Ma c'è un governo alla guida del Paese?

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/politica/silviodorme_200_200.jpgDa parte sua “gradirebbe” non essere in Aula a riferire sul conflitto in Libia. Né al Senato né alla Camera. Questa, in fondo, è la conferma dell’atteggiamento del premier Berlusconi sul caos libico: da una parte la sua “preoccupazione personale” per le sorti di Muammar Gheddafi, dall’altra lo stress dettato dalla “costrizione” di non poter perdere il treno del fronte occidentale. Di fatto il Cavaliere preferirebbe pensare ad altro perché sa bene che – così come si è sviluppato – difficilmente questo intervento potrà portare benefici, oltre alla popolazione libica, anche all’Italia.

 

«La Francia si è fatta prendere la mano», dicono dalla maggioranza. E solo alla fine, grazie alla condivisione di altri partner, si interverrà sotto l’egida della Nato. Eppure per evitare questo bastava sbattere i pugni a Parigi alla riunione di qualche giorno fa, e pretendere lì che le regole di ingaggio dovessero essere stabilite prima e non dopo gli attacchi. La domanda sorge spontanea allora: perché non si è fatto? La risposta è in parte depositata nell’imbarazzo dell’esecutivo di dover passare in pochi mesi dagli onori di casa al Raìs agli attacchi contro le sue basi. Ma in verità ci sono alcuni elementi emersi in queste ore che confermano l’impressione di un presidente del Consiglio concentrato su altro rispetto all’agenda internazionale. Lo si è visto, guarda caso, con l’ultimo escamotage della prescrizione breve: l’ennesimo tentativo di legge ad personam dato che sarà utile proprio nel processo Mills.

 

Lo si è visto, poi, con il dramma umanitario che si sta consumando ancora Lampedusa: il cui nodo solo dopo l’ennesima intesa con la Lega sembra essersi sciolto. A prezzo di un grave stress per la popolazione dell’isola siciliana e dell’esasperazione di migliaia di profughi costretti a dormire per terra in condizioni disperate. E, come se non bastasse, i problemi di Berlusconi creano ripercussioni anche nella sua compagine. La conferma si è avuta con il coro asimmetrico dei suoi ministri - da La Russa a Frattini fino a Maroni - che sul conflitto hanno detto tutto e il contrario. Proprio questo ha dimostrato una volta di più il grado di divisione di un governo che – per le proprie dinamiche interne - rischia di compromettere ancora di più il profilo internazionale del nostro paese. Tanto da far dubitare sempre di più se ci sia ancora un governo alla guida del paese. O solo un paese che serve a chi governa. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

Caterina Consoli

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