Moneta complementare: perché promuoverla

http://www.4bw.org/italia/images/stories/moneta_locale_001.jpgContrariamente a ciò che si crede, una valuta non è uno strumento di scambio neutrale! Come si crea? Quale istituzione la gestisce? La sua emissione deve necessariamente essere in quantità limitate? Possiamo accumularla? C’è un tasso di interesse? Tutto questo influenza la natura degli scambi, il periodo durante il quale il danaro sarà investito, le relazioni tra le persone che lo usano e il rapporto con la moneta stessa.

Naturalmente, le grandi valute nazionali o internazionali, come l’euro, sono necessarie per gli scambi economici nazionali e internazionali, per pagare e riscuotere le imposte, per fare grandi acquisti ( una casa per esempio) o per il risparmio. Detto questo, la gente rimane spesso sorpresa nell’apprendere come viene creato l’euro: sono le banche private, sotto l’egida delle banche centrali, che creano denaro tramite la concessione di prestiti e la sottoscrizione di debiti.

Eppure, una moneta come l’euro è uno strumento importante per tutti e non è un bene privato. L’importanza delle banche private nell’emissione di una valuta come l’euro rappresenta un problema dal punto di vista della legittimità democratica. Mettere in circolazione uno strumento complementare all’euro, trasparente e democratico, frutto di una gestione civica e partecipativa, ecco una delle più importanti motivazioni della maggior parte dei gruppi di cittadini che creano una valuta locale.

Le principali valute ufficiali sono ora al servizio di un’economia finanziarizzata, dove una minoranza accumula ricchezze mentre la maggioranza si impoverisce. Un’economia dove regna la speculazione, l’evasione fiscale… Queste valute, ormai, non sono più al servizio dell’economia reale. Sfuggono in gran parte al controllo democratico.

Questi problemi legati all’economia odierna sono strutturali. Così, per i fautori di una valuta complementare, la regolamentazione è insufficiente perché il sistema economico non è strutturalmente sostenibile e perché l’esclusività monetaria indebolisce le nostre società. Inoltre, le valute locali complementari possono contribuire a correggere gli effetti perversi delle valute ufficiali.

Nel sistema monetario classico, nella stragrande maggioranza dei casi per ottenere degli euro bisogna avere un lavoro: è essenzialmente la vita professionale che permette di partecipare agli scambi economici. Tuttavia, le cifre della disoccupazione lo attestano: sempre più cittadini sono esclusi permanentemente dalla vita lavorativa. Una moneta locale, al contrario, consente a tutti di partecipare agli scambi economici, indipendentemente dal reddito in valuta ufficiale.

D’altra parte, l’euro da solo non è adatto alla potenziale diversità delle pratiche economiche. Bernard Lietaer lo dimostra statisticamente, così come le esperienze di altri paesi come il Giappone, la Svizzera o la Germania lo dimostrano nella pratica: l’uso di valute diversificate moltiplica i rapporti umani e facilita opzioni economiche e scelte di vita diverse. Bernard Lietaer spiega che in Giappone, ad esempio, gli anziani preferiscono essere assistiti da persone che accettano i ticket Fureai Kippu, perché il rapporto tra l’anziano e la/il badante è trasformato da questo sistema. Egli spiega inoltre come studi condotti all’interno di reti di scambio tedesche hanno mostrato che, tra amici, si  accettava di essere pagati in valuta locale per l’aiuto dato, mentre un pagamento in euro sarebbe stato rifiutato.

Inoltre, come abbiamo già sottolineato, le valute complementari permettono di valorizzare risorse e competenze sotto-utilizzate dall’euro. Una valuta locale, costruita su misura in funzione del contesto socio-economico regionale, è più atta ad attenuare le deficienze economiche regionali e ad attivare i circuiti economici locali. Così, introdurre una valuta locale non indebolisce affatto la capacità dei centri economici, e riduce le differenze tra regioni economicamente avvantaggiate e quelle svantaggiate.

Da un punto di vista strettamente economico, le valute complementari permetterebbero anche di correggere le diseguaglianze generate dalle valute ufficiali. In effetti, quando si impone il monopolio di una valuta nazionale o internazionale ( atte a creare mercati globali, stimolare la concorrenza e accumulare il capitale) si osserva un aumento della disparità dei redditi, un deterioramento del capitale sociale dei più deboli ed un aumento della speculazione a breve termine. È molto difficile correggere queste derive nell’ambito del sistema monetario stesso.

Una valuta complementare, invece, fondata su principi radicalmente diversi ( niente interessi, organizzazione locale e gestione democratica, nessun’accumulazione della valuta, valorizzazione del capitale sociale inteso come società), potrebbe contribuirvi. Se l’euro permette il risparmio necessario, la valuta locale favorisce gli scambi, soprattutto quando funziona con un sistema “ fondente„, cioè che perde valore nel tempo. La valuta locale permette inoltre anche a chi non ha abbastanza euro di partecipare maggiormente agli scambi economici locali.

Infine,l’emissione di moneta attraverso la sottoscrizione di debiti ( prestiti concessi dalle banche) costringe alla “ crescita”. “ Quando una banca presta 300, bisogna rendergliene 600″ La crescita è necessaria per creare i 300 supplementari”. Poco importa la natura di questa crescita. Poco importa che questa “ crescita„ crei ricchezza ( favorendo l’agro-ecologia contadina ad esempio) o che ne distrugga ( sviluppando l’industria delle bibite ad esempio). Le valute locali, perciò, sono spesso messe in circolazione dai cittadini ansiosi di preservare l’ambiente e consapevoli dei limiti dell’ideologia della ‘crescita’. Per loro, una moneta locale promuove la capacità delle nostre società di superare le crisi e andare oltre l’attuale sistema economico.

Fonte: http://comune-info.net/2013/05/il-valore-locale/

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