LODI E LA RISORSA RIFIUTI - DI VINCENZO PINERI

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VINCENZO-PINERI-copia-1.JPGNel 1979 Walter Ganapini (attualmente uno dei maggiori esperti nella gestione dei rifiuti) pubblicava un libro dal titolo “La risorsa rifiuti” con un sottotitolo, “tutela ambientale e nuova cultura dello sviluppo”. Una pubblicazione profetica ed in anticipo su tutti i dibattiti che si sarebbero sviluppati negli anni a seguire. In quel periodo si cominciava a porre la questione di come governare il fenomeno degli scarti industriali e quelli domestici, in un contesto di crisi energetica  e di costante erosione di risorse naturali ed ambientali.
L’avanzare dell’industrializzazione, ed il concentrarsi nelle città di sempre maggiori quote di abitanti, cominciava a creare qualche problema alle amministrazioni, che si trovavano a fronteggiare il fenomeno dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani senza una strategia o un programma coordinato.
Sono passati alcuni decenni, ed il problema che le attività umane e gli insediamenti urbani, accumulano nelle periferie enormi quantità di rifiuti è ancora drammaticamente attuale.  In un contesto di totale assenza di programmazione, le uniche soluzioni praticate, fino a qualche anno fa,  sono state sostanzialmente tre:
-l’interramento in zone periferiche alle città in discariche controllata con problemi di inquinamento del terreno e della falda acquifera;  
- l’accumulo di rifiuti in discariche a cielo aperto con problemi di inquinamento atmosferico di diossine, in occasione di autocombustioni o incendi dolosi:
- la distruzione mediante inceneritori o termo-valorizzatori che hanno causato problemi di inquinamento dell’aria e del terreno da parte delle polveri derivate dalla combustione.
Tutte le soluzioni oltre a non essere compatibili con la tutela dell’ambiente e della salute umana, sono costose ed insostenibili nel lungo periodo, perchè il territorio ed materiali naturali che vengono distrutti, sono destinati ad esaurirsi.  
In questi ultimi anni si è fatto strada il modello della “differenziazione” ovvero la separazione solo di alcuni materiali-rifiuto (plastica, carta, vetro, metallo) che vengono inseriti in un processo di recupero o di riciclaggio, avviando tutta la parte umida e non-differenziata, verso la distruzione.
La scelta infelice e superficiale di orientare esclusivamente lo smaltimento dei rifiuti non immediatamente recuperabili verso pratiche di trattamento distruttivo hanno fatto enormi danni ambientali ed economici, compromettendo per sempre enormi territori, che non potranno essere più utilizzati a causa del catastrofico inquinamento ambientale (vedi regione Campania)
Solo alcuni comuni virtuosi adottano la raccolta differenziata “spinta” per recuperare e riciclare le frazioni di secco e umido che altrimenti verrebbero distrutte con ottimi risultati economici e ambientali.
Le amministrazioni passate e recenti della città di Lodi, pur avviando la raccolta dei rifiuti differenziata, hanno adottato un profilo di inefficienza, che fa permanere il livello di raccolta differita ancora basso rispetto agli standard imposti dall’Europa.
La realizzazione ed il mantenimento di impianti come quello di Bellisolina (Montanaso Lombardo) che tratta e trasforma mediante essiccazione il materiale umido ed i rifiuti urbani (Biocubi) per consentirne un miglior incenerimento, continua a promuovere la distruzione delle materie prime, con rilevanti costi energetici e di trattamento sulle spalle dei cittadini.  
Anche il cospicuo giro di affari generato dalla gestione dei rifiuti potrebbe essere ridotto, armonizzando la filiera di società private  e partecipate, come EAL, Astem spa, Astem gestioni, EcoAdda, GGM ambiente, Lodigiana Maceri ecc ecc. riducendo e accorpando i consigli di amministrazione e riducendo e riqualificando le dirigenze per meritocrazia e competenza.
Questo andamento amministrativo  non è più tollerabile. Soprattutto per una classe politica che si dichiara progressista ed europea e che, amministrando da oramai lunghi decenni la vita dei Lodigiani si propone di operare ulteriori scelte per il futuro di questa città.
Al contrario una gestione avanzata del riciclo dei materiali, sul modello del Centro di Riciclo di Vedelago (TV) consentirebbe di recuperare e avviate al riuso enormi quantità di materiali ancora idonei per usi industriali e domestici che permetterebbe notevoli  risparmi economici alla comunità, diminuendo le tasse sui rifiuti, che invece attualmente sono in continua crescita.
Per questi motivi il Movimento 5 Stelle respinge la soluzione adottata dalle passate Amministrazioni di Lodi di “distruggere” i rifiuti considerandola oramai superata dalle risultanze delle esperienze europee, che ci portano verso un profondo cambiamento di visione, ovvero il “rifiuto” è da considerare una “risorsa”, un nuovo materiale da utilizzare come “materia seconda”.  La raccolta differenziata spinta “porta a porta” unita al ciclo combinato di recupero, consente quindi di dover bruciare pochissimo, consentendo importanti risparmi, sotto il profilo economico e di materiali esauribili.
Le evidenze sono talmente sotto gli occhi di tutti che i cittadini hanno da tempo compreso il problema e sarebbero ben felici di partecipare alla riduzione di sprechi e di risorse comuni. Forse ci viene il dubbio che gli amministratori pubblici hanno altro a cui pensare che ai rifiuti o la riduzione degli sprechi, altrimenti non si spiegherebbe il ritardo della città di Lodi in questo ed in altri settori economici e culturali.
Ci chiediamo come mai, nel territorio lodigiano, con una forte connotazione agricola, non vengono presi ad esempio, altre amministrazioni locali che hanno messo in funzione impianti di teleriscaldamento, sfruttando fonti rinnovabili ed alternative derivate dal compostaggio e dal biogas, che utilizzano i rifiuti umidi domestici urbani, i liquami animali e gli scarti vegetali delle lavorazioni agricole, per produrre energia termica ed elettrica  in modo pulito e sostenibile; anzi il residuo delle lavorazioni dei biogas ritornano alla terra sotto forma di ammendante organico contribuendo a rigenerare il terreno agricolo senza l’utilizzo di fertilizzanti chimici.
La tendenza in atto in Europa ed in alcune regioni come il Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, fa ben sperare; alcune amministrazioni infatti hanno da qualche tempo inserito nei loro progetti, alcune novità importanti come la promozione del compostaggio domestico e collettivo, come già accade in Austria, Francia e Svezia.  Anche l’incentivo alla riduzione dello scarto organico e degli sprechi alimentari nei supermercati e nelle mense,  possono togliere dalla contabilità dei rifiuti urbani quasi 5 milioni di tonnellate, attività che in alcuni paesi europei è già avviata. (Produzione rifiuti dal 2000 al 2009 in Italia +6%, in Germania -9%).
Bisogna sottolineare che la gestione finanziaria degli impianti di trattamento o termovalorizzazione, avendo un continuo bisogno, per il loro funzionamento ottimale, di ingenti quantità di rifiuti, si pongono di fatto in antitesi con la raccolta differenziata.   Non è un caso che alcune regioni del nord Italia hanno da poco approvato un disegno di legge che proibisce la costruzione di nuovi inceneritori, promuovendo la conversione di quelli esistenti (Veneto); oppure come la Regione Val d’Aosta, che dopo un referendum popolare, ha da qualche mese rinunciato alla costruzione di un piro-gassificatore, abolendo di fatto ogni pratica distruttiva dei rifiuti.  
Il motivo principale per cui esiste una occulta opposizione alla raccolta dei rifiuti differenziata risiede nel conflitto di interessi tra aziende di gestione dei rifiuti (che sono partecipate dei comuni) ed  i cittadini virtuosi che recuperano e differenziano. Per questo motivo nelle aree dove le amministrazioni non rendono agevole la raccolta differenziata, ed i cittadini disinformati gettano i loro rifiuti senza attenzione, i fatturati e gli utili delle società di gestione dei rifiuti sono sempre più rigogliosi.
Attualmente sono stati avviati studi epidemiologici ufficiali nelle zone dove sono situati gli impianti di incenerimento che evidenzino l’aumento delle malattie tumorali nella popolazione residente. Questi studi sono però carenti del rapporto tra benefici derivati dall’incenerimento dei rifiuti e costi sociali e sanitari, derivanti dalle malattie causate dal consumo di acque potabili inquinate o prodotti agricoli con depositi di micro polveri tossiche, che colpiscono delle fasce di abitanti più esposte (bambini ed anziani). Viene da chiedersi se i nostri amministratori e politici che prendono quotidianamente decisioni sul nostro futuro hanno tenuto contro delle indicazioni che gli ambienti scientifici pubblicano da oltre 30 anni, per un modello di sviluppo sostenibile a tutela della salute e dell’ambiente.  Noi come Movimento 5 Stelle, a rappresentanza dei cittadini del lodigiano, chiediamo di sapere chi è responsabile di tale scempio, ora che le falde sono compromesse, le micro polveri cancerogene, derivate dal trattamento dei rifiuti sono già nei nostri polmoni e nel nostro sangue, e solo tra qualche anno ne conosceremo le conseguenze, ammalandoci irrimediabilmente.
Chiediamo risposte sul nostro futuro e sugli scenari che attendono le nuove generazioni. Chi dovrà rispondere di questa enorme catastrofe ambientale e sociale?
L’intera classe dirigente del nostro Paese di questi ultimi decenni ha la responsabilità di essersi lasciata convincere dalle promesse di facili guadagni, consentendo ad aziende multinazionali o municipalizzate di realizzare faraonici impianti di trattamento e gestione della filiera dei rifiuti, non basati sulle effettive necessità, ma piuttosto su calcoli di interessi privati.
Le posizioni di potere di alcuni amministratori pubblici, hanno determinato vicinanze sospette con i sistemi di potere finanziario e con organizzazioni criminali, soprattutto nel settore dello smaltimento rifiuti, che hanno impedito fortemente l’avviarsi di una presa di coscienza del problema da parte dei cittadini, i quali dovrebbero essere rappresentati da politici onesti e competenti in grado di elaborare soluzioni economiche e sostenibili, contro  gli interessi delle aziende private o municipali che propongono soluzioni tese solo a produrre utili per i loro azionisti.
In questi anni si è fatto strada un modello di sviluppo che non ha messo al primo posto il Bene Comune, il risparmio economico, le risorse naturali e sociali,  ma piuttosto si è preferito incentivare la creazione di costi ed investimenti improduttivi che stanno sottraendo ingenti risorse economiche, che altrimenti potrebbero essere destinati a migliorare la qualità della vita, l’istruzione, la cultura, la tutela del paesaggio, il lavoro.
Troppo spesso le iniziative sui territori sono dettate da spinte clientelari, amministratori megalomani più inclini a fare scelte utili alla propria carriera politica, che per il bene dei propri concittadini;  spesso le convenienze sono dettate dalle spinte occulte del gruppo economico più organizzato sul territorio, dagli appetiti dei costruttori o degli industriali.
Il Comune di Lodi deve porsi come regista delle scelte del territorio Lodigiano, intraprendendo strade nuove e diverse da quelle tracciate dalle passate amministrazioni. La classe politica deve adottare in maniera trasversale la logica dell’interesse comune abbandonando le pratiche consociative, confrontandosi con lo sviluppo tecnologico e scientifico e proponendo per i propri cittadini le migliori pratiche di amministrazione.   
Nei prossimi mesi si svolgeranno le elezioni Amministrative del Comune di Lodi, questa potrebbe essere una buona occasione per mandare un segnale forte e chiaro a tutta la classe dirigente della nostra città, un voto che indirizzi verso un radicale mutamento del concetto di Politica, che deve essere intesa come un’esclusiva attività altruistica e non egoistica.
Arch. Vincenzo Pineri
Candidato Consigliere del Movimento 5 Stelle - Lodi
DAL PROGRAMMA DEL MOVIMENTO 5 STELLE - DECENNI DI SPRECHI E SCELTE SBAGLIATE CHE CONTINUANO AD IMPOVERIRE LE RISORSE ECONOMICHE  ED AMBIENTALI  DEL LODIGIANO.

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