" La versione di Barney". La recensione

La versione di Barney è tratto dall’omonimo romanzo di Mordecai Richler (edito in Italia da Adelphi). L’idea di farne una trasposizione nasce dieci anni fa. Il produttore Robert Lantos, trovando il libro molto interessante, decide di collaborare con lo stesso autore per tirare fuori una sceneggiatura, purtroppo nel 2001 Richler muore dopo una malattia. Il progetto rimane in sospeso, nella continua ricerca di uno sceneggiatore che possa essere all’altezza dell’impresa: non solo trasporre una storia, ma soprattutto il suo spirito e i suoi personaggi. Dopo vari tentativi e innumerevoli stesure, si arriva a quella di Michael Konyves, che vediamo oggi sugli schermi.

Barney è un uomo di mezza età, che è riuscito grazie alla sua intelligenza e alla sua determinazione a raggiungere il successo, divenendo un produttore televisivo sulla cresta dell’onda.
Un vecchio investigatore, con cui in passato ha avuto a che fare, scrive un libro su alcuni avvenimenti del suo passato, così Barney racconta la sua versione: dal suo viaggio iniziatico a Roma, passando per tre matrimoni e trovando l’amore della sua vita.
È la storia di un uomo che con la tenacia riesce a ottenere risultati sul lavoro e a trovare il grande amore, ma rimane sempre insicuro delle sue capacità, pensando che chi gli sta vicino sia migliore di lui. Ciò che fa non è mai abbastanza, non si sente mai all’altezza. La sua è una vita pienamente vissuta, fatta di qualche vizio, ma dalle molte virtù, Barney dimostra di essere un uomo di buon cuore e devoto alla donna che ama al di sopra di tutto. Barney nasconde le proprie qualità, dietro l’irriverenza dei suoi commenti, mostrando più di chiunque altro la sua onestà di pensiero.

Nelle sua parole non c’è ombra di ipocrisia, sempre schietto e veritiero. Fin dall’ambientazione del film si vuol mostrare un uomo che nonostante le poche aspettative potesse avere, è riuscito a farcela. Barney vive in un quartiere popolare prevalentemente ebraico in uno Stato prevalentemente non ebraico, “sentendosi sempre un cittadino di seconda classe”.
Una qualità che non gli manca è l’ironia, verso gli altri e verso se stesso, basti pensare al nome che ha dato alla sua casa di produzione: Produzioni Totalmente Inutili.
È questo suo modo di essere che attira le simpatie dello spettatore. Barney vorrebbe far credere che sia inferiore a tutti i personaggi presenti nella sua storia, lo spettatore si rende conto, invece, di quanto sia grande.
Minuto dopo minuto, lo si apprezza sempre di più, perché quella che Barney racconta è solo la sua versione, non quello che in realtà è.

Il regista Richard J Lewis vede Barney dare ascolto a un “mostro”. Quel mostro è se stesso, che per quanto possa rimanere sopito, prima o poi, può rovinare la propria felicità. E in questo chiunque si può riconoscere: a chi non capita di commettere, anche solo una volta, uno stupido errore che rovina il momento straordinario che si sta vivendo, forse, per sempre?
È quel “per sempre” che poi non si riesce a sconfiggere, anche se si continua a lottare per recuperare il terreno perso.
Per la scelta dell’attore protagonista, la produzione ha voluto Paul Giamatti, dopo averlo visto in “Sideways – In viaggio con Jack”. Giamatti era la persona di cui avevano bisogno, Barney doveva essere scontroso e simpatico, e non doveva avere l’aria del donnaiolo e l’attore ha incarnato tutte le sue sfaccettature.
Giamatti riesce perfettamente a esprimere un uomo consumato dall’amore e perdonabile, nonostante le scivolate in cui incorre. La colonna sonora è composta da musiche originali di Pasquale Catalano e da brani di repertorio, tra le quali ci sono canzoni di Leonard Cohen e Miles Davis, tutte in perfetta armonia con il racconto (il CD contiene 20 brani ed è distribuito dalla Universal Music Italia).

Nel film compaiono molti amici e colleghi dell’autore scomparso, per omaggiarlo nella trasposizione della sua opera.
Il produttore Robert Lantos appare nel ruolo di se stesso.
Il regista Ted Kotcheff è il conducente del treno nella scena della prima dichiarazione d’amore di Barney a Miriam. Richard J Lewis compare come patologo. Il grande regista Denys Arcand interpreta il maitre del ristorante preferito da Barney e ce ne sono molti altri.
Tutti questi artisti hanno dimostrato una grande amicizia e l’affetto con cui si sono resi disponibili traspare dal film.
L’amore con cui questo film è stato realizzato è palpabile, riuscendo a toccare le corde più profonde di colui che guarda, rapito da un vulcano autoironico e irriverente come Barney. ( Fonte: www.cinemalia.it)

Autore: Francesca Caruso

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