" Le mie rivoluzioni " di Hari Kunzru. La recensione

È il 1998 e Michael Frame, il protagonista britannico del terzo coinvolgente romanzo di Hari Kunzru si trova nei guai. Il suo matrimonio si sta sgretolando, la figliastra non lo capisce, qualcuno lo sta usando per ricattare un membro del parlamento e – la cosa peggiore di tutte – sua moglie sta preparando una festa di compleanno per i suoi cinquant’anni. Ottime ragioni per montare su una moto e dirigersi in Francia. Sembra una tipica storia sui problemi della mezza età, ma con la differenza che Kunzru scava in un terreno ancora più oscuro. Frame è un mistero per la sua famiglia come lo è per noi. Ma ricorda il suo passato con affettuosa, quasi ossessiva precisione, e questo è il cuore del romanzo.

Michael cresce nella zona d’ombra tra la seconda guerra mondiale e la guerra fredda, con la sua costante minaccia di distruzione atomica. Quando era una matricola viene arrestato durante una manifestazione contro la guerra in Vietnam e condannato a sei settimane di carcere brutale, dal quale esce con la testa piena di pensieri puramente politici. E Le mie rivoluzioni è pieno di queste riflessioni, sia nei dialoghi sia nei brillanti “manifesti”, folli e appassionati, che costellano la storia. Ogni dichiarazione porta lucidamente alla successiva, finché non arrivano le parole di Mao: “Per sbarazzarsi del fucile, bisogna prendere in mano il fucile”. A partire dal 1970 Frame diventa un militante combattente di un’organizzazione rivoluzionaria clandestina: ruba auto, tira bombe e vive nella paura.

Raccontando la storia di Michael fino alla sua amara ma toccante fine, Kunzru tenta di ricostruire la storia di diversi gruppi – i Weather Underground negli Stati Uniti, la Banda Baader-Meinhof in Germania e le Angry Brigade britanniche (il modello per il romanzo) – e il loro scivolamento dall’idealismo alla violenza. Kunzru assume questo difficile compito con energia e accuratezza. Cerca di non passare la linea e di mantenere viva nel lettore la simpatia per i membri dell’organizzazione clandestina di Michael. Ma il tema del rapporto tra politica e violenza è ancora scottante per la nostra vita pubblica, che rimane agitata da accuse e colpe che risalgono agli anni sessanta. ( Fonte: Tyler Knox, The Washington Post/www.internazionale.it)

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