Niente risorse: bye bye alla politica ambientale

http://www.ilfuturista.it/images/stories/ATTUALITA5/protocollo-di-kyoto.jpgNei momenti di crisi si guarda avanti. Questo ci dicono, praticamente da due anni, analisti, guru e studiosi. L'avanti per l'economia mondiale è il concetto di sostenibilità di sviluppo, del sistema ambiente come volano di crescita. Ma l'Italia, senza perderci sull'ovvio, è ancora molto indietro e con una gestione della crisi così contingente rischia di rimanere totalmente ferma. Nello specifico è importante ricordare che le leggi di ratifica delle Convenzioni e dei Protocolli delle Nazioni Unite in campo ambientale, hanno assegnato al Ministero dell'Ambiente le risorse finanziarie per rispettare gli impegni sottoscritti dall'Italia, che corrispondono alla quota di partecipazione del nostro paese all'impegno cumulativo dell'Unione Europea nell'ambito degli stessi accordi.

 

Ovvero, se l'Italia non garantisce la sua quota altri stati membri devono coprire il buco lasciato dall'Italia. Il totale delle risorse attribuite, per legge, al Ministero dell'Ambiente, in attuazione degli impegni sottoscritti in particolare con la convenzione sui cambiamenti climatici ed il protocollo di Kyoto, con il protocollo di Montreal per la protezione della fascia di ozono, con la Convenzione di Rotterdam sui pesticidi, con la Convenzione sulle Alpi, ammonta a oltre 82 milioni €/anno. Queste risorse finora, grazie all'impegno e al sacrificio di alcuni lungimiranti sono state utilizzate come "volano" per cofinanziare progetti di cooperazione ambientale internazionale con la partecipazione delle imprese italiane. Questo lavoro è stato molto apprezzato in paesi come quelli balcanici, il Brasile, la Cina, l'Iraq, l'area nord africana o il Messico, con ritorni significativi per le nostre imprese: Si pensi che in Cina, in 10 anni a fronte di un contributo di circa 180 milioni € il ritorno per le imprese italiane è stimato in oltre 1,6 miliardi €, senza calcolare i vantaggini un rapporto bilaterale così intenso e fondato su atti concreti. Tuttavia, nonostante gli impegni che rendono obbligatoria la nostra partecipazione agli accordi sottoscritti nell'ambito delle Convenzioni e dei Protocolli, e nonostante i risultati raggiunti, già a partire dal 2009 le risorse sono state progressivamente "tagliate" . I colpevoli di questi tagli sono diversi: sicuramente la crisi generale, ma anche alcune decisioni discrezionali del Ministro nell'ambito della manovra. Nel 2009 le risorse erano passate da 82 milioni a circa 70, nel 2010 a meno di 60, all'inizio del 2011 a 38 e dopo la prima manovra a 26. Nello stesso tempo l'Italia, nel Consigli dei Ministri dell'Ambiente e delle Finanze dell'Unione Europea, così nell'ambito del Consiglio Europeo, ha condiviso l'indicazione comunitaria per l'aumento dei contributi ai Paesi in via di sviluppo nell'ambito della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici; infatti solo nel 2011-2012 l'impegno per l'Italia è di almeno 200 milioni €/anno. L'indicazione comunitaria è diventato impegno vincolante per gli Stati membri, e sarà confermato alla prossima Conferenza sui Cambiamenti Climatici di Durban nel dicembre 2011 ed a quella di Rio de Janeiro sullo Sviluppo Sostenibile nel giugno 2012. A questo punto l'Italia sarà l'unico paese europeo e del G8 che non potrà confermare né gli impegni presi né quelli assunti recentemente in ambito europeo. Non si tratta solo di un'imbarazzante situazione politica, ma anche di un danno per l'economia nazionale: l'azzeramento delle risorse impedisce la prosecuzione dei programmi in corso in Cina, in Brasile in vista delle Olimpiadi del 2016, nei paesi del Nord Africa in veloce e in alcuni casi violenta trasformazione, nei Balcani che accedono ai fondi europei in vista dell'adesione alla UE, cancellando le posizioni di vantaggio acquisite nel corso degli ultimi 10 anni a favore delle imprese italiane. Nei momenti difficili si vede la stoffa dei leader e la lungimiranza di chi guarda oltre il recinto del suo giardino, ma oggi di tutto questo neanche l'ombra. E i nostri ponti con un mondo che cerca di uscire dalla crisi credendo nello sviluppo sostenibile sono tutti tagliati. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

Autore: Fabrizio Penna

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