'Ndrangheta/ Appalti e mercati: le mani sul Nord. Dov'è finito l'orgoglio padano?

Un grado di penetrazione "profondo ed impressionante nell'amministrazione della res pubblica", una rete di rapporti "vasta e in grado di assicurare ogni tipo di favori", le mani su opere pubbliche ed edilizia, mercati e droga: che la ‘Ndrangheta sia impiantata stabilmente nel nord Italia lo dicono decine di indagini e lo confermano inquirenti ed investigatori: le cosche, sottolineava due anni fa il sostituto procuratore della Dna Enzo Macri', "non hanno oggi una sola capitale: Reggio Calabria, certamente, ma forse la vera capitale è Milano".

 

Una "colonizzazione" iniziata negli anni '70 ed emersa nel processo milanese sulle infiltrazioni mafiose sull'Ortomercato, proseguita negli anni '80 e '90 con il controllo del mercato della droga fino ad arrivare ai tentativi di infiltrarsi negli appalti per la realizzazione delle opere dell'Expo 2015. "Il primo lavoro dell'Expo - dice il boss Salvatore Strangio in un'intercettazione dell'aprile 2009 - al 99% lo prende la Perego", società sotto il controllo delle cosche. E' con l'operazione ‘Crimine' dell'estate del 2010 (300 persone arrestate in Calabria e in altre regioni) che viene però svelato il vero volto della ‘Ndrangheta nel nord Italia e, soprattutto, in Lombardia.

C'è una vera e propria struttura di vertice, come la Cupola di Cosa Nostra, chiamata ‘Piramide' o ‘Crimine' composta da quattro ‘mandamenti' all'interno dei quali si muovono le ‘locali', che sono a loro volta formate delle ‘ndrine o ‘famiglié. E uno dei mandamenti, scrivono gli inquirenti, è ‘La Lombardia': la "più importante" tra le "molteplici proiezioni oltre il territorio calabrese", con circa 500 affiliati e una ventina di ‘locali'.

 

Come si è sviluppato questo mandamento? "La ‘Ndrangheta in Lombardia si e' diffusa non attraverso un modello di imitazione ma attraverso un vero e proprio fenomeno di colonizzazione, cioé di espansione su di un nuovo territorio, organizzandone il controllo e gestendo i traffici illeciti, conducendo alla formazione di uno stabile insediamento mafioso in Lombardia". La ‘Ndrangheta ha in sostanza ‘'messo radici", divenendo "un'associazione dotata di un certo grado di indipendenza dalla ‘casa madre', con la quale però comunque continua ad intrattenere rapporti molto stretti e dalla quale dipende per le più rilevanti scelte strategiche".

 

In Lombardia - ma anche in Piemonte e Liguria dove l'operazione Crimine individua diversi affiliati - dunque, i boss operano come in Calabria: utilizzando "linguaggi, riti, doti, tipologia di reati tipici della criminalità della terra d'origine e trapiantati" al nord "dove la ‘Ndrangheta si è trasferita con il proprio bagaglio di violenza".

 

L'operazione dello scorso luglio svela anche i collegamenti delle cosche con il mondo imprenditoriale e della politica. In carcere finisce il direttore della Asl di Pavia Carlo Antonio Chiriaco che, secondo le indagini del procuratore Ilda Boccassini, avrebbe indicato al capo della ‘Ndrangheta in Lombardia, Pino Neri, di convogliare i voti alla ultime elezioni regionali lombarde sul deputato del Pdl Giancarlo Abelli, che venne eletto in Consiglio regionale ma poi lasciò l'incarico mantenendo quello di parlamentare.

Dall'indagine emerge anche la figura di Antonio Oliviero, ex assessore della giunta Penati, indagato per corruzione e bancarotta della società Perego General Contractor, "una delle maggiori società - scrive il Gip Giuseppe Gennari - operanti in Lombardia nel settore movimento terra", vera e propria cassaforte del boss Strangio, "capace di mantenere 150 famiglie calabresi". Oliviero è il "collettore per ogni problematica di interesse" della società e del suo titolare, Giuseppe Perego, "principale strumento di accesso a quel mondo", cioé quello fatto dei politici, "con l'obiettivo di mettere le mani sugli appalti pubblici".

 

C'è, infine, un episodio che testimonia forse meglio di altri la forza della ‘Ndrangheta in Lombardia: è il summit del 31 ottobre 2009 che si tiene nel centro per anziani di Paderno Dugnano intitolato a Falcone e Borsellino e al quale partecipano 22 affiliati alle cosche, tra cui diversi capi di ‘locali'. In quell'occasione viene eletto Pasquale Zappia come ‘mastro generale' della Lombardia dopo la morte di Carmelo Novella, ex responsabile del mandamento, ucciso perché aveva tentato di rendere autonome le ‘locali' dalla casa madre. "Se siamo qui - dice Pino Neri - è perché tutti, evidentemente, ci teniamo allo stesso scopo... Calabria, Lombardia e tutte le parti hanno stabilito ‘patti e prescrizioni' che valgono non solo per la Lombardia ma pure per tutti...noi dobbiamo pensare ad unire, non a dividere...". ( Fonte: www.americaoggi.info)

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