Pomodoro ancora in crisi

La campagna 2010 del pomodoro si era preannunciata fin dall’inizio difficile.
I prezzi siglati sui contratti di coltivazione, mediamente in calo del 12-15% rispetto al 2009, le difficoltà climatiche in fase di trapianto, la forte pressione cinese sui mercati e alla conseguente riduzione del prezzo dei derivati.

 

Dopo tre anni di disaccoppiamento parziale, finalizzati, a parole, a costruire la filiera, ci si ritrova ancora, come nelle peggiori annate, al balletto del rinvio o del rallentamento dei carichi, al pomodoro lasciato in campo, al rischio di non raggiungere le rese minime previste dalla normativa nazionale, con la conseguente perdita del diritto alla parte accoppiata del premio, a livelli di prezzo inferiori al 50% di quanto pattuito.

Ma come? Sono passati tre anni e nulla è cambiato? E le dichiarazioni, gli accordi sottoscritti, la filiera, le sfide future?

Come sostenne Coldiretti all’epoca, era meglio disaccoppiare subito totalmente, in modo tale che i nodi venissero immediatamente al pettine, senza aspettare tre, lunghi, inutili anni.

 

E’ possibile che, quando il prodotto scarseggia, tutto ciò che assomiglia ad una bacca di pomodoro, di qualunque colore e consistenza, va bene, mentre quando c’è disponibilità più che sufficiente, anche il rosso ha una brutta faccia?  E’ possibile che venga utilizzato come metodo persuasivo il ritardo nei ritiri in modo da rammollire volontà e prodotto? Indubbiamente c’è anche un problema di programmazione, resa difficile dalle piogge che hanno determinato una eccessiva concentrazione dei trapianti, rendendo oggettivamente difficile la raccolta in certi periodi, ma resta il fatto che a fronte di un obiettivo di 46-48 milioni di quintali, si sono stipulati contratti per 62,2 milioni di quintali.

 

Ma al di là dei problemi di gestione e di politica agraria, intesa come Pac, l’elemento che sembra emergere, con preoccupante diffusione nel centro-sud, è il mancato rispetto dei contratti, in termini di quantità dei ritiri, di valutazione della qualità del prodotto, di prezzo. Agea ha ribadito la possibilità, nel caso che il trasformatore che li ha sottoscritti non sia in grado di adempiere ai propri obblighi,  di cessione, anche parziale, dei contratti ad altri trasformatori.

 

Sempre Agea ha evidenziato che, in caso di valutazione del prodotto consegnato non congrua o nel caso di mancato pagamento del corrispettivo pattuito sui contratti, già dalla campagna in corso è possibile ritirare il riconoscimento all’impresa di trasformazione con efficacia immediata. Ma i due meccanismi, al di là di qualche caso specifico, non sembrano sufficienti.

 

C’è poi il problema  relativo al raggiungimento delle rese minime (70% della resa media regionale),  che deve essere assolutamente affrontato, perché le imprese agricole rischiano, a causa della negligenza di qualche industria, di avere perdite per il pomodoro non raccolto e di non riuscire a raggiungere la resa minima necessaria per ottenere la parte accoppiata dell’aiuto.

Oltre ai danni economici che si potranno registrare per questa campagna, vi è poi un problema di prospettiva: con quale fiducia si potranno andare a sottoscrivere contratti per il 2011, con soggetti che non hanno rispettato gli accordi nel 2010?

 

Per discutere e risolvere questi problemi, da più parti, istituzionali e non, è stato richiesto al ministro Galan di convocare un apposito tavolo che si è riunito lunedì 30 agosto.

Alla conclusione di un vivace dibattito tra le rappresentanze delle diverse parti (Oo.Pp., Cooperazione, Unioni, Industriali e Regioni) sulle difficoltà della presente campagna, sul mancato rispetto dei contratti, sulle problematiche legate all’erogazione del premio accoppiato, il Mipaaf ha delineato le seguenti conclusioni:

 

-la Task-force istituita per aumentare i controlli nel settore, soprattutto in relazione alle importazioni di pomodoro dalla Cina, continua il suo lavoro, coinvolgendo anche in ministero della Sanità;

-la parte industriale è stata fortemente invitata al rispetto dei contratti sottoscritti, sia in termini di prezzo che di quantità, a tal proposito verrà convocata, per fine campagna, una riunione volta ad esaminare i casi di non rispetto e ad accertare le responsabilità;

-prima della prossima campagna verrà definito dal ministero una forma di contratto a cui attenersi, onde evitare, che vi possano essere contratti in cui non sono indicate le penalità da applicarsi per il mancato rispetto degli accordi;

-verrà portata in consiglio dei Ministri e supportata politicamente a Bruxelles la proposta italiana di un regolamento comunitario che definisca l’obbligo di etichettatura dell’origine del pomodoro utilizzato nei trasformati;

-continua il monitoraggio della problematica relativa all’obbligo di conferimento del 70% della resa media regionale per il conseguimento della parte dell’aiuto accoppiata; non è prevista una deroga generalizzata, ma potranno essere presi in considerazione singoli, circostanziati, motivati casi di mancato conferimento.

 

Rimane l’amara sensazione di rapporti troppo spesso improntati al “mordi e fuggi”, rapporti che non possono certo rappresentare il futuro nel nuovo regime che, grazie al disaccoppiamento totale, potrà permettere alle imprese agricole di operare scelte diverse, premiando i trasformatori corretti e lasciando senza pomodoro chi non ha operato correttamente nel 2010. ( Fonte: www.ilpuntocoldiretti.it)

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