" Le grandi acque non possono spegnere l'amore". Una riflessione di Don Luigi Gatti, Parroco di Turano Lodigiano

Le grandi acque non possono spegnere l’amore...

Né i fiumi travolgerlo! Così’ tutti ascoltiamo emozionati il giorno del matrimonio questa pagina vecchia di duemila anni, un poco poetica è vero - verrà la prosa- ma molto forte: se due si vogliono bene vanno in capo al mondo.

 

Torniamo a riflettere su quanto sta accadendo nelle coppie di sposi precisando che non si intende giudicare nessuno e soprattutto sapendo bene che potrebbe esserci qualcuno dall’esperienza esattamente opposta.

 

“Te lo leggo negli occhi, stai soffrendo per me, mille ricordi non muoiono”, cantava Sergio Endrigo. Oggi accade che non solo non si pianga per l’altro ma che lo si demolisca con un estenuante “piano” che il tempo porta a termine con una cattiveria sorprendente e diabolica. Tuttavia cerchiamo di capire perché a parte gli occhi di chi torna dopo otto ore di lavoro e tre di mezzi pubblici, perchè solo il marito a volte non veda gli occhi arrossati della sposa, mentre li vede benissimo il collega. E’ possibile che il marito finga di non vedere perché non vuole affrontare i problemi e gli torni comodo rinviarli all’infinito? A noi osservatori esterni - ed esteriori - un proverbio terribile dice che la guerra si fa sempre in due. Io credo che davanti a Dio ciascuno dovrà rispondere se avrà moltiplicato la gioia o se avrà moltiplicato la sofferenza. Con un colpo solo si prendono le distanze dai propri figli e dai propri genitori che conservano in silenzio, e attutiscono nella preghiera, gli ultimi anni di vita col magone. La facilità con cui alcuni si separano è uno schiaffo doppio a chi l’ha fatto per motivi gravi e seri.

 

Dobbiamo fare una riflessione seria su quanto sta accadendo nelle nostra famiglie, sulla preparazione nel tempo del fidanzamento e sui primi passi del cammino dei giovani sposi.

Il vaso dell’amore – così l’abbiamo chiamato - si svuota così facilmente e irreparabilmente che non si è finito di rileggere il passato in chiave negativa che già si ipoteca il futuro dicendo che qualora i due si perdonassero non sarebbe più come prima.

 

C’è qualche psicologo disposto a fare non solo la radiografia della crisi ma a tentare una terapia? E senza pretendere di dimenticare, perché neanche il vangelo lo richiede, ma ricordando che se si vuole da una crisi può nascere un rinnovato rapporto d’amore.

 

Ma allora le coppie che vanno avanti e resistono sono sante, solo più fortunate o sono matte?

Forse che non hanno mai avuto gli stessi problemi che le altre ritengono insormontabili? Anche il litigio può essere una forma di dialogo. C’è qualcuno disposto ad ascoltare un marito o una moglie che parla dei suoi problemi su questo argomento? Ai corsi per fidanzati raccomando sempre di avere un prete per amico e di non confidarsi solo con persone già separate che talvolta con eccessivo realismo affrettano i passi e le situazioni recuperabili vengono travolte da un effetto domino, impastati come siamo di mentalità fabbrile e febbrile.

 

Oggi c’è una grande “mobilità affettiva” l’abbiamo detto, fatta di single, di”mammoni” e ultimamente di non-eterosessuali che mi dicono sarebbero i partners ideali, sensibili, attenti e creativi. E poi ci sono tanti separati, capaci di leggerti “dentro”, con l’esperienza e la maturità che le sofferenze della separazione comportano. Pare che a Milano si stia diffondendo la moda di fare la “festa del separato“che concretamente deve mettere su casa e si fa fare di nuovo i regali dagli amici. Un prete mi ha detto che di questi tempi non sposerebbe più nessuno, tanta è la sensazione di dare le perle ai porci.

 

C’è un antibiotico per curare o prevenire questo virus? Io credo che l’essere per gli altri sia un antidoto alla noia che ti prende, alla quotidianità che ti logora alla sazietà che ti fa scoppiare. Essere per gli altri può significare qualche forma di volontariato, di impegno sociale, sportivo, ricreativo, culturale, politico, religioso. Vedo coppie bellissime e normalissime che appena possono fanno qualcosa di bello per gli altri, altre invece che fatalmente si sposano per il caminetto e per il gatto d’angora. Crescere dentro, sposarsi perché si condividono degli ideali e nel contempo sopportare che non esiste la donna ideale ma un ideale di donna. Essere per gli altri è una pista da percorrere e a cui educarsi fin da giovani perché il fidanzamento non sia fatto solo per andare in vacanza insieme, per mangiare insieme etc. per lasciare al matrimonio il lavoro incerto, il mutuo variabile, il bambino che ti cambia la vita, la suocera che per amore ti fa il minestrone per dirti quanto sei fortunato a sposare una figlia così. Allora si che il matrimonio diventa “una camera a gas”… “un gelato al veleno”… (Gianna Nannini ) E’ un sognatore Renato Zero quando canta “penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa….” o Vasco Rossi quando al bambino che gli nasce canta “eravamo lì annoiati si davanti alla tv e la storia d’amore eterno chissà dove finiva se non arrivavi tu “ Ma voglio concludere in bellezza con una pagina che l’amico Maietti ,fra i miei quattro lettori, mi ha fatto conoscere che è il testamento di Luigi Santucci ai figli.

“L’amore di coppia. Io vorrei che voi, nell’amare l’altro, vorrei che scriveste su una vostra ideale lavagna domestica alcune parole – come dire – più stimolanti, più prepotenti. Le parole: entusiasmo, immaginazione, coggiutaggine; e magari anche, si, le parole pietà innamorata, memoria, e sogno. Perché si ama non solo col cuore o coi sensi, ma si ama con queste facoltà (l’entusiasmo, l’immaginazione, la fantasia, la memoria, il sogno, accidenti!), mobilitate tutte e tutti i giorni per quel miracolo che è la conservazione e la crescita dell’amore.

 

Guai a pensare che l’amore della coppia sia una proprietà acquisita una volta per tutte, e da tenere in cassaforte. Badate, non è sempre facile; non è affatto facile. Anche quando ci si ama (ci si ama ancora dopo anni), senza quell’entusiasmo e vorrei dire una certa “scaltrezza”, l’amore può diventare sterile, noioso, inacidire.

 

Bene, figli: quando quell’entusiasmo sia minacciato, quando il vostro partner vi abbia un po’ scocciato, o, magari peggio, irritato e trattato male, allora io vorrei suggerirvi una formula. Voi dovete investirlo allora – il vostro compagno o compagna – di una grande pietà. Una pietà struggente, materna; ma voglio dire di più: angelica. E andare a immaginarlo (il vostro partner, ma anche il vostro fratello o sorella, o il vostro amico, secondo il caso) nella sua più lontana infanzia: quando era innocente, del tutto adorabile, senza quel tasso inevitabile di “carogneria” che gli uomini e la vita gli hanno ficcato dentro: e figurarvelo allora quando lui piccolino, nel gran caleidoscopio del destino si incamminava verso di voi. Oppure (facendo tutti gli scongiuri del caso) immaginatela, questa creatura a voi cara, ma con cui momentaneamente la convivenza si è fatta più difficile, più spinosa, immaginatela sia al punto della sua morte. Quando rivede nell’ultima fantasmagoria, come dicono, tutte le cose, le ore vissute con voi. E si dispera di essere dispiaciuto, di avervi magari offeso”.

 

Autore: Don Luigi Gatti, Parroco di Turano Lodigiano

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