Lodi: "I pugni in tasca" al Teatro alle Vigne il 6 Aprile

http://www.comune.reggio-calabria.it/contents-multi/instance1/files/photo/102140_100015_pugni_tasca.jpgPer la Stagione di Prosa del Teatro alle Vigne, il Comune di Lodi presenta lo spettacolo " I pugni in tasca" di Marco Bellocchio, con Ambra Angiolini, in scena mercoledì 6 aprile alle ore 21.00 presso il Teatro alle Vigne.

 

...In tutti questi anni mi sono state proposte varie riduzioni teatrali del film, ma in nessuna mi pare vi fosse un’idea nuova, un tentativo almeno di fare del film un’altra cosa, di reinventarlo. Ho rinunciato senza troppa fatica, perché gli stessi autori di quelle “riduzioni” non erano veramente convinti e neppure tanto entusiasti. I pugni in tasca deve innanzitutto rinunciare alla sua fama di film preannunciante il ’68, il film della rivolta contro le istituzioni, la famiglia, la scuola, la religione ecc ecc. È vero che il film girò il mondo divenne un film di culto e colpì molti giovani, ma è acqua passata, nessun rimpianto, nessuna nostalgia. Io oggi penso a I pugni in tasca come a un dramma della sopravvivenza in una famiglia dove l’amore è del tutto assente. Si vive in un deserto di affetti senza nessuna prospettiva per il futuro, una situazione di immobilità assoluta che fa pensare a un carcere o a un manicomio senza speranza di guarigione, rieducazione, riabilitazione, rinascita ecc ecc. Manicomio o carcere interiori perché non ci sono sbarre e le porte sono aperte. Ogni fratello cerca a suo modo di sopravvivere, tranne il fratello apertamente folle che urlando ricorda continuamente il suo passato, la sua rabbia, il suo odio, il suo dolore… È una famiglia in cuic’è una madre che sembra buona, caritatevole (la “santa” de L’ora di religione), ma che in realtà imponendo a tutti i fratelli la pazzia terrorizzante del primogenito coerentemente con i principi della sua religione educandoli alla sottomissione e alla rinuncia alla sofferenza ecc ecc li ha ridotti ad essere come degli animali notturni che escono e si muovono soltanto quando il pazzo dorme (un po’ come l’orco della favola). E perciò annoiati sfaccendati non fanno nulla, sprecano così la loro giovinezza. Non lavorano, non studiano, inventandosi una malattia organica che li obbliga all’inattività, all’ozio, assecondati dalla madre (il padre è del tutto assente. Fuggito, morto in guerra?), l’unico che lavora è Augusto il quarto fratello che amministra male un patrimonio terriero che rende poco e permette alla famiglia una vita confortevole ma senza alcun lusso. Immobilità, inerzia, ripetitività. Ma come in tutti i drammi ad un certo momento Alessandro farà una cosa. Le continue fantasticherie a cui si abbandona tutto il giorno quasi per caso gli offriranno una possibilità concreta. La possibilità di compiere un delitto. Si accende un motore e da quel momento la sua vita prenderà velocità e come nell’apprendista stregone il guidatore perderà ogni controllo e finirà per sfracellarsi. Se i due delitti devono rimanere anche nella versione teatrale (rappresentati fuori scena?) è chiaro che immaginando una scena unica seppure in una struttura complessa molte azioni così efficaci nel film (pensiamo ai dettagli, ai primi piani, al gran ritmo del montaggio ecc ecc) devono trovare degli equivalenti teatrali e per esempio anche i tempi delle varie azioni saranno a teatro più lunghi, più reiterati, più esasperati, il ritmo cinematografico sarà sostituito da una tensione che poi di volta in volta esploderà in un gesto clamoroso… Niente di noioso ma lo stesso tempo (immagino una rappresentazione che corrisponde al tempo medio di un film o anche meno) con un altro battito riutilizzando le stesse musiche di Ennio Morricone). Nel dramma la famiglia, che le istituzioni dello Stato e della chiesa continuano a sostenere come cellula fondente della società ecc ecc, dovrebbe essere rappresentata come un relitto, una zattera in balia delle onde, che prima o poi si

schianterà contro qualche scoglio, e finirà per sempre. Una tragedia? Un dramma? Poco importa. I delitti de I pugni in tasca, se si fa un minimo sforzo di immaginazione, possiamo leggerli o vederli tutti i giorni sui giornali e in televisione in cui immancabilmente i vicini di casa dell’assassino non riescono a spiegarsi come quella tal persona così normale un giorno improvvisamente abbia fatto una strage e poi, ma non sempre, si sia suicidato…

[Marco Bellocchio]

 

I PUGNI IN TASCA di Marco Bellocchio

 

Regia

Stefania De Santis

 

Scene

Daniele Spisa

 

Costumi

Daria Calvelli

 

Con

Ambra Angiolini

Pier Giorgio Bellocchio

Giovanni Calcagno

Aglaia Mora

Fabrizio Rongione

Giulia Weber

 

Per informazioni:

Teatro alle Vigne

tel. 0371 425862-3,

fax: 0371 549104

e-mail: biglietteria@teatroallevigne.net


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