Pornografia politica - di Nestor Fernandez

http://carlopizzati.files.wordpress.com/2013/05/the-garden-of-earthly-delights-by-hieronymus-bosch-1.jpg“ E' la seconda giornata di consultazioni”, ripetono con voci tremule opinionisti noti e meno noti, ma ugualmente omologati, di televisioni e radio.
Il fattaccio è noto a tutti.
Il demo (povero) cristiano Letta nipote, detto Enrichetto il kuwaitiano dopo il viaggio questua da quelle parti, è stato fatto sloggiare da Palazzo Chigi dal demo (sfrenato ambizioso, per sua stessa ammissione...) cristiano, Matteuccio Renzi, alias Renzie Fonzarelli, nuova icona dei ciuffi gelatinati e dei pelati gelatinosi dello Stivale.
Puparo e pupo, ancora una volta, il monarca novantenne Giorgio Napolitano, becchino dell'urna (elettorale...stiano tranquilli i “poliziotti” in servizio permanente effettivo del web) e del terzo governo di fila, eletto nell'aprile scorso dal monoblocco dei partiti intercambiali d'aula, con 738 voti (la maggioranza richiesta era di 504).
L'uomo che, giusto per far capire il livello di credibilità e di coerenza dei figuranti della partitocrazia di casa nostra, Silvio Berlusconi il decaduto, il giorno dell'elezione bis, ringraziava “per lo spirito di servizio e per la generosità personale e politica con cui ha accettato di proseguire il suo impegno e la sua opera in un contesto tanto difficile e incerto”.
Centotrentasei i fucilieri piddini incaricati di portare a termine l'esecuzione del governissimo delle incompiute.
La maggioranza della direzione di un partito non legittimato dalle urne a governare, ergo minoranza di fatto, nominata con bizantinismi di segreteria sulla base delle risultanze “interne” di primarie a dir poco chiacchierate, con accuse di brogli tra i contendenti, che hanno visto la partecipazione di circa tre milioni di persone.
Un'altra minoranza, appunto, che ha deciso per tutti. E su delega al quadrato.
Il pupo novantenne, non bisogna essere cervelloni per comprenderlo, suona e canta lo spartito draghiano, quello caro alla Bce e al Fmi.
Tra chi pretende che a decidere siano i trentamila di un sito web e chi intende per corpo elettorale i tesserati di un partito solo, emerge in maniera chiara ed inequivocabile una cosa che su queste colonne abbiamo scritto spesso e volentieri: votare, a queste condizioni, non serve a nulla.
Scegliere tra “scelti” da altri sulla base di criteri tutt'altro che meritocratici, è non scegliere. Il sindaco da copertina che si appresta a diventare il più giovane premier d'Europa, è l'ennesima dimostrazione dell'applicazione di tale metodo.
Dopo Rigor Montis ed Enrico “palle d'acciaio”, al popolo bue, sempre più depresso e deprimente, viene furbescamente calato dall'alto un lupo (ultraliberista) allevato in batteria, dalle “fattezze” (è un caso?) familiari e rasserenanti: parlantina da sapientino da bar, zeppola, pancetta da medio borghese, passione per il calcio, smart d'ordinanza, sorriso plastico e citazioni da rotocalchi e film.
Si cambia tutto (nella forma), per non cambiare nulla (nella sostanza).
Le uniche novità saranno costituite da peggioramenti della situazione. I quattro italiani su dieci che non hanno un lavoro, continueranno a non averlo e quella famiglia su quattro che vive in condizioni di disagio economico, continuerà a vedersela brutta.
E presto, saranno anche in buona (si fa per dire...) compagnia.
A chi ancora si illude, ci permettiamo di indirizzare questa riflessione, sempre attualissima, di tal Giuseppe Mazzini: “Finché, domestica o straniera, voi avete tirannide, come potete aver patria? La patria è la casa dell'uomo, non dello schiavo”.
Tutto il resto, annessi, fessi e connessi, è solo pornografia politica.
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