Pendolari a Milano e in Lombardia? No, grazie

http://spindle.it/sites/default/files/Immagini/Treno_pendolari.jpgOrmai il sistema ferroviario lombardo è al "collasso", non è servita neppure una nevicata o un allagamento o il crollo di un ponte. In molti non sono rimasti "sorpresi", soprattutto tra i pendolari, e questo non è certo un "segnale" incoraggiante, almeno per la società civile. E i media? Pensano ad altri argomenti, con curve più interessanti e con immagini in grado di alzare il "gradimento".

 

Un Sindacato ha presentato una ricerca concentrata sulle stazioni maggiormente utilizzate dai viaggiatori su tratta locale/regionale. I risultati non sorprenderanno forse quanti utilizzano il treno quotidianemente, per venire in città a lavorare o studiare, ma costituiscono egualmente una "fotografia" impietosa di una situazione che è probabilmente destinata a peggiorare ulteriormente nei prossimi anni, a causa del disinvestimento che tanto le Ferrovie Nord che Trenitalia hanno programmato da tempo.

 

Il monitoraggio realizzato dall'associazione dei lavoratori (anche se spesso, in Italia, è preponderante la quota dei pensionati) è incentrato soprattutto sulle strutture. Il 50% delle stazioni, oggetto dell’analisi, non possiede una sala d’attesa. Lo standard d’accoglienza è ovunque molto basso, con ambienti visibilmente sporchi (il 75%), in presenza di rifiuti, con arredi danneggiati e con graffiti alle pareti.

 

Una situazione di particolare emergenza riguarda i sottopassaggi, il 60% dei quali sono danneggiati. Il 100% delle stazioni non espone i tariffari regionali. Sempre il 100% non possiede un info-point turistico, nemmeno "automatico". Questa "carenza" appare, naturalmente, molto grave a Cadorna, che è l'approdo dei Malpensa Express.

 

In merito alla stazione capolinea delle Ferrovie Nord vorremmo fare in questa sede una digressione: l’area dello scalo ferroviario è inclusa tra quelle in cui il nuovo PGT (Piano di Governo del Territorio) individua una zona edificabile. Quali saranno le conseguenze di questa scelta a livello di disservizio?

 

Ma a Milano il futuro si pianifica sempre e solo per quanto riguarda l’edilizia. Siamo già entrati nel count-down dell’Expo, ma nelle stazioni continua a mancare la benché minima informazione sul sistema d’integrazione della rete ferroviaria. Ci capiscono poco anche i residenti!

 

Nel 62% delle strutture manca persino 1 mappa della rete, mentre in nessuna stazione si può trovare un depliant informativo. Potremmo allora rovesciare l’asserzione del titolo: forse il treno in Lombardia è concepito solo per quegli utenti "abituali" che non hanno bisogno di informazioni. O che si muovono in auto, guardando il treno dall'autostrada o dalla Tangenziale...

 

Ma Milano non è (una provincia "a caso") Chieti: una parte significativa degli utenti della rete regionale, specie nei periodi caldi dell’anno, non è neppure italiana. Nella settimana del 'Salone del Mobile' c’è chi dorme a Verona o Torino, anche perché non sono disponibili sufficienti posti letto in città...

 

E non parliamo di Novara, Brescia, Lodi, Bergamo, Cremona. Ma chi scelga, per esempio, di partire da Lecco (a soli 55 km e sul lago), cosa dirà poi del fatto che sui treni per Milano, ormai da anni, in ogni viaggio, si sfiora la rissa, i ritardi toccano "punte" di 2 ore, il 46% delle stazioni non dispone di biglietterie con personale, il 62% è senza quelle automatiche, il 54% è inaccessibile ai disabili (il capitolo delle barriere architettoniche è "drammatico", con l’85% con marciapiedi rialzati, il 77% senza rampe d’acceso e il 31% senza indicazioni leggibili da ipovedenti), il 45% non ha un sistema di videosorveglianza, il 70% è (addirittura!) privo di servizi igienici.

 

Chi dei nostri lettori ha qualche anno sulle spalle ricorderà il tempo passato nelle sale d’attesa. I "geniali" progettisti delle nuove stazioni hanno pensato "bene" di eliminarle, forse per azzerare il rischio che diventassero un rifugio di disperati (non bastava sorvegliarle?). Così Milano Centrale, Porta Garibaldi e Cadorna sono egualmente sprovviste di un luogo per attendere "seduti" il proprio treno.

 

In compenso si può fare shopping… ma se si è disabili, sarebbe meglio cercare di evitare la struttura di Porta Garibaldi. La stazione, pur "rinnovata", radicalmente, meno di 3 anni fa, presenta diversi punti completamente inaccessibili per chi ha problemi di mobilità.

 

Un’altra ricerca che in un Paese civile rappresenterebbe una "spina nel fianco" della politica, da un lato, e di Trenitalia, dall’altro, è quella realizzata da Assoutenti; questa riguarda la lentezza e i ritardi dei treni regionali. Che non sarebbe legata all’incapacità da parte delle “vecchie” Ferrovie dello Stato di porre un argine al disservizio, ma a una volontà "deliberata".

 

Secondo il contratto di servizio (il cosiddetto “contratto a catalogo”) che Trenitalia ha stipulato con le regioni in relazione al trasporto pubblico locale (o TPL), il prezzo del rimborso aumenta in funzione del tempo di percorrenza e non, come avveniva sino al 2009, della lunghezza della tratta.

 

"Benissimo" - dirà il lettore, ma tanto ci sarà un soggetto terzo a fungere da controller... E invece i tempi sono "monitorati" da una società, RFI, Rete Ferroviaria Italiana SpA, che è "controllata" da FS. Ad aggravare i "sospetti" c’è il fatto che i tempi di percorrenza continuano a salire. Con risultati che fanno la "gioia" di Trenitalia, dal momento che una linea dove siano previste circa 30 corse al giorno, anche con meno di 150 passeggeri, prevede per ogni minuto in più di percorrenza di media un rimborso di circa 78 mila euro.

 

Certo, il costo del lavoro è, in qualche modo, un "correttivo" di questo incasso supplementare, ma si stima che 23 mila euro siano comunque "svincolati" dalla necessità di coprire spese "aggiuntive". Ma c’è di più: aumentando i tempi di percorrenza, Trenitalia diminuisce il rischio di esercizio, perché deve pagare meno (penali sui) ritardi.

 

Prima dell’introduzione dell’Alta Velocità, era possibile viaggiare sulla tratta Milano-Roma in meno di 6 ore. Le corse più "veloci", ossia i Pendolini, esistenti prima dell’entrata in funzione dei FrecciaRossa, impiegavano tra le 4 città poco più di 4 ore. E l’interregionale meno di 6. Ora si può scegliere tra il viaggio che va da 3 ore (senza fermate intermedie), a quello da 3 h e 30' (che ferma a Bologna e Firenze) fino a quello da 6 h e 30'. Le ultime costituiscono, con tutta evidenza, un tempo "eccessivo".

 

Tanto è vero che più volte, durante la corsa, il treno è costretto a “riposarsi” per 1 quarto d’ora, in modo da consentire di non arrivare in anticipo. Il motivo è che la corsa da 6 ore vedeva, putroppo quasi sempre, degli sforamenti, che costringevano Trenitalia a onerosi rimborsi. Il tempo è stato alzato "artificiosamente" di mezzora, anche attraverso l’espediente dell’aumento del tempo "necessario" per ogni sosta obbligatoria (che, sui treni locali, è passato da 30" a 1'; raddoppiato!).

 

Al "quadro" che abbiamo tracciato, bisogna aggiungere un elemento: la Legge (o "manovra") Finanziaria ha recentemente "imposto" alle Regioni un atteggiamento di minor “liberalità” nei confronti dei contratti di servizio. Questo anticipa una rinegoziazione a livello locale.

 

Rinegoziazione che dovrebbe vedere, da un lato, una diminuzione del costo del servizio e, dall’altro, un aumento delle tariffe, a spese dei viaggiatori. Ma, viste le attuali criticità, l’aumento dei prezzi del trasporto regionale viene considerato alla stregua di un balzello "iniquo". Ecco perché è stato deciso di “giocare d’astuzia”, dilazionando il rincaro del 20% dei prezzi in 2 tranche.

 

Ma la sostanza non cambia, entro la fine dell’anno l’aumento sarà di 1/5.

 

Intanto su Facebook spuntano i gruppi di utenti che "non ne possono più", come i “Pendolari di Lecco incazzati”, “Noi coraggiosi pendolari della Milano-Varese”, “Pendolari Trenitalia Novara-Milano”, “Pendolari Brescia-Milano”, “Triangolo delle Bermuda - Linea FS Mortara-Milano Porta Genova”, “La Freccia delle risaie / Milano-Mortara-Alessandria”.

 

I contenuti sono, ovviamente, sempre gli stessi: basta con l’affollamento, i ritardi, i disservizi e i rincari. Altrove, il "giro di vite" da parte delle Regioni ha portato, recentemente, anche a iniziative clamorose. In Toscana, il governatore Enrico Rossi ha comminato a Trenitalia una multa di 1 milione e 300 mila euro, per i disservizi occorsi in occasione della nevicata del 17 Dicembre scorso. Rossi ha proposto anche una class action (che naturalmente ha trovato la "pronta adesione" degli utenti).

 

Intanto, neppure gli ammodernamenti delle linee sembrano in qualche caso in grado di risolvere la situazione. Si è discusso a lungo dei costi/benefici del raddoppio della Milano-Mortara e del suo impatto "problematico" su alcune realtà (come Corsico). I "fatti" sono che, dopo l’adeguamento della tratta, i tempi medi sono rimasti da “viaggio della speranza”. Con ritardi che ancora a Dicembre 2010 sfioravano 1 ora, convogli che si fermano, vagoni non riscaldati, servizi sostitutivi affidati a bus-navetta il cui autista non conosce la strada da percorrere, e così via...

 

Forse allora ha "visto bene" l’assessore Carlo Masseroli: meglio usare gli scali ferroviari per la speculazione edilizia, dirottando in futuro i pendolari sul tele-lavoro. O lasciarli a casa del tutto; in fondo meno gente si sposta e meno si inquina... Intanto, si potrebbe cominciare licenziando i dirigenti di Trenitalia!( Fonte: www.milanoweb.com)

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog