www.cinemalia.it)

Autore: Marco Aresu

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