Lo scienziato a capo del Cnr: “Terremoto, tsunami: collera di Dio”. E attacca Ravasi “amico” di Darwin

http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2009/01/milano-al-museo-di-scienze-naturali-si-apre-il-darwin-day-per-festeggiare-il-bicentenario-al-via-conferenze-e-incontri-sull-evoluzionismo.jpgL’antipatia tra fede e scienza è vecchia come l’uomo, antipatie che le confessioni monoteiste in particolare hanno frequentemente trasformato in odio feroce. Da Giordano Bruno a Galileo, dall’Inquisizione alla Rivoluzione Francese la storia è tempestata di uomini e fatti che hanno impersonato e vissuto questo scontro. Ma se in passato non era difficile trovare uomini di chiesa che in quanto eruditi sostenevano la bandiera della scienza, era molto più raro trovare uomini di scienza che sostenessero l’integralismo religioso. Finalmente questa lacuna è stata riparata, oggi c’è Roberto De Mattei. Questo signore, vicepresidente del Cnr, ha recentemente sostenuto ai microfoni di Radio Maria che: “Le grandi catastrofi sono la voce terribile ma paterna della bontà di Dio che richiama al fine ultimo della nostra vita. Se la Terra non avesse pericoli, dolori, catastrofi, eserciterebbe su di noi un fascino irresistibile e dimenticheremmo troppo facilmente che noi siamo cittadini del cielo”. Non pago, lo scienziato ha aggiunto che “le catastrofi sono i giusti castighi di Dio” in quanto “alla colpa del peccato originale si aggiungono le nostre colpe personali e quelle collettive, e mentre Dio premia e castiga nell’eternità, è sulla terra che premia o castiga le nazioni”.

 

Ovviamente ciascuno ha il diritto di credere in quello che vuole e di dire quello che pensa liberamente ma, se nella vita fai lo scienziato, e sei vicepresidente del consiglio nazionale delle ricerche, cioè la reificazione del concetto di scienza nella res publica italica e affermi che i terremoti sono il castigo di Dio, o hai una personalità doppia, molto doppia, o nella vita, almeno quella pubblica, hai fatto molta confusione. Le dichiarazioni di De Mattei non sono state ben accolte, chissà come mai, dalla comunità scientifica. Il suo presidente, cioè il presidente del Cnr, si è limitato a dire che De Mattei non parlava a nome del Cnr stesso, e ci mancherebbe, ma in molti ne hanno chiesto le dimissioni per “manifesta incompatibilità”. Ma De Mattei, forte delle sue convinzioni, anziché fare un passo indietro o dire almeno che era stato frainteso, in un’intervista apparsa sul Corriere di domenica 27 marzo, ha invece insistito. “Gli attacchi contro di me sono un tipico esempio della dittatura del relativismo denunciata da Benedetto XVI. Perché non ho fatto altro che riaffermare la tradizionale dottrina cattolica sulla provvidenza. Non parlavo come vicepresidente del Cnr, ma da cittadino e da credente. Mi sono limitato a riprendere un libretto del 1911 scritto da monsignor Mazzella, arcivescovo di Rossano Calabro, che commentava il terremoto di Messina del 1908 riflettendo sul mistero del male”.

 

Quindi il vicepresidente del Cnr per spiegare il mondo si rifà a posizioni di un prete di inizio novecento, siamo a cavallo, soprattutto se da quel prete integralista ha preso le distanze persino la stessa Chiesa. “Nel suo intervento il prof. De Mattei ha fatto riferimento ad un dibattito filosofico emerso tra il ‘700 e l’800 sul senso del male e della sofferenza. In questo ambito egli ha citato la riflessione che Mons. Mazzella ha sviluppato all’indomani del terremoto di Messina del 1908. Con le sue meditazioni il vescovo Mazzella si inseriva in quel contesto culturale dentro il quale esse vanno lette. Quelle considerazioni, lontane dalla sensibilità odierna appaiono difficilmente comprensibili; si tratta di riflessioni che vanno contestualizzate in un ambiente culturale lontano dal nostro” ha precisato la Curia. Ma De Mattei è più realista del re e, sempre attraverso il Corriere, si lancia all’attacco di quegli uomini di chiesa rei di cedere al razionalismo. “Mi colpiscono semmai il silenzio e l’ateismo pratico di certi cattolici, per i quali Dio sarebbe assente dalla storia, avrebbe creato l’universo per poi disinteressarsene. San Paolo scrive che il male e la morte sono entrati nel mondo attraverso il peccato originale di Adamo ed Eva. Da quella colpa derivano tutte le lacrime e i dolori dell’umanità. Oggi però nel mondo cattolico è penetrata una visione evoluzionista e poligenista, per cui il genere umano non proverrebbe da una coppia primordiale. Ma Pio XII nell’enciclica Humani Generis ha riaffermato che l’esistenza personale di Adamo ed Eva fa parte del magistero della Chiesa. Questa è una delle tante ragioni per cui un cattolico non può accettare le teorie di Darwin. Perciò mi stupisce che un semievoluzionista come il cardinale Gianfranco Ravasi presieda il Pontificio consiglio per la cultura. Si chiede a me di lasciare la vicepresidenza del Cnr, ma sarebbe più logico che si dimettesse Ravasi, che sostiene in campo esegetico e scientifico posizioni non del tutto coerenti con la tradizione della Chiesa. Oltretutto l’evoluzionismo è indimostrabile sul piano sperimentale: di fatto è un mito che si sta sgretolando. Sono sempre più numerosi gli scienziati che lo rigettano, come quelli che ho riunito a Roma due anni fa. Ma Ravasi non ha invitato nessuno di loro al convegno a senso unico su Darwin organizzato nel marzo 2009 alla Gregoriana: neppure Josef Seifert, che è membro della Pontificia accademia per la vita”.

Dunque i terremoti si spiegano (si prevedono pure?) con la collera di dio. L’evoluzionismo è una teoria indimostrabile, un mito, e mons. Ravasi non è adatto all’incarico che ricopre perché troppo “laico”. De Mattei, nel suo attacco alla scienza e a Ravasi, paradossale accoppiata, cita un convegno da lui organizzato su Darwin, anche se sarebbe meglio dire contro Darwin. Sì perché De Mattei scienziato non è nuovo a simili prese di posizione e qualche anno fa organizzò un convegno diciamo non a sostegno delle tesi evoluzionistiche che, come scrive Gramellini su La Stampa, è come se l’Inter organizzasse un convegno contro Mourinho.

 

Vien da pensare che forse c’è un motivo per cui alla ricerca italiana sono destinati così pochi fondi…

( Fonte: www.blitzquotidiano.it)

Autore: Alessandro Camilli

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