" Parma è l'approccio giusto: a Molfetta il sud perde l’occasione" di Eugenio Balsamo

http://www.ilfuturista.it/images/stories/APULIA/foto%20commento%2025%20giu.jpgMentre Giulio Tremonti pensa di convincere gli italiani che con il taglio dei costi della politica il governo è sulla strada giusta, a Parma va in scena l’ennesima delusione per chi crede nella sana gestione della cosa pubblica.

 

Non c’è divisione che tenga tra sud e nord quando si tratta di malaffare. È inutile continuare a scrivere una storia di comodo della Penisola. In quella provincia emiliana è andato in scena il peggior esempio di sussidiarietà: l’”impiccio” più diffuso è quello gestito al livello più basso dell’amministrazione. Il copione è sempre lo stesso tra vigili, dirigenti comunali, uomini delle municipalizzate. Nelle stesse ore, quasi settecento chilometri più a sud, la città di Molfetta scopriva una rete di imbrogli e favori nel comparto edilizia e ambiente. “Le mani sulla città”, questa l’appropriata denominazione dell’operazione che ha portato a diversi arresti. Tra i due casi, però, una enorme differenza. Tra le due performance della Banda Bassotti laureata non ci sono grandi differenze.

 

Se nella marittima località del nord barese - nota per avere tra i suoi figli nomi del calibro di Gaetano Salvemini, Riccardo Muti e del convincente Caparezza - il malcontento si limita al consueto e improduttivo “tutti uguali, è ora di finirla” i cittadini di Parma invadono la sede del comune i cui spazi antistanti sono apparsi come una piccola piazza Tahrir. Agenti in tenuta anti sommossa hanno impedito che la folla mettesse legittimamente in atto rituali popolari sudamericani. Da quella latitudine è comunque mutuata una convinzione che si ispira a quel Que se vayan todos! della crisi argentina del 2001.

 

Non è del tutto corretto, né intellettualmente onesto, segnare un solco tra le due realtà del paese, ma è doveroso segnalare questa diversità di approccio che dall’Etruria in giù rischia di consolidare la peggiore considerazione di un Mezzogiorno rassegnato al proprio destino. Un destino fatto anche di allegre amministrazioni convinte dell’assoluta capacità di condurre un infinito gioco delle tre carte. Dato per assoluto il principio costituzionale di non colpevolezza e ribadito il rifiuto della violenza è inevitabile dare ai cittadini di Parma una vittoria sul campo. Perché si sono mostrati in grado di recepire quel vento di indignazione che, poco alla volta, sta investendo anche l’Europa mediterranea. I fatti sono peraltro evidenti: gli indignados emiliani hanno preso d’assalto il palazzo, mentre a Molfetta sono volate le solite note dei partiti di opposizione che chiedono le dimissioni del sindaco-senatore. Primo cittadino con l’aggravante di essere il presidente della commissione Bilancio di palazzo Madama e grande amico di quel ministro dell’Economia che dice di battersi contro gli sprechi della pubblica amministrazione. Dimenticando che la corruzione è il male cronico dei conti pubblici. Gli atti processuali non parlano di un coinvolgimento del sindaco che, va detto, avrebbe comunque potuto dire la sua e dimostrare di essere in grado di dare risposte ai cittadini. Ma evidentemente l’idea di governo è medievale o prende semplicemente spunto da una delle battute più riuscite della cinematografia italiana: “Io sono io e voi non siete un cazzo”. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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