" Nowhere Boy". La recensione

John Lennon (Aaron Johnson), è un turbolento quindicenne nella Liverpool del 1955.
Abbandonato dai genitori all’età di quattro anni, vive con la severa zia Mimi (Kristin Scott Thomas), che lo vorrebbe crescere come un bravo ragazzo borghese e studioso.
Ma John è destinato a fare ben altro nella vita: ritrova la madre Julia (Anne-Marie Duff) che lo introduce al rock ‘n’ roll e gli insegna a suonare il banjo, forma la sua prima band, “The Quarrymen” e conosce un ragazzo che suona la chitarra al contrario, tale Paul McCartney (Thomas Brodie Sangster).
Ma l’infanzia di John si concluderà in modo tragico, prima di condurlo a quel percorso che lo ha consegnato alla storia.

“Nowhere boy” è la pellicola di esordio di Sam Taylor-Wood artista concettuale del movimento Young British Artists. Il film racconta la vita adolescenziale di John Lennon, considerando un arco di tempo molto breve (dai 15 ai 17 anni) e attinge principalmente dal libro “Imagine This - Io e mio fratello John Lennon” di Julia Baird, la sorellastra di Lennon. La sceneggiatura è stata scritta da Matt Greenhalgh, già apprezzato per “Control” un bio-pic sul frontman dei “Joy Division”, Ian Curtis.

Storia di rapporti incrociati tra  John, sua zia Mimi e sua madre Julia sullo sfondo di una Liverpool pronta a pulsare di Rock’n’roll. Sam Taylor-Wood prova a raccontare la genesi del mito attraverso le due donne (con le loro personalità forti e contrastanti) che hanno guidato (e segnato) Lennon nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
Romanzato con gusto, il film apre con una bella sequenza onirica, ma prosegue senza grandi sorprese, passando in rassegna le varie tappe (John che impara a suonare il banjo della madre, il primo concerto dei Quarrymen, l’incontro con Paul..) che ogni  beatlesiano conosce. Lo sceneggiatore Matt Greenhalgh affianca a questi avvenimenti ormai storici il dramma familiare a tre, srotolandolo con i giusti tempi cinematografici e le giuste svolte, come un compitino fatto troppo per bene.
E così, anche se fotografia e i costumi rendono giustizia alla vicenda, la pellicola si avvicina ad uno standard di film tv “politically correct” (proprio la BBC ha trasmesso nel 2010 “Lennon Naked”, film tv che racconta la vita di Lennon tra il 1967 e il 1971).

Ci vogliono diversi minuti di film per convincersi che l’Aaron Johnson che stiamo guardando è John Lennon.
Dopo l’inevitabile confronto iniziale, bisogna ammettere che Johnson è piuttosto bravo (per la parte ha imparato a cantare, suonare la chitarra e a parlare nel dialetto di Liverpool) e gli occhiali e il look accattivante sono la ciliegina sulla torta.

“Nowhere boy”, a trent’anni dalla morte di Lennon, diventa una tappa obbligatoria per ogni fan che si rispetti, un film corretto, adeguato anche per chi vuole conoscere le origini del mito…senza tante sorprese o pretese. Forse si poteva osare di più.  ( Fonte: www.cinemalia.it)

Autore: Marco Aresu

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