Parto cesareo: a Lodi sembra un trend

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In Italia si praticano più interventi programmati rispetto agli altri Paesi con percentuali che eccedono la soglia del 20% raccomandata dall’ Oms. Perché ?.

Oggi bastano pochi minuti. Si effettua una piccola incisione all’addome della madre e il nascituro viene immediatamente al mondo. Quali sono i rischi per la mamma e il bambino nel subire un parto cesareo? Secondo molti medici sono piuttosto ridotti e, comunque, più o meno in linea con quelli presenti in un parto “tradizionale”.

La stessa Organizzazione mondiale della sanità stima che nel mondo i parti che avvengono col taglio cesareo ammontino al 15% del totale, ma con un trend decisamente in ascesa. L’Oms, tuttavia, raccomanda di non eccedere mai la soglia del 20%. Il rapporto Euro-Peristat 2008, sulla salute “materno-infantile” in Europa riporta una situazione italiana disomogenea: si passa dal 20% di cesarei della Provincia autonoma di Bolzano al 60% della Regione Campania. L’Italia presenta una situazione del tutto anomala se confrontiamo i dati su base regionale. Le Regioni del sud, in particolare, sono quelle in cui il parto cesareo è diventato quasi la prassi. In Campania il 60,5% dei parti avvengono per via chirurgica; in Sicilia ben il 52,4%, in Molise il 48,9%) e in Puglia il 47,7%. Spostandoci verso nord, invece, troviamo che la percentuale si riduce drasticamente, attestandosi tra il 24 e il 28%.

A Lodi nel 2009 si è attestata al 30% (era del 28% nel 2007 e del 29% nel 2008), a fronte di un 2-3% di interventi operativi vaginali e al restante 68-69% di parti naturali, su un totale di 1.484 parti (erano 1.272 nel 2006, 1.383 nel 2007, 1.412 nel 2008) e di un 2,7% di mortalità (nel 2009 due bimbi premorti e due morti neonatali precoci).

Solo Bolzano, quindi, con il 20% di parti cesarei, si avvicina ai valori raccomandati dall’Oms. I motivi di percentuali così elevate, specie al sud, sono molteplici. Certamente influiscono le note carenze strutturali ed organizzative a cominciare dal fatto che poche realtà ospedaliere garantiscono, per esempio l’epidurale h24. Inoltre, dato che la maggior parte delle strutture non tutela i medici in caso di complicazioni, questi preferiscono evitare problemi legali ricorrendo direttamente al cesareo. Ci sono anche cause di natura economica.

Da noi, curiosamente, proprio laddove la spesa sanitaria appare fuori controllo, come nelle regioni meridionali, questo tipo di parto viene più praticato. Infatti, per il parto cesareo è necessaria una degenza ospedaliera più lunga.Mediamente un parto cesareo costa quasi il doppio di un parto naturale. 5.000 e più, contro i 2.800-3.000 euro di un parto naturale. Quindi, più parti cesarei si traduce in più costi per il nostro Servizio sanitario. Ma, allo stesso tempo, vuol dire anche più introiti per le strutture private “convenzionate”, per esempio. In sostanza, dietro questo boom dei parti cesarei si nasconde, forse, un vero e proprio affare per i “soliti noti”?.

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