" Morte e rinascita: ricordi da Babele" di Manuela Caserta

Dove sono in questa storia è l’intensa biografia di Emir Kusturica, il regista dei Balcani che ci ha raccontato attraverso uno sguardo cinematografico d'autore, la storia complessa e dolorosa dell'ex Jugoslavia. Underground è stato il film dopo il quale il grande pubblico lo ha consacrato come uno dei cineasti cult del cinema impegnato. Un disincantato idealista, spettatore e protagonista di un pezzo di storia contemporanea, quella che ci è arrivata con il vento dei conflitti e delle secessioni che attraversavano i Balcani all'inizio degli anni '90. Underground ha raccontato al mondo l'illusione di tutti i comunisti fedeli al mito di Tito, il grande inganno, la vita chiusa in una dimensione surreale nei sotterranei della città, dove la realtà veniva nascosta a un mondo avulso, fermo nel tempo, che ignorava persino la fine della seconda guerra mondiale. In Gatto Nero Gatto Bianco ci ha portati in viaggio nel mondo bizzarro dei gitani, fatto di banchetti nuziali, di riti collettivi e radici contaminate, facendoci innamorare delle ballate “Bregoviane”. Dove sono in questa storia è una domanda e una riflessione, un caleidoscopio di personaggi che segnano un percorso nella memoria del regista. In bilico tra realtà e immaginazione, è un libro scritto bene, che sembra di vedere al cinema e non si tratta di una forzatura scontata, perché con questo libro Kusturiça, ha dimostrato che forse, nella vita, se non avesse fatto il regista, avrebbe potuto fare lo scrittore. Un libro costellato di figure familiari e personaggi catapultati nella memoria collettiva, da quella scatola rettangolare che fino a qualche tempo fa, era l'unica finestra sul mondo, la televisione. Jurij Gagarin, il primo uomo sulla luna, è il personaggio con cui inizia il racconto, poi vengono i ricordi d'infanzia, sullo sfondo di una Sarajevo degli anni '60, il sano distacco dalle cose della madre e un padre assente, ossessionato dalla politica, che ricopriva il televisore del soggiorno di sputi appena passava l'immagine di Tito. Un libro commovente e divertente, fatto di aneddoti e profonde riflessioni esistenziali, su un paese disgregato e dilaniato nella sua memoria, l'ex Jugoslavia appunto. Kusturiça racconta la sua vita come si risale un fiume, il racconto scorre fluido narra gli ostacoli, i problemi con l'alcool e la droga, il quartiere in cui è cresciuto, una piccola babele di lingue religioni e culture. C'è dentro la poesia delle parole, che a volte sanno bene come alleviare il dolore, come quando di fronte alla visone di un cadavere che sconvolge il piccolo Emir, il padre gli risponde: «La morte è una voce infondata figlio mio». Kusturiça ha definito il suo libro il “diario politico di un'idiota” come è “idiota”, chi si rifiuta di comprendere il senso di un conflitto che vuole far diventare di un colore solo, una comunità dove le differenze di razza e religione avevano convissuto a lungo fino ad un attimo prima. È un viaggio intenso attraverso i conflitti, il dolore, la speranza e la rinascita. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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