Ormai è lotta di potere tra generazioni - di Stefano De Rosa

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Era il 5 settembre 2012 quando “Rinascita” pubblicò una analisi del sottoscritto intitolata “Sistema proporzionale: un argine alla deriva della demagogia”. In essa, al termine di una ampia panoramica storico-politica, venivano poste a fondamento dell’adozione di un sistema elettorale di impianto proporzionale alcune ragioni, tra le quali la previsione di una pericolosa segmentazione della società italiana in fasce di età frutto di tensioni occupazionali e delle relative ricadute economiche e sociali, amplificate ed accelerate dalla furia riformatrice del governo “tecnico” imposto nell’autunno del 2011 a Palazzo Chigi dai poteri antinazionali. Una segmentazione sociale che in quell’articolo preconizzavamo come presupposto – o condizione di possibilità – per il sorgere di soggetti politici di nuova concezione interpreti di interessi peculiari di specifiche età anagrafiche. Non più, dunque, statiche formazioni organizzate e proiettate alla ricerca di consenso elettorale su tradizionali basi economico-categoriali e/o politico-ideologiche, bensì la comparsa di nuove aggregazioni socio-politiche, in perenne lotta di potere, rese dinamiche dall’incessante fluire del tempo. Non senza viva sorpresa, lo scorso 27 febbraio sul “Corriere della Sera” abbiamo letto un interessante articolo, a firma Mauro Marè, dal titolo “Un altro spettro si aggira per l’Europa. La lotta di classe è ormai tra generazioni”. Dalla lettura emergono vistose analogie di fondo con la nostra citata analisi. In esso l’autore – citando Paolo Sylos Labini – afferma dapprima che “la società attuale non ha superato le contrapposizioni di classe, ha prodotto nuove forme di conflitto tra classi”; e poi, più significativamente, sostiene che “negli ultimi trent’anni è però anche emerso un altro tipo di conflitto: quello generazionale, tra giovani e vecchi, tra attivi e non attivi. Forse ancora un conflitto di classe…che però ha come base l’età anagrafica”. Ecco il punto. Particolare interesse – ai nostri fini – riveste, infatti, la ridefinizione dell’offerta politica conseguente ai processi messi in moto da fattori genetici socio-economici. Marè sostiene che “l’invecchiamento della popolazione farà anche invecchiare l’elettore cosiddetto “mediano”, che decide chi vince le elezioni: il potere «politico» degli anziani, già forte, aumenterà di peso […]”. Nell’articolo del 2012 prefiguravamo l’epocale passaggio da una fisiologica dialettica giovani-anziani ad una esplosione di contrapposti segmenti di età: 18-28 (giovani senza lavoro parcheggiati all’università), 28-40 (i cosiddetti “bamboccioni”), 40-55 (gli iper-garantiti), 55-67 (coloro che si sono visti allungare i termini di accesso alle prestazioni pensionistiche). Uno scenario “a tendere” – scrivemmo – nel quale gli over 70 saranno chiamati socio-politicamente a competere col resto del mondo. Una preoccupazione evidentemente condivisa, o almeno ammessa, anche dall’ottimo giornalista del “Corriere della Sera”, che, infatti, così conclude l’articolo: “C’è molto da fare e poco tempo per evitare di trovarci allo “spettro” che si aggira per l’Europa sotto un nuovo slogan: “Giovani (o anziani) di tutto il mondo unitevi”. Registriamo, quindi, con favore il lento e differito processo di convergenza del quotidiano di Via Solferino verso le anticipazioni analitiche svolte un anno e mezzo fa su “Rinascita”, raccolte e disponibili, ora, in agile veste editoriale, nel volume “Il tramonto del libero pensiero”, edito nel 2013 dal Settimo Sigillo. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23092#sthash.q1APtEYj.dpuf

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