Pensioni indegne

Quasi un pensionato su due (46%) percepisce una pensione mensile inferiore a 500 euro; tre su quattro invece hanno un assegno inferiore a 1.000. E’ il quadro malinconico presentato dal rapporto dell’Istat sul nostro sistema pensionistico

 

Nel 2008 in Italia, quasi tre pensioni su quattro presentano un assegno mensile inferiore ai 1.000 euro mentre solo il 7,5% supera i 2.000 euro al mese. Il 45,9% delle pensioni ha importi mensili inferiori a 500 euro e il 26% ha importi mensili compresi tra 500 e 1.000 euro.

 

Questo è quanto emerge dal rapporto dell’Istat sul nostro sistema pensionistico. Sempre nel 2008, poi, sono state erogate 23,8 milioni di prestazioni pensionistiche previdenziali ed assistenziali, per un importo totale di 241.109 milioni di euro.

 

IL RAPPORTO ISTAT – Scendendo più nel dettaglio, con riferimento alla tipologia di pensione, troviamo che le pensioni di invalidità, vecchiaia e reversibilità sono circa 18,6 milioni, con una spesa complessiva di 217.216 milioni di euro pari al 90% del totale ed un importo medio annuo di 11.662 euro. In particolare, poco più del 50% dei trattamenti pensionistici sono pensioni di vecchiaia o di anzianità, per una spesa pari a 168.897 milioni di euro, ossia il 70% del totale ed un importo medio annuo di 14.063 euro; il 20,6% riguarda invece le pensioni ai superstiti e il 7,2% si riferisce ad assegni ordinari d’invalidità o a pensioni d’inabilità a lavoro, che assorbono il 5,1% della spesa complessiva. Le pensioni assistenziali rappresentano la seconda tipologia di prestazioni pensionistiche in termini di spesa erogata. Nel 2008 questa spesa è stata di 19.469 milioni di euro (8,1% del totale) e riguarda 4,2 milioni di prestazioni, con un importo medio annuo di 4.607 euro. Di tali prestazioni la quota più elevata si registra per le pensioni di invalidità civile e le indennità di accompagnamento.

OCCHIO ALLA SPESA – Il maggiore incremento della spesa su base annua si registra per le pensioni d’invalidità civile, con un aumento netto del 6,5%; tale crescita secondo l’istituto di statistica è dovuto essenzialmente all’aumento del numero delle prestazioni mentre il loro importo resta più o meno inchiodato ai livelli degli anni precedenti. Per quanto riguarda la spesa per le pensioni di vecchiaia, l’incremento è stato pari al 4,2%. Anche in questo caso determinato, per lo più dall’aumento di chi ne usufruisce, anziché dall’importo versato dallo Stato. Ancora più contenuto è stato l’aumento della spesa per le pensioni e gli assegni sociali (+4,3%), per le prestazioni indennitarie (+4,0%) e per le pensioni ai superstiti (+2,0%). Fa invece giustizia di un luogo comune che proprio in questi giorni, sotto la spinta improvvisamente “rigorista” del governo e della maggioranza, sta assumendo un carattere quasi odioso: il dato sulla spesa per le pensioni di invalidità che registrano complessivamente un calo del 3,8%. Eppure, come detto, il governo ha varato ulteriori restrizioni per accedere a questo trattamento. Infatti, secondo quanto è previsto nella recente manovra “correttiva“, la percentuale per ottenere questo assegno (di poco superiore a 280 euro) sarà elevato all’80%. Per intenderci, la perdita di un piede o di una mano può non coprire questa soglia! In tutti questi, inoltre, casi il calo della spesa sarebbe dovuto sostanzialmente alla riduzione del numero delle prestazioni erogate.

PENSIONI PIÙ DIGNITOSE, DISSE… - Ve lo riproponiamo pari, pari così come lo riportammo in un precedente articolo, sempre dedicato ai trattamenti pensionistici, pubblicato appena qualche mese fa. “Nella campagna elettorale del 2001, Silvio Berlusconi, in occasione della stesura del famoso “contratto con gli italiani” nello studio televisivo di Porta a Porta, prese il solenne impegno con gli italiani di portare tutte le pensioni minime ad una rata mensile di almeno un milione al mese (516 euro). Impegno che alla trasmissione radiofonica Radio anch’io, del 9 Aprile 2008, sostenne di aver mantenuto: “1.850.000 pensionati cha hanno avuto un aumento della pensione a 500 e passa euro”. In realtà, i pensionati che nel 2001 non giungevano alla soglia del “milione al mese” erano molti di più. Oltre sei milioni. Non solo. A percepire l’aumento furono meno di 1.600.000 poiché bisognava anche avere almeno settanta anni e disporre di un reddito familiare inferiore a determinate soglie, che tenevano conto anche del reddito dell’eventuale coniuge, e di altri redditi diversi dalle pensioni quali per esempio gli interessi sui depositi postali o su titoli di Stato“. Il rapporto pubblicato oggi dall’Istat – il 45,9% dei pensionati percepisce una pensione mensile inferiore a 500 euro – conferma che le dichiarazione del nostro premier vanno trattate sempre per quelle che sono. Aria fritta. ( Fonte: giornalettismo.com)

Autore: Pietro Salvato

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