Metafisica del debito - di Sebastiano Caputo

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Gli uomini non si dividono in Santi e peccatori da ormai una decina di anni. La società monoteistica del mercato impone che ci siano una minoranza di creditori e una maggioranza di indebitati. E dove c’è indebitamento c’è sopraffazione. Pierre Joseph Proudhon tentò nel 1848 di evitare questa “nuova forma di schiavitù impersonale” (Lev Tolstoj) inventando il primo Banco Popolare fondato sul mutualismo, “la Banque du Peuple”, che presumeva una risposta concreta alle necessità del popolo contadino e operaio attraverso una riforma radicale del credito (non più privato ma sociale) e della circolazione monetaria. Seppur marginale l’idea del teorico francese fu rivoluzionaria. Al movimento cooperativo – erede del pensiero di Proudhon – che era apparso anche in Inghilterra con “i pioneri di Rochdale” e in Italia con la prima Banca Popolare fondata da Luigi Luzzatti, prevalse però il sistema bancario moderno, privatistico, monopolistico e oligarchico, privo di una visione comunitaria. Da qui, il denaro ha perso la sua funzione di mezzo di scambio per diventare uno strumento di dominazione e profitto. “Il sistema moderno per imporre la schiavitù usa il debito. L’usura è uno strumento per accrescere il debito e per tenere il debitore indebitato per sempre o almeno per il tempo più lungo possibile”annotava il saggista statunitense Ezra Pound in una delle sue invettive contro il sistema monetario.

Ma a differenza di una famiglia o di un’azienda, come può una nazione plurisecolare o millenaria andare in bancarotta (lo chiamano elegantemente default)? Per il semplice fatto che la concezione “proudhoniana” secondo la quale “la banca appartiene al popolo” è stata manomessa da un’iper-classe nomade ed economico-finanziaria (Jean Claude Michéa) che l’ha privatizzata, abrogando de facto il principio sacro di qualsiasi Stato: la sovranità sul credito (emissione della moneta) e del debito (spesa pubblica a deficit positivo).

In Italia, il tradimento dell’elite ai danni del popolo è avvenuto nel luglio del 1981, quando il Ministero del Tesoro, allora presieduto da Nino Andreatta, e la Banca D’Italia, di cui il governatore era Carlo Azeglio Ciampi, sottoscrissero un accordo di separazione tra le due entità. Questo “divorzio” consisteva nel fatto che la Banca D’Italia veniva sollevata dall’obbligo di comprare titoli di Stato alle aste, e di fatto, il governo non poteva più finanziarsi emettendo moneta (cosa che avveniva appunto obbligando la Banca D’Italia ad acquistare titoli di Stato alle aste). Con la riforma del 1981 l’inflazione scese, ma esplose il debito pubblico (l’Italia è stata costretta a rifinanziare la sua economia attraverso i mercati e non attraverso l’emissione di moneta e la spesa a deficit positivo). Dagli anni Ottanta il debito pubblico è cominciato di conseguenza a crescere in maniera esponenziale: dal 57% del Prodotto Interno Lordo si è arrivati al 119% per poi stabilizzarsi nel 2014 al 129%. Attualmente ha sfondato i 2.120 miliardi di euro (nell’ultimo trimestre è ulteriormente aumentato nonostante i tagli, le misure di austerità, le privatizzazioni, l’aumento delle tasse) e l’Italia nel frattempo, ha pagato in tre decenni 3.100 miliardi d’interessi (fonte: Scenari economici). debito pubblico pil co

Il debito pubblico si è trasformato in oggetto di speculazione e in un’opportunità per massimizzare i guadagni dei mercati a spese delle comunità nazionali. Il debito è metafisica in un sistema finanziario che si regge sulla fede dei consumatori che lo accettano come vero. Il debito è anche immorale come affermò alcuni anni fa il presidente dell’Ecuador Rafael Correa prima di cancellare il debito nazionale della sua nazione: “hanno alterato la costituzione per opprimere il popolo raccontando il falso. Hanno fatto credere che ciò ché è Legge, cioè legittimo, è giusto. Non è così: da oggi in terra d’Ecuador vale il nuovo principio costituzionale per cui ciò che è giusto per la collettività allora diventa legittimo”. Ma soprattutto come prescrive il diritto internazionale, il debito può essere considerato detestabile (o odioso). Il governo che arriva in carica può analizzare la composizione del debito pubblico, e se questo non ha portato dei benefici alla collettività nella piena consapevolezza dei creditori e nell’incoscienza dei cittadini, diventa legittimo e giusto non pagarlo. Chiedetevi allora se siete coscienti della consapevolezza dei vostri creditori.

Fonte: L'intellettuale dissidente 

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