Perquisito il Giornale: ecco la "macchina del fango"?

Quando, qualche settimana fa, si era parlato di “dossieraggio” da parte del Giornale contro il presidente della Camera, molti avevano reagito con stizza e indignazione: “Ma quale dossier, quello è giornalismo di inchiesta bello e buono, e anche di ottimo livello”.

 

Pare non sia così, con buona pace dei feltriani duri e puri. La perquisizione della sede del quotidiano della famiglia Berlusconi di oggi è la ciliegina sulla torta di un giornalismo vissuto spericolatamente. A farne le spese, stavolta, sarebbe stata Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria e rea, quale oltraggio!, di aver criticato l'azione del governo.

 

Questi i fatti: la Marcegaglia, il 15 settembre, rilascia un'intervista al Corriere, nella quale avanzava critiche sull'azione di governo e stigmatizzava le lotte personali e la campagna di stampa contro Gianfranco Fini. Passano giusto ventiquattro ore e la macchina del fango è già pienamente operativa. Nicola Porro, vicedirettore e penna di punta, invia un sms a Rinaldo Arpisella, responsabile dei rapporti con la stampa della Marcegaglia: «Ciao Rinaldo, domani super pezzo giudiziario sugli affari della family Marcegaglia». E per far capire ancora meglio il messaggio, Porro ribadisce la posizione del Giornale allo stesso Arpisella il giorno dopo: «Adesso ci divertiamo per venti giorni. Romperemo il cazzo alla Marcegaglia come pochi al mondo». E poi la frase chiave, che apre un mondo sul metodo giornalistico del Giornale: «Abbiamo spostato i segugi da Montecarlo a Mantova».

 

Ecco, i “segugi” potevano prendere finalmente una pausa dall'affaire monegasco per colpire un'altra voce irriguardosa nei confronti del capo.

 

Arpisella corre ai ripari e contatta Mediaset, chiedendo l'intervento diretto di Fedele Confalonieri. Detto fatto: il numero 1 del biscione interviene e la macchina intimidatoria si ferma. Ma evidentemente a via Negri non sono del tutto soddisfatti: vogliono un “accordo” con Emma Marcegaglia, un modo per uscire dalla vicenda in maniera “vantaggiosa”. Lo dice ancora Porro, in una conversazione successiva: «Dobbiamo trovare un accordo perché se no non si finisce più qui... La signora, se vuole gestire i rapporti con noi, deve saper gestire... Quello che cercavo di dirti è che dobbiamo cercare di capire come disinnescare in maniera reciprocamente vantaggiosa, vantaggiosa nel senso diciamo delle notizie delle informazioni della collaborazione no...».

 

Ma il tentativo di “accordo vantaggioso”, a quanto pare, è stato scoperto dagli inquirenti che con la perquisizione di oggi gettano davvero un'ombra sinistra su un quotidiano dalla storia rispettabile, fondato da Indro Montanelli e per decenni unico baluardo di una borghesia che non voleva più nascondersi. Da Montanelli ai dossier, dunque, la parabole del Giornale è ormai evidente a tutti. E Porro e Sallusti sarebbero indagati per concorso in violenza privata. Alla faccia del giornalismo di inchiesta di alto livello.

 

La chiosa finale, che mette insieme un anno di giornalismo-spazzatura, la lasciamo a una dichiarazione di Flavia Perina, direttore del Secolo d'Italia e parlamentare di Futuro e Libertà: «Anziché scagliarsi pregiudizialmente contro la magistratura, sarebbe bene se qualcuno nel Pdl riflettesse sul fatto che quel che oggi è ipotizzato contro la Marcegaglia, cioè una campagna di denigrazione attraverso dossier, il Giornale lo ha già fatto nei confronti di Boffo e di Fini. Evidentemente qualcuno perde il pelo ma non il vizio». Già.

( Fonte: www.ffwebmagazine.it)

Autore: Domenico Naso

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