" Mussolini voleva uno " scisma" nella Chiesa? " di Angelo Sindoni

http://www.terraligure.it/blog/mussolini_gasparri.jpgMussolini voleva creare in Italia uno scisma nella Chiesa? Sembra proprio di sì. Un tenace stereotipo – che la Chiesa sia stata fiancheggiatrice del fascismo – ha finora oscurato questa che ormai sembra una verità incontrovertibile, alla luce di nuovi elementi.

I primi indizi erano venuti dal maggiore studioso del fascismo, Renzo De Felice, che nella sua monumentale opera aveva pubblicato un "Appello al clero" redatto ai primi di luglio del 1931, con cui Mussolini si rivolgeva direttamente a vescovi e sacerdoti per tirarli dalla propria parte in caso di "guerra" imminente tra Santa Sede e fascismo. Poi, documenti più evidenti sono venuti da studi compiuti a Messina su mons. Angelo Paino, uno dei prelati italiani più vicini a Mussolini. Dopo, da ricerche compiute in Basilicata, si poté appurare che a fine luglio 1931 il vicario generale di Matera scriveva al proprio vescovo paventando si potesse giungere alla formazione di un «clero nazionale», cioè «a uno scisma vero e proprio». Nel linguaggio ecclesiastico «clero nazionale» significa «Chiesa nazionale», cioè una Chiesa fedele non alla Santa Sede ma allo Stato.

Da ultimo prove più definitive sono venute da un recente convegno, a Potenza, sulle diocesi meridionali a confronto con la Chiesa del Nord negli anni Trenta e Quaranta; tra i protagonisti del convegno il senatore a vita Emilio Colombo, personalità della prima Repubblica, presidente del Consiglio e più volte ministro e sottosegretario; l'uomo politico lucano al declinare del regime era un emergente giovane di Azione Cattolica e, adesso, ha potuto portare significative testimonianze, a cominciare dai ricordi sul vescovo di Potenza Bertazzoni, proveniente da Mantova e non allineato al fascismo.

I rapporti tra Chiesa e regime sono stati altalenanti: dall'euforia al tempo del Concordato allo scontro aperto appena due anni dopo, i famosi "fatti del 31" per l'Azione Cattolica; il conflitto fu davvero al calor bianco, poiché la Chiesa non voleva arretrare di un millimetro nella sua opera di formazione dei giovani, mentre il fascismo ne voleva l'esclusiva (il modello del "Balilla"). In questo clima nacque l'idea di Mussolini di far nascere una "Chiesa nazionale", puntando sui vescovi e sul clero meridionale. Secondo una testimonianza del compianto giornalista messinese Mario La Rosa, Mussolini a Palazzo Venezia avrebbe minacciato la Santa Sede affermando che, in caso di scisma, il governo fascista avrebbe avuto dalla sua parte anche l'arcivescovo di Messina. Questi, assai turbato, si fece ricevere da Mussolini, cui dichiarò che la sua figura di vescovo «pur grato al governo della comprensione dimostrata nella ricostruzione delle chiese di Messina distrutte dal terremoto, non poteva essere messa in forse da alcuno e che in qualunque istante del dissidio fra lo Stato e la S. Sede egli restava prostrato a i piedi del vicario di Cristo, a nessun altro dovendo obbedienza, sino al sacrifico della vita». Quest'ultima espressione può oggi sembrare retorica, ma era plausibile secondo il violento linguaggio del momento.

Il 12 luglio 1931 Ivanoe Fossani – già direttore della fascista "Voce di Mantova" – scriveva sulla "Gazzetta della Sicilia e della Calabria", diffuso quotidiano di cui era nuovo direttore: «Se il Duce ci ordinasse di fucilare tutti i vescovi non esiteremmo un istante». Nonostante le minacce e le pressioni, fu grazie alla fermezza di vescovi come Paino (le pressioni su di lui furono dovute anche al fatto che si pensava ci fosse un terreno più ricettivo in Sicilia, dove dopo l'Unità c'era già stato un piccolo scisma "Vecchio Cattolico") e il mantovano-potentino Bertazzoni che a Mussolini non riuscì di creare una "Chiesa nazionale". Cosa che invece pochi anni dopo riuscirà a Hitler, in ambito protestante, con il "movimento della fede tedesca".

Il lunghissimo episcopato di Paino proseguì anche dopo la parentesi fascista; le sue perorazioni instancabili per la ricostruzione civile-religiosa di Messina adesso erano rivolte ai governi dell'Italia repubblicana; Emilio Colombo – ripetutamente sottosegretario e ministro nei governi De Gasperi, Fanfani – ha di recente asserito che lui stesso fece arrivare cospicue risorse finanziarie a Messina grazie alle insistenze di mons. Paino. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

Autore: Davide Marchetta

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