Napolitano. Uno spettro si aggira al Quirinale - di Matteo Mascia

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1366653424.jpgIl Parlamento in seduta comune ci ha regalato uno spettacolo surreale. Deputati, senatori e delegati regionali si sono spellati le mani durante il giuramento di Giorgio Napolitano, riconfermato alla presidenza della Repubblica. L’inquilino del Quirinale ha attaccato frontalmente tutta la classe politica della seconda repubblica, una lista di mancanze precise. Parafrasando le sue frasi era facilissimo capire chi fosse il destinatario della critica.
Evidenze che non hanno impedito agli onorevoli di battere le mani di fronte al proprio inquisitore, un fenomeno, francamente, incomprensibile.
Una dinamica figlia della crisi dei partiti politici, costretti ad incensare un uomo che finirà per annullarli nel corso delle prossime settimane. Le parole dell’ex responsabile esteri del Partito comunista sono state chiarissime: o si mettono in campo dei disegni di legge per le riforme istituzionali o rassegno le dimissioni. Gesto che potrebbe essere preceduto dal decreto di scioglimento delle Camere, una vendetta verso chi lo ha costretto ad un nuovo mandato. “Fatto eccezionale ma pienamente compatibile con la Costituzione”, per citare la precisazione di Napolitano. “Se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al Paese”, questo il messaggio del monito presidenziale, un passaggio cruciale destinato ad entrare nella storia della legislatura. Napolitano ha voluto “essere franco”. In particolare ha ricordato “tutti i possibili sforzi di persuasione” in merito alla realizzazione delle riforme, in particolare quelle della legge elettorale e della seconda parte della Costituzione, tutti “vanificati - ha detto - dalla sordità di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale”.
Da qui la sua determinazione a non accettare più situazioni del genere. Il presidente si è poi soffermato sul rapporto tra Parlamento e Governo: “Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori, o qualunque patto - se si preferisce questa espressione - si sia stretto con i propri elettori, non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni. Essi indicano tassativamente la necessità di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia, non trascurando, su un altro piano, la esigenza di intese più ampie, e cioè anche tra maggioranza e opposizione, per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilità istituzionale”. Per formare il nuovo governo “la condizione è dunque una sola: fare i conti con la realtà delle forze in campo nel Parlamento da poco eletto, sapendo quali prove aspettino il governo e quali siano le esigenze e l’interesse generale del paese. Sulla base dei risultati elettorali - di cui non si può non prendere atto, piacciano oppure no - non c’è partito o coalizione, omogenea o presunta tale, che abbia chiesto voti per governare e ne abbia avuti a sufficienza per poterlo fare con le sole sue forze”. Le forze rappresentate in Parlamento, “senza alcuna eccezione” devono procedere a “dare il loro apporto alle decisione da prendere per il rinnovamento del Paese” e “si deve quindi senza indugio procedere alla formazione dell’esecutivo, che abbia la maggioranza delle due Camere e senza correre dietro alle formule o alle definizioni di cui si chiacchiera”. “Ad esso - ha aggiunto Napolitano - spetta darsi un programma, secondo le priorità e la prospettiva temporale che riterrà opportune”.
Il presidente ha poi rivendicato il ruolo dei partiti politici nel nostro ordinamento, unici organi deputati ad animare il dibattito parlamentare. Un attacco diretto ai rappresentanti del Movimento 5 stelle, evidentemente giudicato responsabile di brandire come una clava il sostegno della rete e dei suoi luoghi di confronto virtuali. Napolitano ha poi precisato come intende garantire lo status quo delle istituzioni internazionali; nel corso del suo discorso c’è stato spazio per una digressione a favore dell’Europa dell’austerità e del monetarismo. Non si ci si poteva aspettare nulla di diverso, considerato il suo settennato appena concluso. Il rigore finanziario può – secondo Napolitano – andare d’accordo con politiche di stimolo e sviluppo per il Mezzogiorno. Un ossimoro evidente anche per chi è spurio di dottrina economica. Comunque vadano le cose, il mandato appena iniziato non arriverà a scadenza naturale.
Fonte: www.rinascita.eu

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