Pensioni: per i giovani sarà pari al 70% dell’ultimo stipendio ma…

http://www.donatasartor.it/matteo/wp-content/themes/isotherm/thumb.php?src=http://www.donatasartor.it/matteo/wp-content/uploads/2010/03/giovani1.jpg&h=300&w=598&zc=1&q=80Si andrà in pensione più tardi ma forse con qualche euro in più. Il pesante allungamento dell’età minima per lasciare il lavoro, conseguente alle riforme più recenti, farà sì che l’importo della pensione non sarà così basso come si è stimato finora: potrà essere pari al 70% dell’ultimo stipendio per un lavoratore dipendente e del 57% per un parasubordinato. È l’effetto del metodo di calcolo contributivo che si applica a chiunque abbia cominciato a lavorare dopo il 1995: più anni di contributi si versano, più tardi si va in pensione, e più si prende.

 

Come spiega Enrico Marro per il Corriere della Sera, bisogna rivedere il discorso che si è sempre fatto sul contributivo che falcidiava le pensioni, riducendo il tasso di copertura rispetto all’ultimo stipendio a circa la metà dello stesso. Questo era vero fino a quando l’età pensionabile era rimasta più o meno la stessa di prima: 58-60 anni per la pensione di anzianità (con 35 anni di contributi) e 65 per quella di vecchiaia (60 per le donne). Ma la situazione è molto cambiata per chi comincia a lavorare oggi.

 

I giovani non potranno andare in pensione prima di aver raggiunto 65 anni e 3 mesi se avrà i 35 anni di contributi necessari per la pensione anticipata, senza differenze tra uomini e donne. Altrimenti dovrà attendere fino a 69 anni e 3 mesi. Sarà infatti questa l’età di pensionamento di vecchiaia richiesta nel 2046, per effetto di tre misure: finestra mobile (la pensione decorre con ritardo di 12-18 mesi rispetto alla maturazione dei requisiti), aumento a 65 anni dell’età di vecchiaia per le donne e adeguamento automatico ogni tre anni dell’età pensionabile alla speranza di vita.

 

Il risultato è che anche le pensioni di vecchiaia avranno alla fine almeno 35 anni di contributi alle spalle. Di qui la necessità di rifare i calcoli sul tasso di copertura. Ad esempio una persona che comincia a lavorare oggi a 34 anni e andrà in pensione nel 2046 dopo 35 anni di lavoro dipendente prenderà il 70% dell’ultimo stipendio. Che si riduce al 54% per un lavoratore autonomo (ma questi versano all’Inps il 20% contro il 33% dei dipendenti). Anche ipotizzando il caso di un precario che restasse tale per tutta la vita lavorativa, la conclusione è che andrebbe in pensione con un assegno pari al 57% dell’ultima retribuzione. ( Fonte: www.blitzquotidiano.it)

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