Lodigiano: l'energia verde si sta divorando i campi coltivabili

http://www.viveresenigallia.it/upload/2011_03/88660_FotovoltaicoBettolelle03_ralf.jpgDue notizie contrastanti riguardanti la lotta all’inquinamento. La prima arriva dagli USA, dove un gruppo di ricercatori di 35 istituti universitari è giunto alla conclusione che le foreste negli Stati Uniti riescono a "sequestrare" il 40% del carbonio della nazione derivante dalle emissioni di gas prodotti da combustibili fossili. È una quantità significativamente superiore a quanto stimato in precedenza (intorno al 25%), che viene sottratta all’atmosfera. "I nostri risultati mostrano che gli ecosistemi degli Stati Uniti giocano un ruolo importante nel rallentare l'accumulo di anidride carbonica in atmosfera" concludono i ricercatori. Ma l'efficacia di questa "spugna" è legata alla salvaguardia della vegetazione, in particolare le foreste sempre verdi e di latifoglie. Il WWF evidenzia come le foreste siano il più grande deposito di carbonio della terra, ma come allo stesso tempo la deforestazione sia la terza fonte di gas serra, dopo la combustione di carbone e petrolio.

La seconda notizia, che ci riguarda più da vicino, ci avverte che l'energia verde (biogas) se non regolamentata, sta divorando i campi. Anche tra le associazioni ambientaliste o comunque della galassia "green", si fa breccia il dubbio. I responsabili di Slowfood hanno chiesto all'amministrazione provinciale di Cremona una moratoria sull'installazione e l'autorizzazione di nuove centrali a biogas. Perché Cremona? Perché la provincia Lombarda rappresenta il caso-limite di quello che sta succedendo in molte zone d'Italia. Sono già 125 gli impianti a biogas funzionanti o che hanno già ottenuto il via libera; per alimentare queste "Energy farms" sarà necessario sacrificare circa il 25% della superficie coltivabile dell'intera provincia di Cremona. Tutto questo per sviluppare una potenza di 130 magawatt, come la centrale di Tavazzano. Per questi motivi, Slowfood Lombardia chiede dei provvedimenti che frenino questo spreco di terreno e che riportino il biogas al principio originario di valorizzazione delle biomasse "non nobili". Il nodo cruciale è proprio questo: nati per recuperare i reflui degli allevamenti suini e bovini, questi impianti oggi in larghissima misura "divorano" invece il mais abitualmente destinato alla produzione alimentare. La conversione dei campi in enormi serbatoi per la produzione di biogas ha fatto lievitare il prezzo degli affitti dei terreni da 500 euro per ettaro a 1.200. Questo meccanismo è stato indotto dagli incentivi sull'energia da fonti rinnovabili, che oggi rende estremamente più conveniente produrre kilowatt piuttosto che farina gialla o mangimi. È un mercato totalmente dopato e che senza aiuti non sopravviverebbe . Ma così facendo si sta compromettendo un patrimonio di biodiversità, di sapori e di saperi. Nella provincia di Cremona ci sono 125 impianti a biogas, in quella di Brescia funzionano o sono in programma 62 centrali, a Mantova 54 e a Lodi 38. Sono cifre in costante aumento, tanto che si prevede per il 2013 di raggiungere in tutta la Lombardia i 500 impianti. Il problema è cercare di riequilibrare in modo da non soffocare l’agricoltura tradizionale. Paradossalmente potremmo non importare più petrolio ma diventare grossi importatori di derrate agricole.

Alberto Saracchi

( Fonte: http://fattiparole.altervista.org)

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