Milano: multe cancellate e fatte sparire in cambio di soldi, indagati 3 vigili

http://www.ilculturista.it/cultura/wp-content/uploads/2_multe_0.jpgMulte cancellate in cambio di soldi. E così tre vigili di Milano sono indagati per corruzione, abuso e truffa. La contravvenzione, per un divieto di sosta o per chissà quale altra violazione, si perde tra i computer del sistema informatizzato della Polizia municipale tanto che dove dovrebbe arrivare, magari in Prefettura per la decisione finale sul ricorso presentato. La multa in realtà non arriverà mai.

 

“Siamo colleghi…”, si sono subito presentati gli inquirenti scelti dalla sezione dei vigili urbani che lavora alla procura della Repubblica. E in un attimo è iniziata una lunga perquisizione nelle abitazioni e negli loro uffici dei tre vigili. Alla fine sono stati sequestrati computer, qualche cd e qualche agenda, chiavette usb e, almeno in un caso, anche soldi in contanti per quattromila euro. Scatoloni di materiale che nelle prossime ore dovrà essere analizzato con attenzione e valutato alla luce degli elementi che l’accusa, coordinata dal sostituto procuratore Grazia Colacicco, ha raccolto in mesi di indagini seguite da vicino anche da Tullio Mastrangelo, il comandante della polizia municipale di Milano.

 

Nei guai sono finiti l’agente Damiano Borchielli, 50 anni, in servizio all’Ufficio Cosap di piazza XXV Aprile; Giulio Bergamasco, 42 anni, in servizio al Settore procedure sanzionatorie, ufficio esposti e ricorsi del Comune di Milano, in via Friuli; e Danilo Lorini, 62 anni, commissario aggiunto in forza sempre in via Friuli. Quest’ultimo è indagato in concorso per abuso d’ufficio perché avrebbe evitato a un amico del collega Borchielli il pagamento di un verbale di oltre 4mila euro rimediato per avere esposto abusivamente una pubblicità non autorizzata dal Comune.

 

Per gli altri due vigili, invece, il quadro è più intricato. Dietro compenso di denaro – l’accusa ritiene il 30% del valore del verbale che i privati avrebbero dovuto pagare alle casse di Milano – avrebbero inserito fuori termine nel sistema informatico dei vigili decine e decine di ricorsi degli amici che poi si sarebbero in qualche modo smarriti nel dedalo dell’iter burocratico fino ad evaporare completamente.

 

Un altro trucco per salvare l’amico dal pagamento del divieto si sosta? Inserire nella pratica, curata personalmente dagli indagati, un finto pass per invalidi e una finta dichiarazione (firmata però col nome di un invalido vero) che certificasse un accompagnamento in un determinato luogo, quello della contravvenzione. Ma l’inchiesta potrebbe essere solo a una prima fase e non si può escludere possa coinvolgere altre divise. ( Fonte: www.blitzquotidiano.it)

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