Poverta', nell’area indiana una bambina costa meno di 200 euro

La disperazione dell’area adiacente all’India, che comprende anche Nepal, Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka, rischia un drastico peggioramento dovuto all’aumento inarrestabile della povertà e del dislivello sociale tra classi. Le recenti inondazioni e l’ormai certa carestia sono drammi che si aggiungono al già lungo elenco, quasi shoccante, che ogni anno viene accolto con indifferenza da quasi tutto il mondo occidentale. Ad ottobre, grazie al duro lavoro della Oxford Poverty and Human Initiative, sarà disponibile un elenco preciso delle peggiori nefandezze compiute dallo strozzinaggio dei paesi disperati del terzo mondo.

 

Nonostante le costose (e inutili) campagne lanciate negli scorsi anni sulla necessità di un livellamento dei salari e sulla lotta indefessa alla tratta schiavistica e minorile, la ricerca britannica ci mostra dati e tariffe a dir poco allarmanti. Alla difficile gestione della popolazione affamata spesso si aggiungono governi corrotti o servi di potenze straniere, che molte volte chiudono un occhio su realtà e tragedie impensabili per lo stile di vita a cui siamo abituati.

 

Merita particolare attenzione la tratta delle bambine, che coinvolge i già citati paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano. I bordelli delle megalopoli indiane o pakistane, spesso città che superano i dieci milioni di abitanti, sono pieni di giovani donne letteralmente comprate da zone poverissime come le campagne o le aree montane. Una ragazzina mediamente può costare dai 100 ai 200 euro, e nulla più. Per contrastare il fenomeno, i governi prevedono pene tra i cinque e i dieci anni per chi lucra su tale tratta. Ma spesso i bordelli sono colmi di funzionari e burocrati, di agenti e di industriali, che di sicuro non hanno interesse a rallentare un trend che purtroppo fa comodo a tutti. ( Fonte: wwwvoceditalia.it)

Autore: Alessandro Gatta

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