" Oddio! Bonanni minaccia lo sciopero!! " di Tonino Dorazio

http://www.italialive.org/wp-content/uploads/2011/05/bonanni.jpegCi avresti mai creduto che, insieme agli amici della UIL e ai camerati dell’UGl, la CISL di Bonanni, pilastro fondamentale di questo governo neofascista, poiché “parti sociali responsabili” (ecco dove ha copiato Scilipoti) dopo aver dilapidato e sperperato in pochi anni tutti i diritti dei lavoratori, e la dignità del lavoro, pur di isolare la CGIL e diventare unico interlocutore istituzionale, avrebbe minacciato lo sciopero generale? Visto che anche la UIL di Angeletti fa lo sciopero dei suoi della funzione pubblica da sola, (forse tolgono le tredicesime) in una piazzetta romana. Avrà molto da recuperare. A chi gli chiede del rapporto con la Cisl, Angeletti risponde: «La Cisl vuole evitare gli scioperi, ma adesso non ci sembra più possibile evitarlo».

 

Probabilmente è arrivato il grave momento di “facimme ‘a moìne”. Gli ultimi colpi di scure ai lavoratori e ai pensionanti sono troppo pesanti anche per i loro iscritti e delegati, anche se sanno che loro non saranno mai licenziati, come avveniva già negli anni ’50 e ‘60. E sicuramente conteranno sul senso di responsabilità della Cgil ad organizzarlo su una piattaforma comune. La Camusso:”Sciopero unitario? Stiamo discutendo …). Bene. L’unità prima di tutto. Ci sarà anche l’Ugl.

 

Quale potrebbe essere questa piattaforma che probabilmente lo stesso maggior partito di opposizione non recepirà mai, per i soliti problemi interni, e non rappresenterà perché non ha nemmeno proposte sue se non general generiche o perlomeno a me esoteriche. A meno che lo sciopero non sia unitario, allora saranno presenti tutti, con buona o cattiva coscienza. Anche se sui licenziamenti Bersani ritiene che la lettera all’UE contenga “una minaccia” sulla quale “non siamo d’accordo”.

 

Una piattaforma che permetta di tornare indietro sull’età pensionabile ? Impossibile, non siamo mica in Bolivia. Che permetta la non applicazione dell’art.8 con licenza indiscriminata di licenziare? Impossibile. Che permetta di eliminare un po’ di precariato ? Impossibile. Lo stesso Sacconi, ormai nazional-socialista, muove di nuovo lo specchietto delle allodole al quale la Cisl e gli amici hanno sempre risposto immediatamente: “Apriamo un tavolo”. “Facimme ‘a moìne”. Non invitiamo nemmeno quei “signor no” della Cgil che furbescamente tentano di rientrare in gioco. Contenti? Tanto faccio quello che mi pare, cioè quello che vuole Fiat-Marchionne (scissionista perché Confindustria troppo democratica! Anche se sulla riforma del mercato del lavoro Marcegaglia pontifica: “Bisogna eliminare le rigidità e introdurre più flessibilità“) come da un secolo a questa parte. Il nemico di tutti, al limite non è manco la Cgil, anche se non parteciperà mai a un tavolo sui licenziamenti di massa (Camusso dixit), ma la Fiom (che fa parte della Cgil. A volte bisogna ricordarlo perché non sempre sono sulle stesse piazze e ci si potrebbe confondere tra maggioranza e minoranza), brontosauro che sta distruggendo l’Italia con la sua caparbietà a non sottomettersi ai padroni e a quelli che hanno venduto l’Italia a pezzi e sono pronti a mangiarsi i resti. In nome dell’entità astratta dell’Europa. Insomma invece di “Gott mit uns”, “Europa mit uns”.

 

Però Cisl e Uil, e le rimembranze Cisnal, hanno costruito finalmente ciò che rivendicavano dal 1948, in continuità con il ventennio precedente e i dettami di Chiesa e America, il sindacato istituzionale e le corporatizzazioni sociali tramite gli enti bilaterali, il ritorno alle gabbie salariali (ognuno nella propria fabbrica magari contro le altre in simbiosi con la concorrenza padronale) e il sostegno ai padroni sulla precarizzazione del lavoro per lo specchietto dello “sviluppo” dell’Italia (dopo 15 anni ne abbiamo la sintesi oggi, eppure c’è chi non vede e spera), l’isolamento maccartista di quei pericolosi riformisti della Cgil. Ex socialisti aiutando, come nel 1922 in Italia e in Germania, appena dopo la Repubblica di Weimar, con l’avvento del nazismo, detto anche nazional-socialismo, nel 1933. Cosa avevano in comune con oggi? La schiavizzazione e l’asservimento del lavoratori, per forza o per fame, però attenzione, oggi in chiave moderna e di grandi riforme, ancora incompiute, del mercato del lavoro.

 

Contro cosa dovrebbero scioperare? Dovrebbero rimangiarsi tutto quello che hanno firmato in bianco in quest’ultimo decennio? Incredibile, cioè impossibile. Anzi verrà raccolta la proposta di Berlusconi alle opposizioni almeno sindacali responsabili: “Quelli presentati alla Ue sono impegni seri in tempi certi. L’opposizione sia responsabile e li sostenga”. Vediamo chi corre prima oltre Casini.

 

L’innalzamento dell’età pensionabile, donne comprese, in realtà c’è già, almeno a 65 anni + un anno senza pensione = 66 anni. Quelli che aspetteranno l’assegno dopo 18 mesi (esempio artigiani) sono già a 66 anni e mezzo. (Non penso che arriveremo a 67 nel 2026. Vuoi mettere, per sei mesi! Anzi a gennaio 2012, quando dovremo rimborsare 25 miliardi per interessi alle banche vedremo, e se governerà il centro-centro-sinistra saranno cavoli loro). Camperanno e consumeranno il Tfr o qualche risparmio se ce l’hanno. Nel frattempo, in questo paese, c’è chi spende 17 milioni di euro a puttane in 18 mesi, con grande invidia culturale di molte più persone di quello che possiamo immaginare. O per le 19 Maserati blindate acquistate (3 milioni di euro) dal ministero della Difesa per i generali mentre i carabinieri elemosinano in piazza per la benzina.

 

Licenziamento per motivi economici ? C’è già. Chissà cosa saranno stati i licenziamenti alla chiusura di Termini Imerese o di Pomiliano o all’Iris o a Terni, oppure delle fabbriche che falliscono a Nord come a Sud, comprese quelle di stato. Cosa sono le Casse Integrazioni in Deroga (cioè “senza ritorno”)? Possiamo considerare quindi la proposta puramente ideologica e fascista, anche se “lo vuole l’Europa”. E non penso siano ingenui. Così come l’Europa ha voluto e vuole la Bolkestein, l’innalzamento della settimana di lavoro fino a 56 ore, l’abbattimento progressivo dello stato sociale, il massimo di flessibilità-precarietà, l’innalzamento a 70 anni per la pensione così rimane a mala pena qualche anno per “godersela”, la felicità delle banche e delle speculazioni finanziarie da proteggere, la cancellazione del bene pubblico e la sua privatizzazione, (chi ha fatto milioni speculando sa benissimo che deve investirli in solidi mattoni, in strutture pubbliche, o in beni necessari e vitali per la gente, per continuare a “crescere”), il plauso alla Grecia, alla Spagna, all’Italia ecc… veri apripista del futuro e sul binario giusto. Infatti le borse europee volano. I bancari continuano a salire.

 

Oltre i tagli l’Europa vuole un piano di sviluppo. Lo strozzino sa che se non produci e guadagni con che li paghi i debiti e gli interessi? Eppure si sono accontentati di chiacchiere e del ponte di Messina che non si può più fare, malgrado lo sperpero già effettuato. Eppure hanno sorriso sarcastici sugli impegni presentati e sulla fiducia. Mah!

 

Chissà se in fondo non pensano sia meglio ridurre il mondo dei lavoratori in miseria e senza speranza per il futuro, uccidendo anche un sembiante di ideale sociale, e approntare un nuovo mondo legalmente autoritario e padronale, (vedi Club di Bildelberg, oppure “New Deal Act” dell’estrema destra americana), piuttosto che ridare subito i soldi alle banche, cosa che potranno sempre fare dopo. In fondo forse per questo sia Bonanni che Berlusconi sono ancora utili.

 

Sembra che per Bonanni, tutto questo sia piovuto dal cielo o sia solo il risultato del cosiddetto “il mondo è cambiato” oppure della stupida espressione “noi non facciamo politica”. O non capisce oppure sì, e allora vi collabora in nome della tutela dei lavoratori. Tanto ormai la confusione sul significato delle parole è abbastanza alta da poter essere strumentalizzato a piacere. Può ancora credere a quello che dice Berlusconi quando gli propone l’antico ritornello e l’alibi necessario: “Noi vogliamo soltanto creare un mercato del lavoro più efficiente, più moderno e soprattutto aperto alle donne e ai giovani: questo era e resta il nostro impegno per il mondo del lavoro”. Come se fino ad oggi non avessimo visto i risultati.

 

Per tutto questo la sua minaccia di sciopero fa solo ridere, anche perché sappiamo che non lo farà, neppure per finta. “L’Europa non lo vuole”, in tempi così difficili ci mancherebbe, un po’ di responsabilità se vogliamo salvare l’Italia dei ricchi. Come dice il Presidente Napolitano:”Siamo nella stessa barca e bisogna sbrigarsi”. (Fonte: www.ilmondodiannibale.it)

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