Lodigiano: le gare al massimo ribasso tagliano le gambe alle imprese

http://www.museilodi.it/galleria/lavoriumili/12.JPGDa una parte monta la rabbia perché, a fronte di quella sorta di venticello di ottimismo (»siamo alla fine del tunnel»), gli artigiani continuano a registrare una situazione di gravissimo disagio, nel senso che siamo sempre in piena recessione. Dall’altra, nello storico stile dell’artigiano, cresce la voglia di trovare vie di uscita perché «questa situazione così delicata e pericolosa non può durare in eterno, altrimenti si sfascia l’intero sistema della nostra economia» (il commento riassume rabbia e voglia di agire).

I mesi passano e le difficoltà rimangono, appesantite da procedure in atto per le pratiche degli appalti dei lavori pubblici, gli stessi che potrebbero rappresentare il volano per la ripresa della vita economica ed il riassetto delle condizioni di lavoro, per non dire il ripristino della comune prassi di attività professionali svolte per dare un senso logico ai rapporti nella società civile. Già, le procedure: per gli artigiani, anziché diminuire di durezza, sembra quasi che la recessione le abbia ulteriormente appesantite, creando barriere insormontabili per accedere alle gare di appalto.

D’accordo, ci saranno regole da rispettare e che, in un momento di recessione economica, possono obbligare ad un maggiore rigore interpretativo,ma, accidenti, non ci si accorge che spesso e volentieri questo presunto maggior rigore taglia le gambe agli artigiani. Stiamo ovviamente parlando di casa nostra, cioè del Lodigiano, dove la situazione, riguardo la pratica degli appalti, non è affatto foriera di aperture positive: a parere del mondo artigiano, siamo al collasso. Ed allora ecco questa breve inchiesta con domanda specifica ai presidenti provinciali di Confartigianato Imprese della Provincia di Lodi dei settori maggiormente invischiati nelle procedure degli appalti: «ci parli delle difficoltà delle imprese lodigiane nel partecipare agli appalti ».

 

ADRIANA BOARETTO, presidente provinciale artigiani edili. «Noi edili siamo esasperati, al limite della sopportazione: gli enti pubblici siglano fior di accordi, ma poi le cose continuano ad andare nel verso sbagliato. Non entro nel merito di queste intese, dico solo che la procedura dell’appalto al massimo ribasso sta uccidendo le imprese artigiane lodigiane, le quali non possono sopportare riduzioni che arrivano, in modo incredibile, al 40 ed anche al 50 per cento dei costi previsti per le opere. Chi partecipa non può che rimetterci e questo non è unmodo di fare azienda. Gli enti devono salvaguardare le imprese del territorio: non chiediamo favoritismi, domandiamo un robusto buon senso volto a dare lavoro alle aziende edili della nostra zona, buon senso che si traduce in attività capaci di far muovere l’economia, ma su basi accessibili e non accettando riduzioni che hanno dell’assurdo. Si parla tanto di qualità e di garanzia: mi domando dove è possibile puntare su simili valori con riduzioni pazzesche. Eppure le cose continuano ad andare avanti così: l’Aler appalta con il 50 per cento di ribasso, altri enti pubblici fanno la stessa cosa, l’ultimo in ordine di tempo è stato del 43 per cento. Col risultato che i cantieri poi si bloccano e quelle che ci rimettono sono inevitabilmente anche le committenze».

 

RAFFAELE MAMMONE, presidente provinciale artigiani termoidraulici. «Confermo che le difficoltà sono enormi, davvero insuperabili. Ogni amministrazione comunale applica le proprie regole negli appalti, ciascuna imposta le procedure come meglio crede nella convinzione di racimolare, mediante i risparmi negli negli appalti, quattrini da utilizzare in altre cose. Ma non credo che sia questo il modo più serio di fare economia. Lei pensi che fino alla soglia dei 500 mila euro è possibile evitare l’appalto pubblico, ma questo è ormai un miraggio. I Comuni, in alcuni casi, chiedono la SOA per lavori anche di importi inferiori ai limiti previsti per l’attestazione (150 mila euro). Questo comportamento genera palesi difficoltà di accesso a procedure anche burocratiche che sono pesantissime, a mio parere nemmeno richieste dalla legislazione vigente. Ci dicono addirittura, pensi, che fino a 500 mila euro si può procedere alla trattativa privata, che è poi un modo serio e concreto per aprire al lavoro delle imprese lodigiane. Invece niente. La situazione è drammatica perché concorrere in queste condizioni diventa letteralmente proibitivo, autolesionistico e così complesso da far rabbrividire il concetto di semplicità gestionale invocato da sempre dal mondo artigiano. Che non significa pressapochismo, vuole semplicemente dire possibilità di accesso al lavoro mediante procedure semplici ed adeguate alla logica dell’artigiano, che è quella di lavorare seriamente,ma a condizione di evitare disagi burocratici e situazioni paradossali nel ricercare ribassi che non hanno alcun senso economico».

 

MASSIMILIANO DISINGRINI, presidente artigiani elettricisti. «In effetti i Comuni del Lodigiano ultimamente danno poco spazio, usando un eufemismo, alle imprese imprese locali applicando procedure complesse ed articolate. Capisco le regole, ma vorrei che le stesse venissero discusse per applicarle in questo contesto storico, che è del tutto speciale. Attenzione: non si chiedono favori, si domanda logica e buon senso. Quindi ritengo che la cosa migliore da fare subito sia quella di metterci attorno ad un tavolo per affrontare questi risvolti. Guardi che le difficoltà sussistono sia nei lavori pubblici che in quelli dei privati. Da parte nostra, oltre ad invocare quel tavolo, bisogna stringere i denti ed andare avanti: ritengo che dal confronto con le istituzioni di categoria si possa capire da che parte si sta andando, comprendere le vere intenzioni di tutti. Il che, ripeto, non presuppone la disattenzione delle norme, ma la loro applicazione in questi precisi frangenti».

Autore: Luigi Albertini

( Fonte: Il Corriere artigiano del Lodigiano)

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog