Ogm, i coltivatori Usa inguaiano le corporation

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Le scelte degli agricoltori americani rischiano di danneggiare in modo significativo i rapporti commerciali tra i giganti delle commodities agricole e la Cina. Lo riferisce Bloomberg evidenziando i problemi tuttora irrisolti sul fronte degli Ogm. Pechino ha espresso da tempo le proprie perplessità sul mais geneticamente modificato tanto da rifiutarne l’importazione. I colossi del settore agricolo, come Archer Daniels Midland (ADM) e Bunge Ltd. si sono adeguati evitando di commercializzare le varietà di mais elaborate dalla svizzera Syngenta, operatore leader nel settore Ogm. Ma le difficoltà, a quanto pare, non mancano.

Il problema, nota infatti Bloomberg, è che gli agricoltori Usa starebbero piantando proprio questa varietà di semi con il rischio di produrre un’ampia quantità di mais non esportabile in Cina. Per i colossi del settore le perdite sarebbero quindi inevitabili. Secondo Tim Burrack, ex presidente dello U.S. Grains Council’s trade committee, citato da Bloomberg, il danno per le compagnie come Archer e Bunge Ltd oscillerebbe tra i 30 e i 50 dollari per tonnellata. Una cifra che rappresenta i costi sostenuti per modificare le rotte e i piani commerciali con l’obiettivo di esportare verso altri mercati le derrate originariamente destinate alla Cina. Nel 2014, evidenzia ancora Bloomberg, le azioni di Bunge e ADM hanno perso rispettivamente il 4,8 e il 2,3% del loro valore a Wall Street. La performance di Syngenta alla borsa di Zurigo è stata nello stesso periodo del -6,5%.
Fonte: www.valori.it
Matteo Cavallito    @ cavallito@valori.it

 

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