Oli pregiati e birre. Nelle locande del buon vivere

 

Aspettando l’uscita della guida alle ‘Osterie d’Italia 2011′ (che verrà presentata il 21 ottobre a Torino al Salone del Gusto), Slow Food editore presenta tre novità per l’anno nuovo. Il filo conduttore, come sempre, è rappresentato dal ‘buon gusto’ o quantomeno dal tentativo di tenere assieme una qualità della vita ‘slow’ al giusto prezzo per valorizzare scelte (anche turistiche) consapevoli.

 

Vanno in questa direzione le segnalazioni delle ‘Locande d’Italia’ (pp. 658, euro 18), soggiornando nelle quali è possibile scoprire qualche curiosa bevanda moderatamente alcolica (‘Guida alle birre d’Italia’, pp. 336, euro 15)) valorizzando nel contempo i mediterranei condimenti di qualità (‘Guida agli extravergini’, pp. 480, euro 14,50).

 

Ma andiamo con ordine. ‘L’antologia della buona accoglienza’ è presentata con lo stesso criterio delle Osterie: la suddivisione è regionale, da nord a sud, e per ogni Regione le locande vengono segnalate luogo per luogo, in ordine alfabetico. L’elemento comune è il rapporto qualità-prezzo (ovviamente rapportato alla località e al suo impatto turistico) ma sono quasi esclusivamente privilegiate pensioni o alberghi medio-piccoli, a gestione familiare, là dove normalmente la cura del cliente da parte del gestore non è un optional.

 

Spesso le locande sono strutture agrituristiche o vecchie case coloniche recentemente ristrutturate, oppure piccoli alberghi nei borghi o nelle immediate vicinanze. Quanto ai prezzi, il massimo per una stanza doppia con prima colazione è di 130 euro. Una tariffa niente affatto economica, che ha richiesto alcune precisazioni da parte delle due autrici della guida, Daniela Battaglio e Grazia Novellini: “Questo tetto si è reso necessario – hanno spiegato – per assicurare un minimo di copertura nelle grandi città e nelle stagioni di villeggiatura importanti, ma va considerato che la maggior parte degli alloggi segnalati ha costi largamente inferiori”.

 

Resta il fatto, hanno puntualizzato le autrici, “che 130 euro per una ‘doppia’ in una locanda, sia pure intesa nel senso ampio, è una cifra molto alta, difficilmente riscontrabile nel resto d’Europa”. In effetti è così, ad ennesima dimostrazione di un problema serio: mentre il Paese arranca, i costi del ‘buon vivere’ non si rapportano adeguatamente alla crisi economica e ai suoi drammatici effetti. Va aggiunto però che la guida offre alternative di tutto rispetto a costi molto contenuti, dagli affittacamere ai ‘bed and breakfast’. Qualche esempio? A Barolo, nel cuore delle colline piemontesi che ospitano le rinomate cantine, si può dormire a 67 euro in una stanza doppia di una tipica cascina: locali accoglienti, colazione con prodotti tipici locali e “l’infernòt dove la sera potrete tirar tardi davanti a una buona bottiglia”.

 

Spostandoci nel Chianti, con un prezzo medio di 90 euro si potrà soggiornare in un piccolo albergo a sei chilometri da Siena: camere confortevoli, prodotti di pasticceria a colazione e un’osteria “a pochi passi, sulla stessa strada con cucina territoriale e pasta casereccia”.

 

Scendendo verso Sud, in uno degli angoli più belli del Mezzogiorno, si potrà fare sosta in una piccola locanda a Castellammare del Golfo, nel trapanese: dieci stanze (90 euro la doppia in alta stagione) a ridosso della bellissima spiaggia di Scopello e a due passi dalla ‘Riserva naturale dello Zingaro’. Qui, ad esempio, è anche possibile pranzare o cenare a 20 euro a persona, “pesce fresco, frutta e verdura proveniente dall’orto e dolci fatti in casa”.

 

Il ‘mangiar bene’, abbinato all’accoglienza semplice ma di qualità, introduce bene la seconda guida, che permette di orientarsi nel complicato microcosmo della produzione olearia italiana. Sono state selezionate 706 aziende e 984 extravergini: tra questi ultimi, 60 sono stati decretati come i migliori e premiati con le “Tre Olive”. Si va dalla produzione lombarda o trentina ai più noti oli liguri dell’imperiese. Per non dire delle produzioni qualitativamente eccellenti del centro Italia (Toscana, Umbria, Lazio, Marche) o di quelle assai corpose provenienti da Campania o Puglia.

 

Meno ‘tradizionale’ e più curioso è il terzo volume proposto da Slow Food: la guida alle birre, in una realtà come quella italiana molto affezionata alle produzioni vinicole  e spesso abituata ad acquistare al supermercato (o a consumare al pub) prodotti di importazione o legati alle pochi marche più note al grande pubblico.

 

Quanti dei nostri lettori si sarebbero immaginati che in un paese in provincia di Milano, una piccola azienda agricola produce ogni anno 50mila bottiglie di birra (di quattro qualità diverse, con tanto di spaccio aziendale interno), utilizzando il proprio orzo e, ancora per poco, acquistando solo il luppolo dall’esterno? O, ancora, che nel casertano un produttore commercia 25mila bottiglie “che non seguono gli stili classici ma sono frutto della fantasia del birraio che spesso coinvolge nelle proprie ricette prodotti del territorio come caffè, limoni della costiera, mele e mosto ottenuto dal pallagrello, vitigno autoctono campano”?

 

Anche qui, comunque, i numeri proposti agli appassionati del genere si preannunciano appaganti: 179 piccole aziende selezionate che producono 1092 birre, di cui 629 assaggiate e 55 premiate con le ‘cinque stelle’, sinonimo di eccellenza.

 

Insomma, un viaggio tra buon gusto e accoglienza. Per provare ad esprimere, anche di questi tempi così difficili, un augurio che non tramonta: “alla salute”. ( Fonte: inviatospeciale.com )

Autore: Paolo Repetto

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