Povertà e ricchezza, il divario cresce

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1389959049.jpgOvviamente, per fare che povertà e ricchezza crescano insieme, occorre che la povertà raggiunga un maggior numero di individui mentre la ricchezza si accumuli contemporaneamente nelle grinfie di pochi. Ciò non è matematico, perché la casistica potrebbe contemplare anche altre ipotesi, ma questo è proprio ciò che sta accadendo con sempre maggiore evidenza in questo inizio di terzo millennio e ... se il buon giorno si vede dal mattino, quello che lasciamo alle future generazioni fa semplicemente orrore.

Non per i pochi che arricchiscono però. Quelli invece che devono percorrere la scala del benessere sociale a ritroso, per loro è persino peggiore di chi nasce già povero.

Tuttavia questo non sembra essere per niente un problema per i politici italiani, troppo impegnati come al solito nelle solite beghe politiche tese come sempre a conservare il proprio potere e i propri privilegi.

I più corretti si preoccupano di come dotarsi di una nuova legge elettorale che consenta loro di lavorare tranquilli per cinque anni senza il pericolo di essere mandati a casa anzitempo, gli altri nemmeno quello, perché l’unica preoccupazione è quella di non essere spediti a casa subito, perché con qualsiasi legge elettorale, finito il bipolarismo che ha trasformato il corpo elettorale in due tifoserie con diritto di voto, la gente che non ne può ha creato un terzo polo: quello che preferisce starsene a casa per evitare la nausea delle urne, che quando riescono a cambiare qualcosa, cambiano in peggio.

L’Italia è sprofondata in un pantano pericolosissimo dal quale o se ne esce subito o non se ne esce più. Ma loro non vedono niente al di fuori dei loro precisi interessi. Anzi cercano ancora di ingannare le persone facendo credere che la crisi sta per finire. Ma dove? Che cosa sta per finire? L’unica cosa che certamente finirà continuando su questa strada sono i soldi nelle casse statali, che ormai non riescono più a essere riempite nemmeno da una tassazione record, dato che comunque le entrate fiscale sono in regresso essendoci sempre meno persone in grado di pagarle, quelle tasse. E i circa 40-50 miliardi di euro che da quest’anno si dovranno pagare per star dentro nel “Patto di (de)stabilità”, dove li trovano ? Non ne parlano, perché probabilmente non lo sanno nemmeno loro.

Però non si dimenticano mai di vantare lo “spread” sui bond tedeschi che finalmente ha raggiunto un livello di tranquillità. Infatti adesso paghiamo sul nostro debito, che e’ circa una volta e mezzo di quello tedesco “solo” il doppio circa di tasso di interesse.

Dato che circa il 70% del nostro debito pubblico è attualmente sottoscritto da investitori italiani, quello che succede in realtà e’ che questa crisi sta semplicemente togliendo ai poveri per dare ai ricchi.

Anche qui in America succede qualcosa del genere, con i ricchi che diventano sempre più ricchi e la classe media che scivola sempre più in basso. Uno studio del prof. Sheldon H. Danziger, della Università del Michigan (Sheldon H. Danziger: Home - University of Michigan) in uno studio comparativo ha rilevato che mettendo a confronto la decade degli anni 60 con la prima decade del nuovo millennio, non solo si ha un minore tasso di crescita nel PIL, ma anche il tasso della disuguaglianza redistributiva della ricchezza è in continua crescita. Negli anni 60 la fascia dell’1% dei più ricchi si prendeva il 10.5% della ricchezza prodotta, nella prima decade 2000 si prendono già il 20,7%, praticamente il doppio, ma e’ una tendenza in rapido progresso (nonostante gli ultimi 5 anni siano stati di presidenza “progressista”. Se ci fossero stati gli altri sarebbe andata certamente peggio).

Tuttavia negli Usa la gente e i media appaiono almeno essere un po’ più svegli che in Italia su queste cose. Di questi tempi sono già in molti i giornali, le riviste e i commentatori che denunciano la crescente disuguaglianza, paragonandola persino ad un Robin Hood alla rovescia. In Italia invece non ne parla nessuno, eppure c’e’, ed è probabilmente ancor più concentrata in questi ultimi tre-quattro anni. E crescerà ancor più nei prossimi anni.

In termini macro-economici ci sono tre fattori che giocano non solo contro l’Italia, ma contro tutti i paesi occidentali cosiddetti ricchi.

I tre fattori sono: la tecnologia avanzata (robot ecc.), il liberismo economico (speculazione a ruota libera), l’austerità (che colpisce soprattutto la classe reddituale media).

La tecnologia avanzata distrugge ogni anno mano d’opera a milioni, creando nei paesi ex industrializzati sacche di disoccupazione che, senza interventi straordinari, sarà impossibile assorbire. Questi soggetti sono condannati alla povertà.

Il liberismo economico cancella tutti i confini e tutte le protezioni che nel secolo scorso avevano consentito la crescita economica dell’occidente. Oggigiorno non c’e’ al mondo nessun paese ex industrializzato che riesca ad avere una crescita capace di riassorbire interamente la disoccupazione creata nei 5 anni di recessione.

L’austerità, che già da sola è una idiozia quando e’ attuata in periodo di crisi perché toglie le risorse necessarie alla ripresa, mettendola poi combinata con l’ingessatura economico-finanziaria disposta da chi comanda in Europa, riesce a creare una situazione da prigionieri costretti ad assistere impotenti mentre qualcuno saccheggia la nostra casa.

Qualcuno vanta il fatto che ancora ci sono in Italia imprese “gioiello” capaci di competere a livello globale. Tanto di cappello! Ma e’ come se fossimo su una barca che ormai fa acqua da tutte le parti. Invece di chiudere i buchi ne aprono di nuovi sempre più grandi (vedi accordi trans-atlantici e trans-pacifici per la libera circolazione di prodotti e capitali).

Per quanto ancora riusciranno i pochi nostri imprenditori non colpiti dalla crisi essere ancora competitivi in questo mondo globalizzato?

E per quanto ancora riusciranno i nostri lavoratori precari a sopportare i ricatti, lo sfruttamento e l’emarginazione di una situazione che li vede costretti a pagare interessi profumati (attraverso le mille imposizioni statali) a chi è già straricco mentre loro non possono risparmiare proprio nulla perché non riescono nemmeno ad arrivare a fine mese.

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