Padri, insegnanti e preti figure di riferimento ormai in netto declino

http://faberex.files.wordpress.com/2011/03/fernando_botero_042_giocatori_di_carte_1989y.jpg?w=520&h=390Il padre, l'insegnante e il sacerdote. Tre figure chiave di riferimento che secondo il rapporto del Censis «Fenomenologia di una crisi antropologica – i miti che non fuzionano più», sono in declino con conseguente solitudine e crisi profonda dell'individuo. Per più del 39% degli italiani il padre non rappresenta più le regole e il senso del limite dentro la famiglia e nel rapporto con i figli (il dato supera il 42% tra le donne, è pari al 45% tra i laureati e al 46% tra gli anziani e tra i residenti nelle grandi città, con oltre 250mila abitanti). Quasi l'84% degli uomini in coppia con donne occupate è coinvolto nei lavori familiari in media per 2 ore e 23 minuti al giorno, quasi due giornate lavorative alla settimana (erano il 78% nel 1988 per due ore al giorno). Oltre il 55% dei padri si dedica alla cura dei bambini per un tempo quotidiano medio di 1 ora e 24 minuti, mentre vent'anni fa vi si dedicava il 42% per un tempo inferiore di oltre 15 minuti. Solo per il gioco con i bambini il tempo dedicato dai padri è maggiore di quello dedicato dalle madri.

Altra figura chiave in declino è quella degli insegnanti. Per il Censis, i docenti sono «delusi»: il 53% degli insegnanti ha scelto di fare il suo lavoro per aspirazione personale ma oltre un terzo (il 50% nella scuola secondaria di secondo grado) non rifarebbe la stessa scelta. Il 69% ritiene che l'insegnamento abbia uno scarso riconoscimento sociale e quasi il 53% che non benefici di una progressione economica, l'82% ritiene che non vengano realizzati gli obiettivi della scuola: educazione ai valori e convivenza civile. Per i docenti, gli alunni sono connotati dall'arte di arrangiarsi (74%), da uno scarso senso civico (69%) e da pressappochismo (68%). Fra i neoassunti della scuola secondaria di secondo grado emergono come principali situazioni problematiche: la promozione della motivazione allo studio degli alunni (54%), il raggiungimento di risultati di apprendimento soddisfacenti (50%) e il mantenimento della disciplina in classe (40%).

E i sacerdoti? Prevale nella società l'idea di una «morale personale» su misura. Più del 78% degli italiani è favorevole all'utilizzo di cellule staminali per fini terapeutici, il 67% alla procreazione assistita, il 53% alla fecondazione eterologa, il 50% alla diagnosi preimpianto. Oltre il 59% è favorevole all'aborto e il 53% all'uso ospedaliero della pillola abortiva. Tutto questo, secondo il Censis, testimonia un allontanamento etico dai precetti della Chiesa.

L'eccesso di individualismo e della «libertà di essere se stessi» ad ogni costo, spiega il Censis che ha presentato il rapporto nell'ambito del «Mese del Sociale» alla presenza del Presidente Giuseppe De Rita, del direttore Generale Giuseppe Roma e del Responsabile del settore Politiche Sociali Francesco Maietta, ha infranto le figure simbolo dell'autorità: il padre, l'insegnante e il sacerdote, i miti del soggettivismo che non trainano più. Con la crisi delle figure di riferimento, l'individuo è rimasto solo. Ma oggi non funzionano più neanche quei miti fondamentali che hanno trainato lo sviluppo economico e sociale del Paese negli ultimi decenni all'insegna del soggettivismo spinto. La cavalcata consumerista appare oggi in declino. Più del 57% degli italiani ha la sensazione che, al di là dei problemi di reddito, rispetto a qualche anno fa nella propria famiglia c'è un desiderio meno intenso di acquistare beni e servizi. Il 25,5% pensa che la propria famiglia disponga già di tutte le cose importanti. C'è la percezione di un «eccesso di abbondanza», dato che oltre il 51% degli italiani vede in casa propria settori in cui si potrebbe consumare di meno tagliando eccessi e sprechi (la percentuale supera il 61% nel Nord-Ovest e il 55% al Centro). Secondo il Censis, si tratta di un processo che parte da lontano.

Il tasso medio annuo di crescita reale dei consumi si è progressivamente ridotto nei decenni: +3,7% negli anni '70, +2,7% negli anni '80, +1,6% negli anni '90, +0,2% negli anni 2000. Nel 2010 le famiglie italiane hanno avuto consumi ridotti in termini reali di 1.602 euro rispetto al 2007: come se le famiglie fossero rimaste senza consumare per circa 20 giorni in un anno. Cala poi l'attrazione del «mai sotto padrone». Tra il 2004 e il 2009 il numero di imprenditori è passato da 400mila a 260mila, con una riduzione del 36%. E il numero dei lavoratori autonomi con meno di 35 anni è diminuito nello stesso periodo di circa 500mila unità. Non traina più neanche la fiducia in una mobilità sociale che conduca a un benessere crescente. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

Autore: Moreno Sabbiati

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