" Le strategie di maggioranza e opposizione costeranno care all'Italia. Una disperazione di fondo" di Pierfrancesco Freré

http://eu.123rf.com/400wm/400/400/blotty/blotty1104/blotty110400029/9353624-concetto-di-opposizione-su-sfondo-bianco.jpgFa una certa impressione ascoltare il capo dello Stato che invoca "scelte politiche appropriate" e una piattaforma condivisa di crescita tra le forze politiche per affrontare la crisi economica globale mentre maggioranza e opposizione si affrontano alla baionetta sulle barricate.

 

Il cittadino non può che essere sconcertato da questa distanza che separa la visione del Colle, impegnato in una serie frenetica di consultazioni informali, da quella di forze politiche che parlano da mesi di baratro ma poi non sono disponibili a nessuna trattativa. E c'è anche da chiedersi su che cosa siano basate le rispettive strategie se non su una disperazione di fondo che non potrà che costarci cara sui mercati internazionali.

 

E' ormai evidente infatti che, come hanno scritto autorevoli esperti e premi Nobel, le guerre globali si combattono più con l'economia che con le armi; e che le valutazioni delle agenzie di rating sono dunque episodi di tipo bellico da valutare con estrema attenzione.

 

Ieri per esempio le borse hanno ignorato il declassamento dell'Italia da parte di Standard & Poor's: una bomba che ha fallito l'obiettivo, come pensa il Pdl, o il segnale di una nuova tempesta in arrivo, come avverte il Pd? Difficile dirlo ma in ogni caso un warning per l'Italia al centro di un complesso attacco speculativo all'euro.

 

L'allarme lanciato lunedì da Angela Merkel è significativo: ad essere sotto pressione è tutta l'eurozona e in ultima analisi il concetto stesso di Europa unita. Il nostro Paese ha, in questo scenario, l'obbligo di non fallire le prossime mosse e in particolare il piano di crescita.

 

Confindustria, che sembra aver tolto la fiducia al governo, chiede a Berlusconi immediate misure "serie e impopolari" (Marcegaglia) oppure di andarsene. Non è chiaro se in caso contrario tali misure potrebbero essere condivise dal centrosinistra (è lecito dubitarne) e neppure quale sia la ricetta migliore. Nel centrodestra Lamberto Dini sottolinea che lo Stato si salva solo vendendo le proprietà pubbliche; Beppe Pisanu ritiene che l'attuale maggioranza non sia in grado di reggerne il peso politico.

 

Pierferdinando Casini coglie questa difficoltà quando indica la strada del governo di unità nazionale: Berlusconi è una parte del problema e anche una parte della soluzione, dice con una delle vecchie alchimie democristiane invitandolo a dimettersi e a individuare un nuovo premier. Pierluigi Bersani per non rimanere tagliato fuori dall'offensiva centrista si dice pronto a consentire una fase di transizione per un esecutivo di fine legislatura a cui però avrebbero difficoltà ad aderire Di Pietro e Vendola.

 

Ma il vero punto è la totale indisponibilità di Pdl e Lega a manovre di questo tipo. Finché reggerà l'asse del Nord Berlusconi-Bossi non si potrà parlare di larghe intese. L'idea della Lega, dove si confrontano "cerchisti" e maroniani, è piuttosto quella di un approdo soft alle elezioni nel 2012. Il Senatur ne ha già parlato indirettamente ma chiaramente ("il 2013 è troppo distante") e segnali di nervosismo lo confermano (vedi il governo battuto più volte alla Camera sul verde pubblico).

 

Improbabile che sia il caso Milanese a fare da detonatore per la carica di instabilità che il suo arresto allargherebbe a tutto il quadro politico, ma qualcosa si muove sotto il pelo dell'acqua: l'asse emergente sembra quello Alfano-Maroni con la possibilità di trasformarsi in un triumvirato con Casini alle future elezioni politiche.

 

Del resto il caso Lavitola-Tarantini ha colpito al cuore l'immagine stessa del premier presso il mondo cattolico: il Cavaliere, scrive l'Avvenire, quotidiano dei vescovi, si è circondato di una "corte incresciosa" e il suo stile si è trasformato in inevitabile metro di giudizio. Parole durissime che peseranno sul futuro. Il fatto che il Gip di Napoli abbia ammesso che il caso debba passare per competenza alla procura di Roma dà ragione ai legali del premier, ma è una magra consolazione. Lo scandalo ha fatto i suoi devastanti danni e il centrodestra non potrà non tenerne conto. ( Fonte: www.americaoggi.info)

pierfrancesco.frere@ansa.it

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