Lodigiano: la sovranità economica del territorio, solo una questione di buon senso

http://rete.comuni-italiani.it/foto/2008/wp-content/uploads/2009/02/97355-800x533-500x333.jpgLo ammetto: in linea di principio, nonmi piacciono le economie chiuse. E quindi, ancor di meno, mi piacciono i micro-protezionismi e le autarchie di quartiere. Trovo sbagliato produrre meccanismi legislativi che avvantaggino le imprese locali in quanto tali. Credo nella razionalità dei mercati come nel migliore strumento che si ha a disposizione per massimizzare l’utilità del maggior numero di persone. Bene.

Ora esco dalla linea di principio, chiudo i libri dell’università e torno sulla terra. Dove esistono diversi livelli di apertura e chiusura dell’economie. Dove le leggi, le pratiche, le consuetudini producono squilibri e alterano la competizione. E, soprattutto, dove gli attori economici non sempre sono esattamente razionali. O meglio, dove esistono diversi livelli di razionalità economica: a breve, a medio, a lungo termine. E un ampio spettro di utilità, da quella strettamente personale, alle diverse gradazioni di quella collettiva.

La questione degli appalti al massimo ribasso, trattata approfonditamente in questo numero del Corriere Artigiano è un utile esercizio di messa a terra delle linee di principio. Succede che gli enti pubblici abbiano le casse sempre più vuote. Succede che comunque debbano garantire i servizi promessi, o costruire i luoghi entro cui erogarli. Succede che per risparmiare, ricorrano a gare d’appalto al massimo ribasso, in cui vince chi, a partire da un’offerta data, attua lo sconto maggiore. Razionalità a breve: massima. Non ho soldi e quindi vado al risparmio. Utilità personale: anche. Se rispetto le promesse fatte, verrò rieletto.

Magari ci si potesse fermare qui. Ci eviteremmo un sacco di problemi. Invece succede che la storia non si fermi all’apertura delle buste, alla conferenza stampa, all’annuncio. Se il criterio è la sola convenienza, l’impresa che vince è incentivata a comprare materiali scadenti, a ricorrere alla manodope ra meno qualificata, a chiudere un occhio di fronte a tutte quelle regole che dovrebbero garantire sulla qualità e sulla sicurezza di ciò che viene prodot to e dei processi prod u t t i v i . “Come spendi, mangi”, dice il proverbio. E con il massimo ribasso, le pietanze - se mai arrivano - sono spesso scadenti. Razionalità di medio periodo: poca. Anche se poco, ho speso e ho ottenuto poco o niente.

Utilità collettiva “ristretta”: ancora meno. Abbiamo ottenuto una sagoma cartonata del prodotto o del servizio che speravamo di ottenere. Spostiamo ancora più in là il ragionamento. E’ evidente, infatti, che una scelta del genere, se reiterata, è destinata a mutare i connotati dei settori su cui insiste. Se fossi il titolare di un’azienda che punta sulla qualità, non mi conconverrebbe investire su un territorio in cui si fa ampio ricorso alle gare di appalto che si vincono col massimo ribasso. Allo stesso modo, se fossi un imprenditore “furbetto”, che non si fa alcuna remora a tagliare i costi, anche in spregio alle regole, un territorio di massimi ribassi mi attirerà come il miele per le api. Il tessuto imprenditoriale locale si indebolisce, perdendo i suoi attori migliori. E lo spazio vuoto viene occupato dai meno raccomandabili fra gli attori esterni. Razionalità nel lungo periodo: sottozero.

Per risparmiare, abbiamo consumato capitale territoriale - suolo, know how imprenditoriale, forza lavoro qualificata - invece che investire in esso. Utilità collettiva “allargata”: pure. Abbiamo speso, abbiamo ottenuto un prodotto scadente e ora ci ritroviamo con molti più disoccupati a carico e un universo imprenditoriale che difficilmente sarà in grado di creare nuova e buona occupazione. Tutto questo per dire che essere lungimiranti, di solito, conviene. La chiamata diretta ad imprese locali sulla base di capitale fiduciario sedimentato, così come il ricorso a gare d’appalto che definiscano la bontà di un’offerta non solo sulla base del costo ad essa correlato, non sono meccanismi di chiusura. Né tantomeno stratagemmi protezionistici per nascondere sotto il tappeto la minore competitività delle imprese locali. Al contrario, sono elementi che definiscono la capacità di un territorio di esercitare quel poco di sovranità economica ancora a sua disposizione. Salvaguardando le produzioni di qualità, i processi sani di creazione di valore, i suoi piccoli campioni economici. Non serve essere localisti. Basta essere razionali.

Autore: Francesco Cancellato, ricercatore Aaster

f.cancellato@confartigianato.lodi.it

( Fonte: Il Corriere artigiano del Lodigiano)

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