Milano: ATM al servizio del Comune e non del cittadino

La notizia era circolata prima di Natale: ATM si prepara ad un aumento delle tariffe del trasporto pubblico urbano. Un aumento che sarebbe sfavorevole alle ambizioni elettorali di Letizia Moratti, che, nel 2006, aveva adottato il mantenimento del prezzo del biglietto urbano a 1 euro come elemento di forte sensibilizzazione nei confronti dell’elettorato.

E negli anni successivi, questa decisione ha contribuito, non poco, a "controbilanciare" le proteste di chi si lamentava dei costi e disagi procurati dall’Ecopass. Ora però siamo al “redde rationem”: il Presidente di ATM, Elio Catania, ha presentato al Sindaco il proprio piano. Che prevede una "serie" di rincari, in grado di portare nelle casse dell’azienda milanese dei trasporti circa 60 milioni di euro l’anno in più. L’effetto verrebbe, però, quasi dimezzato dal mantenimento delle tariffe di abbonamento e dall’introduzione di nuove "formule" di sconto.

In prima istanza, si era pensato di "salvaguardare" il prezzo del biglietto urbano, andando invece ad aumentare solo quello extra-urbano. Ma in questa maniera si sarebbe minato alla base quello che oggi è il "punto di forza" di ATM, ossia l’integrazione del sistema di trasporti. Non solo: i Sindaci dei comuni dell’hinterland erano pronti a dissotterrare l’ascia di guerra contro Palazzo Marino, con grave rischio per gli equilibri di coalizione interni al PdL (per comodità chiamiamolo ancora così..), soprattutto sull’asse dei rapporti tra Lega e berlusconiani.

In questo senso, però, il "rimedio" rischia di essere anche peggiore del "male". Se fino a Capodanno circolavano, infatti, voci sull’idea di aumentare i biglietti dei pendolari del 10%, a Febbraio, e di un ulteriore 10%, a Maggio, ora si vorrebbe optare per una tranche unica, a tarda Primavera, quando il rischio di un possibile "impatto" sulle elezioni amministrative locali sarebbe "scongiurato".

In questo frangente il Pirellone e Palazzo Marino sostengono, però, sul tema posizioni "opposte": da un lato, la Regione chiede di rastrellare al più presto 37 milioni di euro; dall’altro, il Comune di Milano prevede di poter arrivare a 30, che corrispondono non a caso alla cifra raggiungibile con il "rincaro" ventilato da ATM.

Ma veniamo al punto "saliente", ossia le nuove tariffe. Il biglietto ordinario urbano dovrebbe essere fissato a 1,40 euro, con un aumento secco del 40%. A pagarlo saranno tutti coloro che non risiedono a Milano, ossia i turisti, in primis, ma anche chi si reca in città per lavoro e tutti i milanesi che non si doteranno della nuova “carta della mobilità”. Per questi ultimi, invece, il costo della corsa unitaria verrebbe ridotto a 1,20 euro.

ATM vorrebbe infatti introdurre una tessera “ricaricabile”, da utilizzare per i mezzi pubblici, per le corse dei treni integrati al sistema di trasporto extraurbano per il pagamento dei parcheggi e forse anche per altri servizi (pensiamo al bike-sharing). Quel che è sicuro è che i cittadini si troveranno a dover spendere tempo e denaro per conservare il diritto a spendere un po’ di più invece che molto di più: in ogni caso non avranno fatto di certo un "affare".

Più in generale, l’effetto "combinato" del rincaro dei mezzi pubblici e dell’Ecopass (che è stato recentemente esteso a nuove fasce di mezzi e la cui area è in predicato di superare nei prossimi mesi il perimetro della circonvallazione delle Mura Spagnole) rischia di fare di Milano una “città chiusa”, in cui si instauri una "differenza di diritti" evidente tra soggetti residenti, domiciliati e “in transito”.

Se il soggetto pubblico inizia a introdurre una "distinzione" in tal senso, non si vede perché non lo debba fare il privato: il "modello" è Venezia, dove i residenti campano praticamente "a sbafo" dei turisti. E non a caso nella città lagunare vivono, in realtà, non più di 40 mila abitanti, ma i residenti sono molti di più (nel territorio comunale arrivano a 200 mila).

Ci permettiamo poi di aggiungere altre "osservazioni": è stato calcolato l’impatto positivo sulle casse di ATM, d’accordo, ma si è pensato al fatto che il provvedimento rischia di contrastare proprio le scelte d’indirizzo che hanno determinato l’introduzione dello stesso Ecopass (o almeno delle scelte che sono state comunicate alla cittadinanza, se poi si è trattato solo di fare cassa il discorso cambia…)?

Si è pensato a quanti rinunceranno a venire a Milano, privilegiando i centri commerciali fuori città?

Veniamo infine alla tariffa più bassa: 1,10 euro. Dovrebbe essere riservata alle fasce "deboli": studenti, anziani e quei lavoratori che, a vario titolo, usufruiscono già di sconti sui prezzi vigenti. Anche in questo caso, si tratta, comunque, di un aumento, anche se "poco" sensibile, che riallinea la cifra del biglietto urbano milanese a quello di altre città lombarde. Crediamo in tal senso che i sindaci di altri comuni abbiano già oggi agito con maggior "responsabilità" rispetto a Letizia Moratti. Un "adeguamento" nei 4 anni del suo mandato avrebbe ridotto questo “scalone”.

C’è poi una questione di fondo: il Comune di Milano nell’ultimo biennio si è attribuito dei dividendi "straordinari", togliendo ad ATM "risorse" molto importanti, in particolare se si pensa che l’azienda municipale deve approntare in tempi brevi il prolungamento delle linee metropolitane M2 e M3, oltre a costruire la linea M5 e a mettere in cantiere al più presto la linea M4.

Il dividendo che il Comune ha “staccato” nel 2010 sarebbe bastato, di per sé, a compensare i "tagli" imposti alla Regione dall’ultima Finanziaria. Ma qui Palazzo Marino ha evidentemente "bruciato" il Pirellone. Forse se i vertici di ATM non fossero "diretta espressione" delle scelte della politica (in altre parole, se l’azienda non fosse completamente "lottizzata" dai partiti) le scelte sarebbero state ben "altre". E soprattutto i rincari non sarebbero procrastinabili a quando il Sindaco in carica avrà ottenuto (se ci riuscirà...) il rinnovo del suo "mandato".

C’è un’altra questione che ci interessa: quella relativa ai danni provocati, il 18 Settembre 2010, dall’inondazione del Seveso. Si tratta di 20 milioni di euro. Una cifra a cui i periti sarebbero arrivati calcolando 15 milioni circa di danni alle strutture, a cui si aggiungono circa 5 milioni per gli interventi straordinari (dai servizi sostitutivi ai macchinari utilizzati per pompare l’acqua dalle gallerie, sino al materiale che giaceva nei cantieri della linea M5, che è stato danneggiato).

Per capire chi debba pagare questa cifra bisogna ricorrere ai "contratti di servizio" che intercorrono tra Comune di Milano e ATM. Quest’ultima, infatti, si trova di fatto a gestire il trasporto pubblico, ma il vero "proprietario" della rete è Palazzo Marino. Con l’attivazione delle coperture assicurative, Assitalia dovrebbe rimborsare al Comune i danni materiali a strutture ed attrezzature. Pe far ripartire il cantiere della Linea M5 e ripristinare la M3, i soldi sono stati "anticipati" da ATM. Ecco allora che la “girata” dell’assegno di Assitalia s’inserisce nei "giochi" tra il Sindaco Moratti e il Presidente Catania.

E poi c’è la questione degli errori commessi prima e dopo l’inondazione. Dai rilievi sono emerse alcune "circostanze" che hanno notevolmente contribuito ad aggravare i danni. La rete idrica nel punto in cui un tubo è rimasto spezzato sotto il peso dell’acqua sarebbe stata chiusa solo dopo 9 ore dall’allagamento. Lo scavo della M5 sarebbe già stato danneggiato durante un forte temporale, alla fine di Agosto, ma nessuno avrebbe provveduto a proteggere il sito da nuove precipitazioni. E infine i treni dovevano essere "parcheggiati" a Centrale, che è una stazione meno "profonda" di Sondrio, dove invece sono stati fermati i convogli.

Tra le responsabilità che forse non possono essere attribuite in capo a "nessuno", dalle assicurazioni, ma che dovrebbero essere portate all’attenzione della cittadinanza, c’è anche il fatto che ATM aveva ipotizzato un 2° canale scolmatore del Seveso, che però è stato "stralciato", nel 2009, dal piano di opere pubbliche della Giunta Moratti. Servivano 70 milioni di euro, da dividere tra ATM e Comune di Milano. Ma a Palazzo Marino sono evidentemente più bravi ad incassare che ad investire…

La linea editoriale condivisa da chi pubblica MilanoWeb e da chi scrive è che l’errore nasca però soprattutto da questione "sistemica". In un Paese dove sia stata completata la “rivoluzione liberale”, che in molti auspicano ma che nessuno fa "davvero", il Comune di Milano dovrebbe affidare i propri servizi di trasporto (come di altro genere) a una società a carattere privato, o quantomeno "esterna" alla propria "influenza", limitandosi a fissare determinati parametri (di prezzo e qualità) da includere nel contratto di gestione.

Oltretutto, il soggetto pubblico non dovrebbe "appropriarsi" dei dividendi delle municipalizzate, obbligando se stesso a reinvestire quelle risorse in toto nel miglioramento del livello e della qualità del servizio. Invece, il Comune di Milano, come altre "Amministrazioni", ragiona da "imprenditore" che è teso a fare "profitto", con la politica che si appropria di competenze, potere e denaro che non le spetterebbero...

È un mondo "rovesciato", dove non si riesce mai a capire 'chi' controlla il "controllore", come diceva Platone. Il lascito dell’ultima stagione politica è che anche dopo 15 anni di governo a espressione (nominalmente) liberista e liberale, da questo punto di vista nulla è cambiato. Il "vecchio" partito-azienda del 1994 si è dissolto nell’ennesima incarnazione dello Stato-azienda all’italiana.

Le "privatizzazioni" che sono state effettuate non sono servite, ad altro, che a far girare qualche maxi-stecca (non c'entra il biliardo...), opportunamente "spalmata" per competenza politica. Certo non sono riuscite a migliorare nè la gamma d'offerta nè il prezzo delle tariffe nè la relazione con l'utente (provate a riflettere su: assicurazioni, carburanti, energia, ferrovie, poste, telefoni, eccetera).

Anche le municipalizzate, a loro volta, "girano" la gestione di alcuni servizi (in toto) a soggetti "terzi", spesso "amici", perché nella loro vision non c’è il miglioramento, com’è nel caso di ATM, del "sistema" di trasporti, ma la profittabilità ("drogata" dall'assoluta mancanza di concorrenza). Si devono generare "risorse" (o posti di lavoro, come si è visto recentemente a Roma) da dare in pasto ai politici. Allora quando si verifica un danno, un disservizio o un aumento di prezzo, l’unica cosa che è assolutamente "chiara" è che il suo effetto ricadrà "direttamente" sulla cittadinanza.

Mentre i politici, "amministratori" di Stato/Enti Locali o "gestori" dell'azienda pubblica, non "rispondono" mai (civilmente) delle loro azioni nè dei risultati (spesso solo "perdite") prodotti. Questo rende ulteriormente "impossibile" una qualsiasi concorrenza anche nei settori "non protetti" e ci fa sorridere quando sentiamo "abbaiare" sulle pene (tutte private) del 'falso in bilancio' o sul "legittimo impedimento" (incostituzionale?) da attribuire alcune "alte cariche" dello Stato...

Ogni giorno possiamo verificare di come "piccoli" politici possano produrre "grandi" buchi: dalle opere "inutili" ed abbandonate (parcheggi, piscine, ospedali,...), alle spese "pazze" (auto, arredi, telefonini,...), fino al gioco con i derivati, senza risponderne a chicchessia (giustizia civile o amministrativa) e, spesso, anche senza che il proprio elettorato lo venga a sapere! ( Fonte: www.milanoweb.com)

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