Petrolio sversato nel Mare del Nord. E le trivellazioni si moltiplicano

http://www.informasalus.it/data/foto/p/petrolio-sversato-nel-mare-del-nord-e-le-trivellazioni-si-moltiplicano_1634.jpgNel 2010 la fuoriuscita di 5 milioni di barili dal Pozzo Macondo della piattaforma ocenica Deepwater Horizon della BP, di fronte alle coste della Louisiana (nella foto). Ad agosto 2011 la scoperta, nel giro di pochi giorni, di due falle negli impianti della stazione estrattiva Gannet Alpha, a 180 chilometri dalla costa scozzese di Aberdeen, nel Mare del Nord.

 

Puntuali le rassicurazioni di Shell per una rapida riparazione dell’avaria per bocca di Glen Cayley, direttore tecnico delle attività di esplorazione e produzione del gruppo petrolifero in Europa. Ma se una rondine (o una perdita di greggio in mare) non fa primavera, due magari sì.

 

E il fatto che la seconda perdita sia più importante e sia in un punto poco accessibile a causa della fitta vegetazione sottomarina e della profondità (244 metri), ha stimolato un nervo scoperto dell’opinione pubblica britannica e del primo ministro David Cameron. Tra il 10 e il 16 agosto sono finite in mare almeno 216 tonnellate di petrolio: non paragonabili all’inquinamento BP del 2010 né alle oltre 85 mila tonnellate di petrolio sversate dalla petroliera MV Braer che, il 5 gennaio 1993, si arenò sulle coste scozzesi delle isole Shetland per poi spezzarsi nel mare in tempesta.

 

Ma gli avvistamenti di uccelli ricoperti di greggio già ci sono e Steve Harris, responsabile della comunicazione esterna del ramo europeo di Shell, ha rivelato al quotidiano The Scotsman che occorreranno settimane per riparare la falla. E se Greenpeace chiede una moratoria nella concessione di autorizzazioni all’esplorazione ed estrazione di greggio nei mari scozzesi e WWF mette in dubbio le capacità delle società petrolifere di gestire tali crisi, Goletta Verde di Legambiente ha indagato la situazione della trivellazione marina in Italia: 25 i permessi di ricerca rilasciati al 31 maggio 2011 per trovare idrocarburi sui fondali marini, per quasi 12 mila km quadrati di mare (circa 30 mila km quadrati sommando le aree per cui sono state avanzate richieste per attività di ricerca petrolifera).

Autore: Corrado Fontana

Fonte: Valori - Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità

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