Nazioni unite contadine - di Monica Di Sisto

http://expodeipopoli.it/wp-content/uploads/2013/04/IMG_8289-e1367267758267-940x360.jpgQueste sono giornate che rischiano di fare la storia: dal 13 al 19 luglio le Nazioni unite hanno convocato a Ginevra per la prima volta il Gruppo di lavoro intergovernativo sui diritti umani dei contadini. Una importante conquista, quella che porta la questione contadina nel cuore della governance globale. Un risultato che non nasce dalla lungimiranza degli Stati, ma dalla lotta dura che organizzazioni e reti contadine come La Via campesina hanno portato avanti dal 2001 per cambiare la lunga sequenza di violenze e discriminazioni subite per la sola colpa di aver voluto difendere la loro terra e il nostro futuro.

Dopo un faticoso negoziato andato avanti tra il 2008 e il 2012, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni unite con una specifica Risoluzione (A/HRC/RES/21/19) ha riconosciuto l’esigenza di proteggere e promuovere i diritti umani del miliardo e 200milioni di contadini e lavoratori delle aree rurali di tutto il mondo, mettendo in piedi un processo formale per arrivare a una Dichiarazione universale dei loro diritti. Il Gruppo di lavoro intergovernativo, per questo, diventa uno strumento unico per affrontare, al tempo stesso, le sfide fondamentali della sicurezza alimentare contro i crescenti conflitti su terra e acqua, oltre che sui prezzi del cibo e i cambiamenti climatici che aggravano la situazione già difficilissima.

Il Relatore speciale sul Diritto al cibo delle Nazioni unite Olivier De Schutter, quando spiegava nel 2008 perché fosse urgente impegnare gli Stati a scrivere insieme una Dichiarazione dei diritti dei contadini e di chi lavora in area rurale (A/HRC/9/23, 8) spiegava che «la crisi alimentare è il risultato dei redditi insufficienti di chi ne è colpito, degli squilibri di potere nella catena di produzione e di distribuzione del cibo, e della assoluta perdita di potere dei segmenti più poveri ed emarginati della società». E infatti il Comitato di consulenza che ha preparato una ricerca non ufficiale che è, però, alla base dei lavori di questi giorni, ha confermato che la fame, come la povertà, è un problema essenzialmente rurale e che sono i contadini quelli che più ne soffrono. «In un mondo in cui si produce cibo sufficiente per nutrire l’intera popolazione globale, oltre 700 milioni hanno fame,– si legge nella ricerca – l’80 per cento delle persone affamate vive in area rurale e del miliardo di persone che vive in estrema povertà, il 75 per cento abita e lavora in campagna e il 20 per cento è senza terra. Molti lavorano come fattori o braccianti: i primi pagano alti affitti e i secondi hanno paghe da fame e migrano di lavoro insicuro a lavoro informale e viceversa».

Le donne, che giocano un ruolo fondamentale nell’approvvigionamento di cibo delle loro famiglie visto che producono tra il 60 e l’80 per cento dei raccolti dei «Paesi in via di sviluppo», sono circa il 70 per cento degli affamati e soffrono sproporzionatamente di malnutrizione, fame e insicurezza alimentare. Ma le cinque cause principali della loro fame e di quella dei loro figli e compagni, sempre secondo gli esperti che hanno istruito il percorso che ha portato Stati e società civile a Ginevra, parlano la lingua delle violazioni dei diritti umani. La fame ti schiaccia quando ti portano via la terra, o sei profugo o sfollato a forza. Ti morde per discriminazione di genere. Ti annienta in assenza di una riforma agraria o di politiche di sviluppo rurale. Ti uccide quando manca nelle politiche del tuo Paese un salario minimo o un sistema di protezione sociale. Ti imprigiona perché i movimenti che difendono i diritti dei contadini e delle loro famiglie sono troppo spesso criminalizzati.

Henry Saragih, che rappresenta La Via Campesina a Ginevra, nel suo intervento ha ricordato queste affermazioni e le ha usate per dimostrare che, visto che le Nazioni unite sono il luogo di costruzione delle politiche di cooperazione tra Stati, è importante mettere nero su bianco quali sono i diritti umani dei contadini e perché hanno il diritto di essere sempre coinvolti nelle politiche che li riguardano, «per evitare che nella costruzione delle reti di cooperazione globale sul cibo e lo sviluppo rurale non si compiano gli stessi errori che si stanno facendo nell’affrontare la crisi alimentare globale. E il primo tra tutti è quello di non riconoscere il protagonismo dei contadini e delle loro comunità in tutto quello che li riguarda».

Citiamo, di passaggio, l’ennesimo motivo per cui vergognarci di essere italiani: verremo ricordati, insieme a Stati Uniti, Spagna, Austria, Belgio, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia e Romania, per essere stati gli unici paesi di tutte le Nazioni Unite, ad aver votato contro la Risoluzione e, quindi, contro questo percorso di riconoscimento dei diritti umani. Davvero bravi: abbiamo votato contro le ossa della nostra terra, ancora profondamente rurale, tra le poche fonti di reddito per l’economia nazionale anche in questi anni di crisi.

Fonte: http://comune-info.net/2013/07/nazioni-unite-contadine/

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