Non lo butto! E la casa diventa una discarica

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

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Homer e Langley Collyer sono uno dei casi più famosi di accumulatori compulsivi. Appartenenti a una ricca famiglia di New York, i due fratelli raccolsero nella loro casa sulla Fifth Avenue ogni genere di oggetti per decenni, finché, nel 1947, i loro corpi furono ritrovati  in mezzo a 140 tonnellate di rifiuti  © Bettmann/CORBIS

Riempiono casa fino all'inverosimile delle cose più inutili: sono le persone che soffrono di disturbo da accumulo compulsivo. Uno studio svela che all'origine di questa condizione non c'è un abnorme senso del possesso, ma un problema nei circuiti neuronali della scelta che porta che ne soffre a temere che buttare qualcosa, qualsiasi cosa, sia una decisione potenzialmente sbagliata.

Di Katherine Harmon

Jill, una donna di 60 anni che vive a Milwaukee, è riuscita a superare lo stato di estrema povertà in cui viveva. Così, ora che ha abbastanza soldi per mettere del cibo in frigo, lo riempie. Riempie anche il freezer, l'armadio e ogni altro angolo della casa. "A volte, quando ci sono dentro troppe cose, uso il nastro adesivo per chiudere la porta del congelatore", ha spiegato a una troupe della rete televisiva A&E. Una ripresa della sua cucina mostra un gatto che si arrampica su un cumulo di pompelmi marci, e la maggior parte delle superfici, contatori inclusi, è coperta da diversi centimetri di ciarpame e cibo avariato. "Sono rimasta inorridita", ha detto la sorella minore dopo averle fatto visita. E il padrone di casa minaccia di sfrattarla perché le condizioni igieniche sono diventate precarie.

Jill è una delle persone che hanno rivelato in televisione qual è la realtà della vita di un accumulatore compulsivo. Una volta ci si riferiva alle persone con queste tendenze come a "collezionisti" o "eccentrici", ma negli ultimi anni gli psichiatri hanno ipotizzato che soffrano di un tipo specifico di disturbo ossessivo-compulsivo (OCD). E stanno crescendo le pressioni perché nella nuova edizione della “bibbia” della psichiatria, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), il disturbo da accumulo venga classificato come una malattia a sé stante.
I risultati di un nuovo studio di scansione cerebrale, pubblicato online il 6 agosto dagli “Archives of General Psychiatry”, vanno a sostegno di questa nuova classificazione. Lo studio, diretto da David Tolin della Yale University School of Medicine, definisce il disturbo da accumulo compulsivo come "acquisizione eccessiva e incapacità di gettare via oggetti, con conseguente disordine debilitante".

http://www.lescienze.it/images/2012/08/12/195841333-28dec5d2-65a9-4aa2-a885-88ec134400b2.jpgMolti di noi sentono la propria casa o il proprio spazio di lavoro più affollato del dovuto, o di quanto servirebbe alla nostra serenità mentale. Ma nelle persone a cui è stato diagnosticato il disturbo da accumulo compulsivo di solito questo comportamento arriva a livelli straordinari. La Mayo Clinic ha realizzato anche una guida al trattamento e alla prevenzione di questo tipo di disturbo, in cui si può leggere questa raccomandazione: "Cercate di mantenere l'igiene personale e di fare il bagno. Se avete accatastato degli oggetti nella vasca o nella doccia, spostateli in modo da potervi lavare."

Alcuni accumulano particolari tipi di oggetti, come giornali, bricolage o indumenti. Altri, affetti da una condizione nota come sindrome di Diogene, conservano i rifiuti, compresi vecchi contenitori, cibo andato a male o rifiuti umani. Infine, ci sono gli accumulatori di animali, persone che raccolgono molti più animali di quanti possano mantenerne in condizioni adeguate, mettendo a rischio la salute e la sicurezza propria e degli animali.
Per saperne di più sulle differenze fra il cervello degli accumulatori compulsivi, quello degli adulti normali e quello delle persone potenzialmente a rischio, Tolin e colleghi hanno reclutato 43 adulti a cui era stato diagnosticato il disturbo da accumulo compulsivo, 31 con disturbo ossessivo-compulsivo e 33 adulti sani di controllo, sottoponendoli a fMRI. A ogni soggetto è stato chiesto di portare da casa una pila di carte, come giornali e posta indesiderata, mentre un’analoga collezione di articoli di carta veniva portata dagli sperimentatori. Successivamente sono stati fotografati 50 oggetti appartenenti ai soggetti testati e 50 appartenenti agli sperimentatori e le immagini proiettate nel campo visivo del soggetto sottoposto a fMRI. A ciascuno è stato chiesto di scegliere se volevano conservare un elemento visualizzato (sia appartenente al soggetto sia agli sperimentatori) o sbarazzarsene premendo un pulsante. In seguito (e in una più breve sessione di allenamento), sono stati messi di fronte a tutti gli oggetti scartati e sono stati informati che le loro decisioni avrebbero avuto una conseguenza reale e immediata.

I controlli sani hanno scelto di scartare una media di circa 40 dei 50 oggetti che avevano portato, e quelli con disturbo ossessivo-compulsivo circa 37. Ma quelli con un disturbo da accumulo hanno scartato solo 29 dei 50 oggetti che avevano portato. Inoltre, gli accumulatori impiegavano un tempo leggermente più lungo rispetto ai controlli sani (2,8 secondi rispetto ai 2,3 secondi) per decidere che cosa fare, riferendo anche un livello sostanzialmente più alto di ansia, indecisione e tristezza durante il processo decisionale rispetto ai controlli sani o con disturbo ossessivo compulsivo .
Nelle scansioni fMRI, i soggetti con disturbo da accumulo hanno mostrato differenze fondamentali sia nella corteccia cingolata anteriore, associata alla rilevazione degli errori in condizioni di incertezza, sia nell’insula mediale e anteriore, legata alla valutazione del rischio e dell’importanza degli stimoli e alle decisioni emotivamente cariche. È interessante notare che in queste regioni gli accumulatori hanno mostrato un’attività cerebrale inferiore quando dovevamo decidere su oggetti di altre persone. Ma quando si trovavano di fronte ai propri oggetti, quelle aree mostravano tassi di attività molto più alti rispetto alle persone con disturbo ossessivo-compulsivo o ai controlli sani.

Come hanno notato Tolin e collaboratori, gli accumulatori non sono necessariamente ansiosi di conservare tutto ciò che possiedono; piuttosto, "il disturbo è caratterizzato da un marcato evitamento del processo decisionale per il possesso". E l'attività extra nella corteccia cingolata anteriore e nell'insula durante la valutazione di che cosa fare con i propri oggetti "può ostacolare il processo decisionale e portare a un maggiore senso di incertezza sull'esito". In altre parole, gli accumulatori hanno spesso la sensazione di rischiare di prendere la decisione sbagliata e che tale decisione potrebbe comportare un pericolo maggiore di quello reale. "La lentezza del processo decisionale può essere un elemento centrale della ridotta capacità di decisione dell’accumulatore”, scrivono gli autori.
http://www.lescienze.it/images/2012/08/11/160100869-f44b446f-c214-4f78-9fbf-98bb17770a54.jpgL’elemento su cui insistono i reportage sugli accumulatori compulsivi è che il soggetto non si rende conto che il suo stile di vita è fuori controllo. Bernie, una donna dell’Illinois di 59 anni, ha dichiarato: "Non mi considero affatto un'accumulatrice", anche dopo aver mostrato alla troupe televisiva una casa stracolma, con una sala biliardo riempita quasi fino al soffitto con giocattoli e altri oggetti. Come osservano gli autori dell’articolo, le persone affette da questo disturbo "sono spesso caratterizzate da una scarsa consapevolezza della gravità della loro condizione, che li porta a resistere ai tentativi di intervenire da parte di altri." E come nota la guida della Mayo Clinic, anche se si buttano le cataste accumulate, spesso gli accumulatori iniziano subito a raccogliere ancor più oggetti, perché la loro condizione di fondo non è stata affrontata.

Come per i pazienti con disturbo ossessivo compulsivo, anche con quelli con disturbo da accumulo compulsivo si è avuto un certo successo nella riduzione dei sintomi negativi con l’assunzione di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Anche psicoterapia e terapia cognitivo-comportamentale sono spesso impiegate per aiutare i pazienti a superare la malattia. Sebbene nessuno di questi metodi rappresenti un modo sicuro per curare gli accumulatori compulsivi, il più grande ostacolo al superamento della condizione sembra essere il riconoscimento del problema. E come la Mayo Clinic raccomanda, "ricevere un trattamento al primo segnale di comparsa del problema può aiutare a impedire che il disturbo da accumulo diventi grave." ( Fonte: www.lescienze.it)

(La versione originale di questo articolo è apparsa su scientificamerican.com il 6 agosto. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati)

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