Povero Veneziani, fare satira per un satiro...

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/cultura/marcvenez_200_200.jpgL’insigne pensatore Marcello Veneziani dispensa la sua sapienza ai lettori de il Giornale in una rubrica che si intitola “Cucù”. È quello che gli rimane dopo aver fondato (e poi affondato) due settimanali. E dopo essere passato per il cda Rai senza aver lasciato traccia di sé: al massimo l’impronta delle sue filosofiche terga sulla poltrona della stanza dei b(a)ttoni. Ah, che tempi! Nella stanza dei b(a)ttoni , l’illustre filosofo ci si trovava a suo agio. Capirete, se vieni da Bisceglie, e ti ritrovi all’improvviso in mezzo ad aspiranti (in senso metaforico e figurato) soubrette, come minimo perdi un po’ la testa.

Così i riccioli di Marcello si fecero vezzosi. E cominciò a scrivere libri altrettanto vezzosi. Leggerli era una meraviglia. Erano leggeri, leggeri, leggeri. E dissetanti. Come la Ferrarelle. Con l’unica differenza, però, che la Ferrarelle costava 50 centesimi.

Nella deriva vezzosa del pensiero marcelliano c’è chi sospetta possa esserci stato l’influsso di una catastrofe comico-storica, come il famoso incendio della sua biblioteca, appiccato, sembra, dalla consorte del filosofo, per motivi che rimangono misteriosi. I (pochi) fan del pensatore sostengono che in realtà c'è stata la mano dei servizi segreti del Burkina Faso al fine di sabotare l’Italia berlusconiana, considerata un pericoloso concorrente per la leadership sui Paesi del Quarto Mondo.

Comunque sia di ciò, il vezzoso filosofo non voleva lasciare i piani alti (e le parti basse) di viale Mazzini. E, quando lo hanno messo alla porta, ha promesso vendetta. Il suo livore lo scarica da allora contro mezzo mondo. In particolare contro il suo ambiente politico di provenienza. E in primo luogo contro Gianfranco Fini. Al colmo della sua ira, il Marcello furioso usò qualche anno fa il termine “destraccia”.

La cosa non può che far piacere al suo nuovo padrone, B., che la “destraccia” l’ha creata per davvero. A B. il prode Marcello offre oggi i suoi servigi, grazie anche ai buoni uffici del Conte Nosferatu, che gli amici chiamano Sallusti.

Sic transit gloria mundi. A trent’anni, il pensoso Marcello era la riverita promessa della cultura di destra. A cinquantasei, si ritrova a fare misera satira per conto di un vecchio satiro. Che, della parola cultura, ama solo la radice e getta la desinenza.

Il Feroce Salatino

( Fonte: www.ilfuturista.it)

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