Le nostre città fanno acqua

L’acqua è un bene primario. Anzi è ritenuto “il” bene da cui è discesa e dipende la vita. Negli ultimi anni le discussioni sull’acqua e sulla sua gestione sono andate aumentando col crescere dei problemi di scarsità, inquinamento e le questioni sulla privatizzazione.

Pressoché unanime è la considerazione che gli sprechi vadano ridotti. E sicuramente i punti di partenza per riuscirci sono vari e per tutti i gusti, o meglio per tutti i soggetti.

Iniziando dalle pubbliche amministrazioni, uno dei più gravi problemi è dato dalle perdite delle condutture idriche che, secondo l’Ecosistema Urbano 2010 di Legambiente sono comunque scese in media dal 29 al 19% con perdite superiori ed in crescita però nelle città (dato peggiore Crotone col 67% degli sprechi).

Per affrontare questo problema una concreta soluzione è rappresentata dall’applicazione dei cosiddetti sistemi idrici intelligenti, come quelli già adottati in città quali Shenyang, in Cina, a San Francisco in California e a Malta.

Tali sistemi possono ridurre gli sprechi fino al 50% potendo intervenire per tempo in caso di perdite. Un altro utilizzo intelligente è connesso, poi, ai sistemi fognari per i quali il sistema consente di prevenire l’inquinamento da deflusso nei fiumi e nei laghi, ma anche di depurare l’acqua rendendola potabile e realizzare il riciclo dell’acqua che, peraltro, ha anche il vantaggio di ridurre l’energia necessaria della stessa rendendola disponibile… in loco.

Ma l’acqua porta a discussioni anche su scelte della gestione delle risorse idriche correnti. Come i dibattiti che periodicamente si aprono nella Capitale con posizioni contrastanti come quelle sui nasoni di Roma, le storiche fontanelle che molti vorrebbero dotate di rubinetti mentre Acea (che ha creato anche una mappa e un’applicazione per iPhone per rintracciare la famosa fontanella più vicina in giro nella Capitale) e fan delle fontanelle ritenute monumentali preferirebbero non toccare.

Gli sprechi, però, riguardano anche i singoli utenti, specie per quel che concerne l’acqua potabile.

Alcune soluzioni comportano sicuramente interventi strutturali quali il dotarsi di sistemi di acqua non potabile per gli usi non alimentari. Altre soluzioni, invece, richiedono investimenti – in termini economici e di tempo -minori. I consigli più semplici da adottare in casa sono innanzitutto il recuperare l’acqua ancora utile come quella usata per lessare le verdure, perfetta per innaffiare. O quella per la bollitura della pasta, ottima – grazie all’amido – per lavare i piatti. Irrigare ed innaffiare lontano dal sole e dalle ore del caldo riduce l’acqua necessaria a far star bene le nostre piante. Utilizzare lavatrici e lavastoviglie solo a pieno carico e controllare i consumi d’acqua al momento dell’acquisto. Vi goccia un rubinetto? Ma lo sapete che 30 gocce al minuto corrispondono a circa 200 litri d’acqua al mese? Inserendo i diffusori a basso flusso e i frangigetto nei rubinetti e nelle docce arriverete a risparmiare fino alla metà dei consumi. Devi cambiare i sanitari? Fai mettere il doppio pulsante nel WC.

E ovviamente la regola delle regole: usare la testa quando apriamo i rubinetti. Non abbondare nell’uso dell’acqua ogni volta che non ce ne è bisogno e così contribuirai a formare una coscienza sociale sui consumi idrici… e sugli sprechi. ( Fonte: http://smartercity.liquida.it)

 

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog