Larghe intese o larga truffa? - di Michele Mendolicchio

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1328717089.jpgDal Colle arriva l’ultimo squillo di tromba: mettetevi d’accordo sulle larghe intese. Ora bisognerà vedere come la prenderanno Bersani e i giovani turchi. La discussione all’interno del partito è molto forte. C’è una parte che spinge verso questa soluzione, mentre l’altra più rigida che cerca di resistere agli stimoli del presidente. Davvero un bel problema per il Pd, a rischio di rottura da un momento all’altro. Troppe le tensioni e gli scontri. E a tenere banco è soprattutto il braccio di ferro tra Bersani e Renzi.
Indubbiamente nel partito c’è, almeno nella dirigenza, una gran voglia di liberarsi del figlioccio di Silvio. Sono tanti quindi a spingere il rottamatore verso altri lidi. E il rischio di scissione è nell’aria da giorni anche se i big tendono ad escludere una eventualità del genere. Senza contare le diversità di vedute sul cosiddetto governissimo. E così D’Alema è tornato in campo andando a rendere visita proprio a colui che lo ha rottamato. Nonostante la pacca sulle spalle il fuoco sotto la cenere cova sempre più. Poi quest’altro invito di Napolitano ai partiti per viaggiare sul binario delle larghe intese è come gettare benzina sul fuoco. “La parola e le decisioni toccano alle forze politiche -chiosa l’inquilino del Colle- e starà al mio successore trarne le conclusioni”. Anche l’incontro tra Bersani e D’Alema è volto a scongiurare la scissione. “La situazione è difficile, ma siamo tutti impegnati perché il partito ne esca bene”, questo il pensiero di Baffino. Tende anche a rassicurare sulle voci di separazione. “Non esiste nessuna scissione, le parole di Franceschini sono state travisate. Ieri ho visto anche Renzi e oggi ho informato Bersani di questa conversazione”. Purtroppo le divisioni non nascono sulle larghe intese ma vengono da lontano ovvero dalle primarie. Troppo differenti le posizioni dell’uno e dell’altro. Renzi è considerato un corpo estraneo al partito, ancora ancorato all’idea del nemico da abbattere. Per Speranza, capogruppo del Pd alla Camera, il cosiddetto “governo di scopo o governissimo farebbe male all’Italia” e non serve “un esecutivo in cui tutti stiano insieme senza un timone univoco”. Ma Napolitano la pensa diversamente. E il suo peso non è di poco conto. Diventa sempre più problematico respingere gli appelli del Colle, soprattutto nel momento dell’addio. Sarebbe, secondo l’opinione di alcuni big, una macchia insopportabile. Insomma è tutto ancora possibile. Poi anche l’entrata in campo del ministro Barca che proprio in queste ore si è iscritto al Pd mette altro pepe sulle ferite. E già si parla di una sua candidatura alla guida del partito. “Non è ancora il tempo del congresso -chiosa la Bindi- e comunque quando una personalità autorevole decide di spendersi in politica è sempre un bene per la democrazia”.
Francamente l’unico motivo è legato al fatto di essere un figlio di un ex parlamentare del Pci. In quanto a capacità si fatica ad individuarle visto che nessuno dei ministri del governo Monti si è distinto. Anzi si sono dimostrati davvero poca cosa. A proposito del neo acquisto, il rottamatore ha raccontato un aneddoto. “Ci conosciamo pochissimo. Una volta andai da lui ministro da pochissimo, a chiedere soldi per Firenze: disse che non ne aveva e mi trattò come fossi un ragazzino. E’ la cosa che meno sopporto: praticamente mi alzai e me ne andai”. Intanto stringono i tempi per la successione di Napolitano. Il nome più papabile sembra proprio quello di Violante. L’ex pm infatti è condiviso da una parte della dirigenza piddina e da quella pidiellina. E questo servirebbe anche a sminare il conflitto ventennale tra i due partiti. Anche se poi da Berlusconi è stata posta una sorta di condizione: via libera ad un esponente del Pd purché si facciano le larghe intese.  
E qui sta il nocciolo della questione. Sarà in grado Napolitano di dare ancora un colpettino in questa direzione? Francamente l’abbraccio non ci piace. I due partiti, in particolar modo il Pd, sono al servizio della grande finanza e dell’Ue, quindi poco propensi a fare cose davvero utili per il Paese. Tra queste l’uscita dall’euro, per ripristinare la nostra sovranità e per ridare speranze ai nostri concittadini.
Fonte: www.rinascita.eu

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