Minicar: al via l'esame, ma è un bluff

In Italia ne circolano circa 100mila, più di 10mila solo a Roma. Sono i veicoli più “pop” del momento, ma anche i più chiacchierati. Così a due settimane dal varo del cosiddetto “patentino”, la polemica sulle minicar si infiamma di nuovo. Questi veicoli superaccessoriati e costosi come piccole utilitarie, in realtà sono tecnicamente definiti quadricicli leggeri (potenza fino a 4 kw) o pesanti (potenza fino a 15 kw).

La legge li assimila a ciclomotori nel primo caso e a motocicli nel secondo, anche se con le due ruote non hanno niente in comune e si guidano come un’automobile automatica.

Quando l’anno scorso il Parlamento, all’interno della riforma del codice della strada, ha inserito per i piloti di microcar l’obbligo di sottoporsi a un esame teorico e a una prova pratica prima di ottenere la licenza di guida, tutti hanno applaudito.

Peccato che al momento dell’entrata in vigore delle nuove regole, lo scorso 1° aprile, si è scoperto il bluff, forse involontario, dei legislatori.

Il “Bluff” del patentino

I due decreti attuativi del ministero dei Trasporti e la circolare esplicativa, infatti, hanno evidenziato una serie di assurdità che di fatto annullano il nobile obiettivo di tutelare automobilisti e pedoni.

A leggere bene i tre dispositivi sembra che lo scopo non sia quello di educare e proteggere i cittadini, verificando le capacità di chi vuole mettersi al volante di una vetturetta, quanto piuttosto rendere più facile possibile il superamento dell’esame di guida.

La prima anomalia è che chi, a partire dai 14 anni di età, oggi vuole conseguire il certificato di idoneità alla guida di una minicar con potenza fino a 4 kw e una velocità massima consentita fino a 45 km/h può affrontare la prova pratica anche alla guida di uno scooter 50 cc: insomma su due ruote.

Come se cavalcare un motorino o guidare una macchinetta fossero la stessa cosa.

Quattro o due ruote? Non fa alcuna differenza

“Ci chiediamo come sia possibile dare a un giovane la licenza per la guida di una minicar senza che l’abbia mai guidata”. Ad affermarlo è l’ingegner Filippo Moscarini, presidente di Aiscam, organizzazione che promuove la sicurezza stradale e la ricerca sui veicoli.

“E lo stesso discorso naturalmente vale anche per il motorino”, aggiunge. “Sono due mezzi assai differenti fra loro dal punto di vista della tecnica di guida e delle reazioni sulla strada; richiedono formazione spe­cifica ed esami differenziati”.

L’anomalia diventa ancora più evidente se il futuro automobilista vuole ottenere la patente per una minicar con potenza fino a 15 kw e una velocità consentita fino a 80 km/h. Questa vettura, per struttura molto simile alla sua omologa di cilindrata inferiore, tanto che pesa solo 50 kg di più, in realtà è assimilata a una moto 125 cc. Chi intende guidarla a norma di legge, quindi, deve aver compiuto 16 anni e deve essere in possesso di una regolare patente A1.

Ciò significa che, anche in questo caso, deve superare un esame di teoria e una prova pratica su una due ruote.

Esclusi i disabili

Tra l’altro, poiché la riforma del codice della strada di questi veicoli si è dimenticata, l’esame pratico sul quadriciclo a 15 kw non è previsto neppure in forma facoltativa.

Chi è portatore di handicap e su una moto non può salire, quindi, questa macchinetta non la potrà guidare mai. Oltre al danno pure la beffa.

Nessun obbligo di lezione pratica

Non solo. Chi decide di fare l’esame sulla minicar “leggera”, magari obbligati da genitori scrupolosi, non ha l’obbligo di seguire qualche ora di lezione pratica, come invece la riforma del codice prevede in futuro per la patente di guida per l’automobile.

Tra i documenti necessari per essere ammessi all’esame, gli basta l’autocertificazione con cui attesta di avere una preparazione idonea (quindi di essersi esercitati abbastanza).

L’esaminatore in un’altra macchina

Un altro paradosso del patentino è che durante la prova prevista nel traffico si può essere accompagnati da un passeggero a propria scelta. L’esaminatore deve sedere su un’auto che segue l’esaminato, in collegamento con un auricolare. Facile immaginare che l’accompagnatore suggerirà all’automobilista le cose da fare.

Nella parte d’esame da eseguire in pista, infine, il guidatore dovrà rimanere da solo. L’esaminatore ancora una volta resterà collegato con l’auricolare.

Strano davvero, visto che in questa fase la valutazione riguarda la tecnica di guida, più facilmente verificabile stando accanto all’automobilista. ( Fonte: www.ilsalvagente.it)

Autore: Barbara Cataldi

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