Pedofilia. USA vs Vaticano. Ritirata la causa ma resta l'orrore

Negli Stati Uniti rientra una delle cause nelle quali vittime di preti pedofili cercavano di portare davanti ai giudici il Vaticano, per le asserite responsabilità nell'occultamento degli abusi. Nel Kentucky, tre persone che sostengono di aver subito, decenni fa, abusi sessuali da rappresentanti del clero hanno infatti ritirato la denuncia contro la Santa Sede, sporta nel 2004 presso una corte di Louisville, di fatto chiudendo così il caso per quanto il giudice non abbia ancora firmato l'archiviazione. Per il legale del Vaticano negli Stati Uniti, Jeffrey Lena, é questa la dimostrazione che la causa contro la Santa Sede era "sbagliata nel merito", anche se ciò "non significa che le parti lese non abbiano sofferto a causa degli abusi". Da parte sua, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha espresso la "soddisfazione" della Santa Sede. "Naturalmente - ha comunque affermato - ciò non significa in alcun modo minimizzare l'orrore e la condanna per le vicende degli abusi sessuali e la compassione per le sofferenze delle vittime". 

 

In una nota riportata dalla Radio Vaticana, l'avvocato Lena ha sottolineato anche che "non c'é mai stata una politica della Santa Sede che richiedeva l'occultamento degli abusi sui bambini". Inoltre, "la teoria elaborata dagli avvocati delle parti lese, sei anni fa, ha fuorviato l'opinione pubblica" e la causa contro il Vaticano ha "solamente distratto" l'attenzione "dall'importante obiettivo di proteggere i bambini".

 

Il legale, nella sue due linee di difesa, puntava a dimostrare che il documento ‘Crimen Sollicitationis' del 1962, in cui si chiedeva di mantenere il segreto nei processi di diritto canonico contro preti pedofili non rappresenta, come sostenevano gli avvocati delle vittime, la prova di un ‘cover-up' orchestrato dal Vaticano, e sosteneva che i vescovi non sono dipendenti del Vaticano perché non sono pagati da Roma né agiscono per conto di Roma e non sono neppure controllati quotidianamente dal Papa. Il legale aveva anche detto di no ad interrogatori di Benedetto XVI, del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, del prefetto del Sant'Uffizio card. William Levada, e del nunzio negli Usa mons. Pietro Sambi.

 

Dal canto suo, l'avvocato delle vittime, William McMurry, ha ricordato che molte di loro hanno già raggiunto degli accordi con le diocesi dove si sono verificati gli abusi e che dunque non possono ora chiamare in causa il Vaticano. Il caso del Kentucky è uno dei tre di alto profilo contro il Vaticano in tribunali statunitensi. Di recente un'azione legale é stata presentata in Wisconsin per conto delle vittime di padre Lawrence Murphy in un collegio per sordomuti contro papa Benedetto XVI (quando era prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede) e i cardinali Angelo Sodano e Tarcisio Bertone.

 

L'altro caso è in Oregon: la tesi dell'accusa è che la Santa Sede approvò il trasferimento internazionale dall'Irlanda a Chicago e poi a Portland del sacerdote Andrew Ronan rendendosi in questo modo corresponsabile delle molestie.

 

A inizio estate il caso dell'Oregon è approdato alla Corte Suprema, che ha deciso di non esprimersi sull'istanza, rimandando quindi la palla al tribunale di Portland. Per l'avv. Jeff Anderson, che accusa la Santa Sede, la situazione in Kentucky "non avrà nessun effetto sul caso dell' Oregon" e le udienze a Portland "riprenderanno entro 60 giorni".

( Fonte: americaoggi.info )

 

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