" News Un terzo dei deputati siciliani ha problemi con la giustizia" di Laura Galesi

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La protesta del deputato Cateno De Luca poi arrestato per tentata concussione

Un terzo dei deputati dell’Ars hanno procedure giudiziarie. Sono onorevoli colleghi i deputati di Palazzo dei Normanni che ad oggi sono iscritti nel registro degli indagati della magistratura siciliana. Con il rinvio a giudizio del deputato Franco Mineo di Forza del Sud, ritenuto prestanome dei boss del quartiere Acquasanta di Palermo e l’arresto di Caetano De Luca (Sicilia Vera) per tentata concussione e peculato sarebbero 27 dal 2008 ad oggi, su una compagine governativa di 90, i deputati interessati da procedure giudiziarie di vario titolo. Sono quattro gli arresti che dallo scorso novembre ad oggi hanno interessato deputati regionali.

 

Una quindicesima legislatura da ricordare per il presidente della Regione Raffaele Lombardo stesso che, nell’inchiesta Iblis partita lo scorso novembre dalla procura catanese, era accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Tesi oggi demolita. Ora la Procura di Catania, infatti, ha stralciato la posizione dei fratelli Lombardo e di Ferdinando Bonanno l’imprenditore di Eurospin Sicilia Spa, mentre le indagini continuano per gli altri 53 imputati dell’inchiesta Iblis (erano 56). La più grossa inchiesta nel catanese che ha fatto emergere i rapporti tra mafia, politica ed economia. Ora il fascicolo è stato avocato ai quattro giudici che avevano inseriti tra i nomi quelli dei Lombardo’s. L’inchiesta sarà ora coordinata da Michelangelo Patanè, procuratore capo facente funzioni che, partendo dalla recente sentenza di assoluzione in Cassazione per Calogero Mannino a tutela di Lombardo spiega che «l’ipotesi di reato non avrebbe retto in sede di giudizio».

 

Stessa inchiesta catanese dove è stato arrestato, per concorso esterno, un altro deputato centrista Fausto Fagone ( Pid), seguito dall’ex Pdl Giovanni Cristaudo (ora Alleati per la Sicilia). Fagone però è stato scarcerato nei giorni scorsi e ha rassegnato le dimissioni dall’Ars. Arresti partiti a novembre e ancora in corso d’opera. A marzo, ai domiciliari è finito il deputato ragusano del Mpa Riccardo Minardo. Indagato per truffa ai danni dello Stato e dell’Unione Europea. L’onorevole Riccardo Minardo è politico molto noto in quella area molto ricca della Sicilia. Democristiano doc, poi Ccd e Cdu, passa per l’Udr di Cossiga, poi Forza Italia ed approda nel Mpa. Ma la sua notorietà è dovuta anche alla presenza del fratello Saro Minardo, petroliere e imprenditore di punta. Voci di corridoio dicono che prima di diventare imprenditore facesse il bidello.

 

Riccardo Minardo è stato arrestato dalla guardia di finanza di Ragusa per associazione a delinquere, truffa ai danni dello Stato e dell’Ue. Una storia nota da tempo e che riguardava la «gestione privatistica» di fondi statali ed europei riservati al Copai, il Consorzio Provinciale dell’area Iblea, nel ragusano. Oltre a quello dell’Ars dove poteva vantare un ruolo di tutto rispetto come presidente Affari istituzionali all’Ars, Minardo è stato l’artefice a Modica del “Mpd” (ma la sigla è una trovata giornalistica) cioè dell’accordo tra Pd ed Mpa. Palazzo dei Normanni nei giorni scorsi è stato sconvolto dall’ennesimo fatto curioso. L’Ars ha salvato con il voto d’aula Santo Catalano. Il deputato, eletto nel Mpa e poi approdato al Pid era subentrato a un altro collega che non si poteva candidare perché aveva patteggiato una condanna per falso, abuso d’ufficio per abusivismo edilizio.

 

Con voto a scrutinio segreto e trasversale è stata respinta la richiesta della commissione verifica poteri che aveva deliberato la decadenza del politico per «incandidabilità originaria». Mala tempora anche per il Pd. Fine senza allori anche per Gaspare Vitrano (Pd), arrestato in flagranza di reato dopo avere incassato una mazzetta di diecimila euro. Anche per lui non c’è più il carcere ma l’obbligo di non risiedere in Sicilia. «Ormai le istituzioni italiane - dice Orazio Licandro della segreteria nazionale della Federazione della Sinistra a proposito dell’arresto di De Luca - a cui non sono estranee quelle siciliane, sono profondamente infiltrate dalla criminalità. È vera la presunzione di innocenza e attenderemo il lavoro della magistratura, ma certamente un parlamentare che in così poco tempo cambia sei volte casacca non lo reputiamo mosso da nobili ideali in politica. Per liquidare questa ennesima degradante vicenda siciliana c’è da usare davvero lo slogan di De Luca, ovvero demoliamo la Regione».

 

«Demoliamo la regione» e si mette in mutande all’Ars. Originalità era il leit motiv della carriera politica di Cateno De Luca che in due anni ha fatto un notevole mutamento politico. Sindaco di Fiumedinisi, un paesino del messinese è passato attraverso il Mpa, poi il Gruppo Misto, ancora Forza del Sud e poi Pdl prima di fondare il movimento “Sicilia vera”. Una storia conclusa, almeno per il momento, per l’arresto per tentata concussione e falso in atto pubblico nella sua attività di sindaco di Fiumedinisi. Lo stesso che voleva demolire la Regione e si è denudato nell’assise regionale. Fu eletto all’Ars nel 2006 con il Mpa di Lombardo con quasi 9 mila voti di preferenza, una perdita per il gruppo autonomista quando lasciò i lombardiani, una breve frequentazione a Forza del Sud, il movimento fondato da Gianfranco Miccichè e Michele Cimino, del quale divenne capogruppo. Una scelta momentanea che poi lo ha portato a fondare “Sicilia Vera” e entrare nel Pdl.

 

La Terza via. Cambia il vento anche in Sicilia?

C’è una Terza via alla quale fanno riferimento tutte le forze della sinistra che si sono riunite a Catania nei giorni scorsi per resuscitare una “questione morale”. Sono venuti da tutta la Sicilia e comprendono partiti che vanno da Rifondazione, a Sinistra e Libertà, passando per l’Italia dei Valori, Arci, Libera e per Un’altra storia, il gruppo nato dalla candidatura della eurodeputata Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso da Cosa nostra. C’è anche una parte del Pd che non vede di buon occhio l’accordo regionale con il movimento di Lombardo. Si sono incontrati per fare il punto dopo l’ennesimo arresto di un deputato e lanciare l’idea di una nuova Sicilia. Chiedono un’alternativa alla attuale situazione politica, rinnovamento e al Pd di sciogliere l’accordo con il Mpa. «C’è un sistema di aumento delle clientele - ha concluso Renato Costa della Cgil- Ben ottantamila persone a vario titolo sono al libro paga della Regione, a fronte delle 3700 della Lombardia e 2700 dell’Emilia Romagna». Una questione morale che già lo scorso novembre dopo l’arresto di Fagone era riemersa. «E’ necessario- aveva detto Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all’Ars - che la politica faccia una rigorosa selezione della classe dirigente», la stessa posizione che aveva anche Giuseppe Castiglione coordinatore del Pdl Sicilia: «E’ necessario un codice e una maggiore assunzione di responsabilità». ( Fonte: www.linkiesta.it)

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