" Non è tempo di cacasotto, questo è il tempo per gli eroi " di Filippo Rossi

http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRvaUqOeYA-1hhnVZJOyjGh2SZvw4jVCbjHUmWPYaf3fzAUGQ9Z1w&t=1La burocrazia è una metastasi della politica. Il potere degli apparati non è altro che una palla messa al piede di chi vuole mettersi in cammino, esplorare nuovi territori, scoprire nuove prospettive.

 

Lì proliferano uomini senza consenso, che sfruttano i ruoli che qualcun altro gli ha dato. Codardi impenitenti che hanno l’unico obiettivo di difendere l’ordine costituito, l’unica àncora che può ancora garantire il loro piccolo potere, i loro piccoli interessi, le loro piccole rendite di posizione.

Cacasotto.

Ecco cosa sono. Le burocrazie politiche non sono mai rivoluzionarie. Non possono esserlo. E mai diventano protagoniste del cambiamento. Non vanno mai sulle barricate. Non ci mettono la faccia. Non scrivono mai la storia. Ma sono convinte di poterla gestire. Ammantano di moderazione, di equilibrio e di prudenza il loro desiderio più profondo: che tutto rimanga uguale, che tutto rimanga immobile, che tutto si conservi in eterno. Per loro, per i loro figli, per i figli dei loro figli.

Per i burocrati la cultura è una scartoffia capace di nascondere interessi altri. I libri, per loro, sono mattoni di un muro difensivo. E le idee sono le quinte che nascondono quel che non vogliono far vedere. È tutto finto. Azzeccagarbugli. Avvocati di se stessi che proteggono uno stipendio, un conto in banca, una casa, una macchina con autista. Che proteggono i loro piccoli poteri, unti di favori e compromessi.

La politica, quella vera, quella rivoluzionaria, deve avere la forza di cacciare via tutti i burocrati. Li deve schiacciare, come fossero serpenti velenosi. Perché i loro consigli non sono mai genuini, non sono mai spassionati, non sono mai sinceri. E soprattutto mai disinteressati. Perché parlano sempre con lingua biforcuta.

La politica in movimento, dunque, deve avere il coraggio di essere spietata perché la burocrazia è il suo primo, unico nemico. Perché la burocrazia difenderà fino all’ultimo un regime in disfacimento. Per codardia, per pigrizia, per stupidità. Si attaccherà alla mammelle rancide di quel regime fino all’ultimo giorno utile: sono le uniche che gli hanno dato da mangiare. La burocrazia è sempre miope. La burocrazia non capisce mai il vento della storia. La burocrazia è sempre “burocratica”, pedante, fiscale, lenta. Ti guarda negli occhi e non capisce (o fa finta di non capire). Il suo mondo è sempre dietro alle spalle, il suo ideale è sempre nostalgico. La burocrazia è infastidita, contrariata dalle novità. Perché le novità rompono quell’appartato equilibrio nel quale è vissuta e vorrebbe continuare a vivere. La burocrazia si limita agli ordini di servizio, non va al di là delle circolari. La burocrazia non dà giudizi di merito, basta che sia rispettata la procedura. La burocrazia non si mette di traverso, non alza il dito. La burocrazia preferisce abbassare la testa e aspettare tempi migliori… I burocrati sono sempre servizievoli. Aspettano solo il momento giusto per cambiare padrone: l’importante è che ce ne sia uno che fornisca le direttive da seguire.

Per questo i burocrati non possono fare politica. La politica è l’arte del cambiamento. Loro sono figli dell’immobilismo: non fanno la storia, la subiscono. Non annusano il futuro.

Chi, oggi, vuole fare la storia, chi aspira a diventare protagonista del futuro deve tenere alla larga ogni tipo di burocrazia. Deve partire all’avventura: senza paura, senza zavorre. E senza scartoffie. Non è tempo dei cacasotto. Non è tempo degli azzeccagarbugli. È tempo di eroi. È tempo di politica. ( Fonte: www.ilfuturista.net)

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