Perché voler cambiare questa realtà?

http://www.scienzaeconoscenza.it//data/img_articoli/w300/cambiare-la-realta.gif“La realtà che vivi è una delle tante possibili: se non ti piace quel che ti circonda è perché è giunto il momento di spostarti in una realtà, che ti piaccia di più. Una realtà che a te non piace, magari è utile e funzionale per altri. Volerla cambiare è presunzione; è come cambiare una trasmissione tv dipingendo sullo schermo. Cambia canale e fai prima.”

La frase sopra riportata è di un mio vecchio amico, Cinabro Zady. È una bella frase: molto azzeccata, che qualche giorno fa Zady ha scritto su facebook per commentare un post, forse uno dei soliti post lamentosi, non ricordo… Penso che sia riuscito, come poche ed efficaci parole, ad inquadrare molto bene una questione che mi sta molto a cuore, di cui ho molte volte parlato nelle mie conferenze, ma che spesso tendo a dare per scontata, anzi a volte me ne dimentico, e che ora, cogliendo la sincronica imbeccata, intendo riprendere e approfondire, anche per chiarire la mia posizione su certe questioni, idee e progetti.
Io parlo sempre di “vibrare altrove”. Sarà persino il titolo del mio prossimo libro! Il concetto è sicuramente vicino a quello del Transurfing di Zeland, molto letto e poco capito, così come tipico dell’esoterismo orientale, ma anche occidentale se pensiamo al misticismo, fenomeno ed esperienza ben lungi dall’essere semplicemente astratta. “Vibrare altrove” significa, in estrema sintesi, produrre quella metamorfosi, dentro così come, naturalmente, fuori di sé, che porta l’essere umano a permeare altri piani del possibile, piani interiori ma, per naturale riflesso, piani della realtà che va manifestandosi per la sua esistenza. Senza brama.
Non sono cose nuove. Ma cerco nuove parole per dirle e per… entrarci dentro davvero.
Se crediamo, capiamo, scegliamo, raccontiamo ad altri di credere, essere o, per lo meno, di voler essere in sintonia con la conoscenza spirituale (esoterica, iniziatica, mistica, magica, chiamiamola come vogliamo), significa che scegliamo, o dovremmo scegliere, un preciso paradigma (o forse l’assenza di paradigmi), comunque ben diverso da quello che, per intenderci, potremmo definire il paradigma “ordinario”, ovvero tipico di questa realtà attuale, che percepiamo come sempre più angusta e di cui, in fin dei conti, non siamo contenti, ci lamentiamo, alla quale vogliamo ribellarci in qualche modo.

Fonte: www.scienzaeconoscenza.it

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