" Milano: arresti e silenzi, ma il mercato crede alla nuova Santa Giulia" di Paola Bacchiddu

http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/immagine_620_fixed/uploads/articolo/immagine-singola/santagiulia.jpgSanta Giulia, nuova (forse) puntata della telenovela. Oggi scade il termine per presentare offerta per acquistare l’area Montecity-Rogoredo (zona sud-est di Milano). Posta a sequestro dal Tribunale di Milano, dallo scorso luglio – in corso un fascicolo della Procura sulla mancata bonifica dei terreni – la zona è ora oggetto di una nuova offerta di un miliardo e 200 milioni di euro.

 

Si è fatta avanti una cordata di imprenditori, guidata da Stefano Stroppiana, costruttore di centri commerciali. Ieri, l’imprenditore aveva dichiarato: «Presenteremo la nostra offerta entro il 30 giugno, per chiudere l'accordo definitivo a luglio. È un'offerta vincolante, legata ad alcune condizioni, a partire dal dissequestro dell'area». Voci vicine a Stroppiana riferiscono che si faranno carico di tutti i lavori di bonifica, a fronte di indicazioni precise sugli interventi: naturalmente - precisano - il costo dovrà essere scalato dall'offerta di acquisto.

 

Risanamento - società di Zunino, e ora delle banche, proprietaria dell'area - ha reso disponibili 80 milioni di euro per la bonifica, mentre tecnici della Procura stimano che ne servano un centinaio circa. Se Stroppiana e soci dovessero spendere di più, naturalmente, scalerebbero ulteriormente dal prezzo.

 

La cifra proposta sarà suddivisa in 300 milioni di euro versati dalla cordata, e il resto sarà invece finanziato. L'area da rilevare dovrebbe comprendere anche il vecchio costruito, rimasto invenduto. Si tratta, complessivamente, di 420mila metri quadri di superficie (120mila di negozi, altri 120 di uffici e 180 di residenze).

 

Si parla della più grande isola pedonale d’Europa. Il target originario, extra lusso, virerà verso un livello medio (si stima 4mila euro al metro quadro, il costo degli appartamenti). I negozi non avranno marchi di lusso ma un target assai simile a quello di corso Buenos Aires a Milano (grossi franchising di livello medio). In realtà – fanno sapere da Stroppiana – un progetto esecutivo non c'è ancora, perché è presto per parlare di questi dettagli.

 

Anche la società della cordata non è ancora formalmente costituita e forse è un bene. L'impresa dei Di Veroli, infatti, che doveva concorrere all’acquisto, è stata oggetto di una vicenda giudiziaria molto recente. Il 14 giugno scorso sono stati arrestati Guido e il figlio Michele Di Veroli, nell'ambito della grossa operazione del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza a Roma.

 

Quarantacinque persone in manette: quindici in carcere e 27 ai domiciliari, 703 società coinvolte in un grosso affare di evasione fiscale. Un'indagine cominciata due anni fa. Cesare Pambianchi, presidente della Concommercio del Lazio e componente del consiglio della Camera di Commercio di Roma è finito in carcere, su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e dei pm Maria Francesca Loi, Francesco Ciardi e Maria Sabrina Calabretta.

 

Tra i reati contestati, lo associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, sottrazione di imposte, riciclaggio, appropriazione indebita ed evasione tributaria. Al gruppo Di Veroli è stata contestata la sottrazione fraudolenta del pagamento delle imposte. Di questo, persone vicine a Stroppiana, dichiarano di non sapere niente. Gli altri attori della cordata sono il fondo Shangai Super Ocean Re (che ha maturato una pluridecennale esperienza in Australia, prima che si liberalizzasse il mercato in Cina), le società di costruzioni Cogeim spa e Geo Holding srl e, a titolo personale, Santo Versace che preferisce non rilasciare dichiarazioni in merito.

 

Intesa San Paolo è ferma sul “no comment”: e fa quindi testo quanto ha dichiarato lo scorso maggio il consigliere delegato Corrado Passera. La banca ha un'esposizione creditizia di 297 milioni di euro, di cui 273 per cassa e 24 per firma (l'operazione di aumento di capitale per 150 milioni di Risanamento è stata perfezionata lo scorso febbraio: il gruppo Intesa ha acquisito il 36% circa del relativo capitale sociale). Stroppiana dovrebbe cedere la quota residenziale a terzi e tenere a reddito il commerciale: si ragionerebbe, cioè, sulla redditività spalmata sul tempo.

 

Risanamento, in un comunicato stampa, informa sulla «volontà di proseguire le trattative al fine di poter negoziare e definire condizioni e termini dell’eventuale contratto di acquisto».

 

In tutto a questi silenzi, “no comment” e guai giudiziari, il mercato oggi sembrava credere all’operazione e il titolo di Risanamento ha chiuso con un rialzo del 2,43 per cento. Non è tuttavia la prima volta che il titolo corre attendendo un happy end: sarà questa la volta buona? ( Fonte: www.linkiesta.it)

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