" Parma, il sindaco lascia la poltrona e 600 milioni di debiti " di Silvio Marvisi

http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/immagine_620_fixed/uploads/articolo/immagine-singola/parma%20manifestazione.jpgTanto gli si fece il vuoto attorno, che si dimise. Si parla del sindaco di Parma Pietro Vignali che ieri sera, mercoledì 28 settembre, ha rassegnato le dimissioni dopo 13 anni di vita politica cittadina, prima da assessore e da sindaco, poi.

Una decisione amara, sicuramente, che ha avuto origine dai fatti degli ultimi giorni. Dopo gli arresti del 24 giugno scorso in cui la guardia di finanza ha arrestato tre dirigenti comunali (Emanuele Moruzzi area Benessere, Carlo Iacovini area Marketing e il comandante della polizia municipale Giovanni Jacobazzi), i militari hanno preso in consegna lunedì mattina Giovanni Paolo Bernini, assessore con delega alle Politiche scolastiche. Insieme a lui un funzionario comunale e due imprenditori, quest’ultimi messi agli arresti domiciliari, accusati di corruzione, di essersi cioè divisi mazzette per 8 mila euro circa lucrando sulle mense delle scuole. L’operazione prende origine da altri episodi di mazzette, da altri arresti di due anni fa. In tutte le tranche dell'indagine sono state prese in consegna dalle fiamme gialle amici o persone comunque vicine al sindaco Pietro Vignali.

 

Il malcontento della politica si è diffuso a partire da quel 24 giugno in cui a finire in manette, in tutto, furono ben 11 persone. Da allora “si naviga a vista” , nella maggioranza non esiste più un fronte compatto. Un muro formato fino a quel momento da Parma Civica, la lista sostenuta dall’ex sindaco Elvio Ubaldi e dal suo delfino Pietro Vignali, da Pdl e da Udc. Il primo pezzo che si è staccato è l'Udc ma anche Parma Civica ha cominciato a volerci vedere chiaro. Così quel fronte si è sgretolato, già da qualche tempo il sindaco era pressoché solo o contornato giusto dalle persone più vicine.

 

L’ultima tegola è caduta martedì, quando Luigi Villani (Pdl) ha inviato una nota in cui si diceva che il rapporto con il sindaco non poteva andare oltre, nemmeno nel breve termine. Un po’ come dire «non ti voglio più vedere». Anzi quella nota dice di più: «…non possiamo non considerare che è intervenuta una grave vicenda con accuse di corruzione che riguardano un amministratore appartenente al Pdl e che creano ulteriore sfiducia nei cittadini di Parma. Questo deve portare ad una riflessione su ciò che è bene per la città. Personalmente ritengo che anche obiettivi a brevissimo termine non siano perseguibili in una situazione di grave precarietà politica». Le decisioni vengono rimandate a una riunione del coordinamento provinciale pressoché inutile: la spina è staccata. La maggioranza in Consiglio, non c’è più ed è quindi impossibile governare.

 

I consigli di giungere alle dimissioni sono arrivati da ogni parte. Dalla minoranza ovviamente, dalla gente che è scesa in piazza più volte con striscioni fino al lancio di monetine ai politici in transito sotto al palazzo del Comune. Poi è arrivato il Pdl, alleato di maggioranza, e la stessa Parma Civica. Insomma, non manca nessuno.

 

Il sindaco, sotto assedio, aveva provato a reagire. Prima di andarsene ha almeno risistemato le voci fondamentali del bilancio comunale con una manovra approvata dal Consiglio al gran completo, ha rivisto le priorità sulle opere pubbliche e, infine, ha assicurato un finanziamento da 70milioni di euro alla città per pagare il progetto della metropolitana che alla fine è stato annullato ma il progetto va pagato lo stesso. Quel denaro servirà quindi a pagare alcune opere già avviate e le penali al costruttore con cui era già stato preso l’impegno per l’opera.

 

Ma di quelle dimissioni a Parma se ne parla già da lungo tempo, da diversi giorni, da un rimpasto di giunta che è servito a prendere qualche tempo, giusto per completare quei passaggi di cui prima. Era argomento talmente all’ordine del giorno che durante la prova generale dell’opera «Un ballo in maschera», che il primo ottobre aprirà il Festival Verdi, la gente in sala non faceva che chiedere alla fine del primo atto se il sindaco si era dimesso o meno.

 

Ora si pensa all’arrivo del commissario che verrà nominato dal prefetto nei prossimi giorni. Il sindaco ha comunque 20 giorni per recedere dalla propria decisione mentre le dimissioni vere e proprie verranno formalizzate oggi, nel corso del Consiglio comunale fissato per le 15. Le elezioni potrebbero essere indette per marzo o al più tardi a maggio, a seconda delle “finestre elettorali”.

 

Quello che colpisce di più di quest’ultima fase, del lungo periodo con il fiato sospeso per vedere cosa può accadere di altro, è il silenzio del sindaco che sin dai primi giorni dopo gli arresti di giugno si è trincerato dietro un «non potevo sapere», tanto che ne è nato un movimento sul web.

 

Ora quel che resta a Parma sono decine e decine di progetti avviati, di cui alcuni ritirati, che restano da pagare. Opere di cui ora come ora non vi è più la certezza della copertura finanziaria dopo che la minoranza ha denunciato una grave situazione debitoria, un bilancio che fa acqua da tutte le parti e un buco che viene stimato attorno ai 600 milioni di euro. Una primissima stima dice anche che circa 80 milioni di euro devono essere pagati a fornitori del Comune i cui termini di pagamento sono già scaduti. Da tempo. Un esempio di quelle opere sono il sistema di parcheggi interrati e automatizzati da realizzare nel centro storico. In tutto erano previsti 14 impianti di dimensioni medio-piccole, a due anni dalla prima idea non ne verrà realizzato nemmeno uno. Della metropolitana si è già detto, in una città in cui si va in bicicletta come a Pechino se non peggio. Spazio poi al Ponte nord, costruito in zona stazione ferroviaria, quando sarà ultimato non connetterà due parti già costruite, ma il nulla, al nulla. I lavori per la ristrutturazione del comparto della stazione ferroviaria dovevano infatti terminare a inizio 2009 ma c’è ancora molto da fare, circa la metà delle opere stando al piano buttato giù nel 2006.

 

La sede Efsa, l'authority alimentare della Ue, non molto distante dal settore di cui si sta parlando, invece è andata avanti. Perché pagata con finanziamenti Ue. Non lontano è stato costruito un vasto complesso residenziale a pochi passi dal centro città chiamato Stu Pasubio i cui edifici sono terminati ma quasi totalmente invenduti. È saltato anche il progetto per l’ex Scalo merci in cui dovevano sorgere la nuova Questura, un polo pediatrico e un centro culturale per giovani. Importo dei lavori 20 milioni di euro, se ne realizzerà solo una parte di quell’area dopo che la guardia di finanza avrà sbloccato il cantiere.

 

Secondo la Procura sono stati commessi alcuni falsi e abusi d’ufficio durante la fase di bonifica, sono state fatte carte false per andare avanti con i lavori e non far vedere che in realtà in quella zona ci sono ancora amianto, piombo, nichel, cadmio e altri metalli pesanti in quantità dannose per la salute. Proprio dove dovrebbe sorgere un complesso dedicato alla salute dei bambini. Parma continua a sprofondare nella mala politica facendo esplodere la rabbia popolare in una città che è fra le più ricche d'Italia. ( Fonte: www.linkiesta.it)

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